L’eredità di Langer a 80 anni dalla nascita
Da venerdì il Convegno su Langer a Verona. Don Renzo Beghini: «Fu uno dei primi a intuire che al tavolo della pace è necessario invitare anche l’ambiente»

Fu tra i primi a intuire che l’idea di una crescita infinita in un pianeta dalle risorse finite è un’illusione tossica. Anticipò che l’ecologia per avere successo deve essere socialmente desiderabile, spiegando che la questione ambientale non è separabile dalla giustizia sociale. Ma soprattutto, «fu uno dei primi a intuire che al tavolo della pace è necessario invitare anche l’ambiente, il creato, ed è forse questo l’aspetto più attuale di Alexander Langer», commenta ad Avvenire don Renzo Beghini, presidente della Fondazione Toniolo, che insieme al Movimento Nonviolento ha organizzato un convegno, che si terrà dal 30 gennaio al primo febbraio a Verona, in memoria di Langer – insegnante, giornalista e politico: un appuntamento a cavallo tra i 30 anni dalla sua morte, nel 1995, e l’80esimo anno dalla sua nascita, avvenuta nel 1946.
A muovere il convegno – realizzato con il contributo di Comune, Università e Diocesi di Verona, oltre all’adesione della Fondazione Alexander Langer Stiftung e dell’Istituto Opera Don Calabria – è proprio l’attualità delle soluzioni di Langer di fronte ai dilemmi contemporanei. Ma cosa resta di tangibile della sua eredità? C’è per esempio quella «miniera in gran parte ancora inesplorata dell’Archivio Langer», ci spiega invece Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento, che ricorda come lì è racchiusa l’«attualità profetica» del politico. Oltre alle carte, continua Valpiana, sopravvive da oltre 30 anni la fitta trama di relazioni e progetti che Langer ha costruito in vita, «come la Campagna Nord/Sud o la Fiera delle utopie concrete, che sono ancora fonte di ispirazione per tante persone». Anche per Christine Stufferin, presidente della Fondazione Alexander Langer Stiftung, del politico ci sono rimasti soprattutto gli scritti, frutto di una produzione «furiosa» e «costante», dai quali possiamo ancora attingere per imparare il suo metodo.
Tuttavia, «non era un teorico arroccato nella sua torre, ma un politico a tutto tondo, che ci ha insegnato la concretezza, il fare», puntualizza Stufferin. Chi era dunque Langer? «Un credente figlio di un ebreo e una cattolica, con un’evidente conoscenza della Parola di Dio», sottolinea don Renzo, ricordando che un momento del convegno sarà dedicato proprio al lato spirituale, attraverso il dialogo fra il vescovo Domenico Pompili, Gad Lerner e la prof.ssa Donatella Di Cesare: «Viaggiava spesso con una copia della Bibbia nella borsa e il comandamento nuovo è stato una sorta di stella polare per il suo impegno politico, nella ricerca di superare i conflitti e le differenze di natura culturale ed etnica». Valpiana ricorda invece «la sua capacità di essere davvero presente nell’incontro, di sapersi mettere in sintonia con l’interlocutore (fosse un capo di stato o l’ultimo degli attivisti), e l’ironia arguta e benevola con cui alleggeriva i momenti di pesante tensione». Una capacità di presenza che si declinava anche nelle sue cartoline «che ti arrivavano per il compleanno con un pensiero speciale». Anche per chi non l’ha conosciuto direttamente, l’incontro con Langer continua a essere un’esperienza profonda e fonte d’ispirazione. «Per età non avrei potuto essere una compagna di strada di Langer, ma di lui dico sempre che in qualche modo mi ha insegnato a pensare politicamente – conclude Stufferin –. Io sono una mistilingue, una che in Alto Adige o Sudtirolo appartiene a più gruppi linguistici (pur non potendolo fare ufficialmente). Langer è stato il primo a parlare di quelli e quelle come me, e per giunta non stigmatizzandoci. Per me è stato l’inizio del “Langer ponte”».

Un ponte che attraversa appunto diversi ambiti e diverse generazioni, come ricorda infine Valpiana, facendo riferimento a un altro degli eventi del convegno che sono esempio di questa trasversalità: «Alla sessione “Oltre le belle arti” tre giovani ragazze ci parleranno dell’ispirazione langeriana nel loro impegno e nelle loro opere artistiche e sociali». Tre percorsi artistici lungo i quali le nuove generazioni declinano concretamente l’eredità del passato in ciò che è autenticamente giusto dal loro punto di vista. Oggi come ieri.
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