Ad Assisi la sanità cattolica fa rete. Uneba: i più fragili hanno diritto alla cura

Franco Massi è il presidente dell'organizzazione che riunisce un migliaio di Rsa e istituti che si dedicano all'assistenza di anziani, minori e disabili: «I valori dell'accoglienza e della cura sono il nostro carisma». Le voci raccolte sui territori in vista del convegno che si apre in Umbria
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May 13, 2026
Ad Assisi la sanità cattolica fa rete. Uneba: i più fragili hanno diritto alla cura
«C’è grande l’attesa per la prima lettera di papa Leone XIV, in coincidenza con l’anniversario della Rerum novarum. Conflitti, minacce per l’umanità, sfide dell’intelligenza artificiale, crisi del diritto internazionale, centri di potere che escludono i poveri: di res novae per una enciclica sociale ce ne sono…». Il presidente di Uneba, Franco Massi, aprirà così il convegno “Accogliere e servire nello spirito di Francesco”, ad Assisi, rinnovando l’impegno, assunto nell’Assemblea congressuale, di lavorare sulla Dottrina sociale della Chiesa. L’organizzazione riunisce un migliaio di Rsa e istituti che si dedicano all’assistenza di anziani, minori e disabili, per lo più cattolici, Massi spiega che, per quanto «Uneba non abbia un santo fondatore dal quale ricevere il carisma, i nostri valori sono il nostro carisma e siamo ad Assisi per rinnovarli».
Il carisma
«Come scrive Luigino Bruni – ci racconta – il carisma non è una perla da esporre, ma un seme da coltivare per creare una foresta». Il convegno permetterà di comprendere lo stato della foresta Uneba, dove lavorano 135mila persone e si assistono migliaia di ospiti: chi opera nel non profit socioassistenziale ha l’obiettiva necessità di non perdere di vista questo carisma immateriale, se non vuole scadere nella dimensione della tecnicalità. Massi ammette però che «ora “la foresta” delle opere e delle attività sanitarie e sociosanitarie cattoliche e di ispirazione cristiana non è in crescita. Assistiamo a una deforestazione. Forse, un maggior coordinamento e disponibilità, anche fra le associazioni, meno autoreferenzialità e autonomia discrezionale nelle congregazioni e indirizzi vincolanti da parte di organismi superiori potrebbero favorire il consolidamento delle attività». Quattro dirigenti regionali ci spiegano concretamente come.
Il bene comune
«Rispondere ai bisogni dei più fragili, in particolare a quelli di cui altri non vogliono occuparsi. Fare il bene, ma anche farlo conoscere. Investire sul personale. Operare al servizio delle famiglie, e radicati nei propri territori. Per il Bene Comune. Queste sono le ragioni e gli obiettivi con cui sono nati gli enti associati Uneba, spesso in anticipo sul sistema di welfare pubblico, in sintonia con la Dottrina sociale della Chiesa – spiega Francesco Facci (Uneba Veneto e vicepresidente nazionale) – e a queste radici bisogna ritornare». Facci si ispira al beato Rosario Livatino: essere credibili, prima che credenti. «Non si tratta di chiudersi in una torre d’avorio – dice –. In Veneto abbiamo costruito “Agenda Sociale 25 30, con Anffas Veneto, Confcooperative Federsolidarietà e Legacoop Veneto; con Progetto Zefiro selezioniamo Oss, operatori sociosanitari di altri continenti».
L’operosità
In Lombardia, «quella dell’assistenza è storia di testimonianza della fecondità della fede cristiana, tradotta con quell’approccio tipicamente ambrosiano, ma direi lombardo, di operosità fattiva – spiega Alberto Fedeli (Uneba Lombardia) –. Si pensi a monsignor Domenico Pogliani, che nel 1896 diede vita a Cesano Boscone a un ospizio che diverrà l’Istituto Sacra Famiglia; al beato don Carlo Gnocchi, con la sua iniziativa di accoglienza degli orfani di guerra e dei bambini mutilati; al beato don Luigi Monza, fondatore de La Nostra Famiglia. E ancora al Molina di Varese, alla Casa di Dio di Brescia, alla Fondazione Mazzali di Mantova, all’Istituto Vismara di San Bassano, alle Opere Pie di Codogno…».
La forza della relazione
La loro forza è stata la relazione: «hanno saputo intuire, a partire dal dopoguerra, l’importanza di collegarsi tra di loro». E ricorda che già negli anni Cinquanta monsignor Mario Puccinelli, l’allora assistente ecclesiastico, vedeva Uneba «ispirata ai principi della Dottrina sociale della Chiesa, ma estranea a ogni forma di confessionalismo». Paolo VI disse: «è bene che sia una “unione”. Le opere hanno il bisogno ed il dovere di unirsi».
La carità intelligente
Da Martini a Delpini, «l’episcopato ambrosiano ha sempre sostenuto la “carità intelligente”. La Conferenza episcopale lombarda è ben presente nel promuovere la pastorale della salute». Secondo Fedeli, «la fedeltà al magistero sociale della Chiesa passa attraverso la tutela di un approccio non prestazionale finalizzato al lucro ma di presa in carico delle fragilità. Siamo purtroppo alla vigilia di una incomprensibile riforma nazionale in senso concorrenziale che sacrifica gli enti non profit, purtroppo spesso ignorati e mortificati in ambito sosiosanitario come ha denunciato l’arcivescovo Delpini nell’ultimo discorso alla città per Sant’Ambrogio».
La fragilità
Anche nel Mezzogiorno il dibattito è aperto: «Siamo tutti fragili, vulnerabili, bisognosi di relazionarci – dichiara Pierangelo Pugliese (Uneba Puglia) – e l’atto di cura è la più alta espressione di “diakonia”. Per noi credenti è imitazione di Cristo che si fa servo, fragile e vulnerabile. Non è, e non può essere, solo un atto scientifico e sanitario».
La base teologica
Ragionando sulla “sussidiarietà di ispirazione cristiana”, dall’enciclica di Giovanni Paolo II Centesimus Annus «emerge in modo chiaro ed inequivocabile che la Dottrina sociale non è, e non mira ad essere, una “terza via” tra capitalismo e collettivismo, ma una riflessione teologica, fortemente cristocentrica, e anche etico-morale. La Persona, con i suoi valori, deve essere al centro dei processi di sviluppo. Per questo è fondamentale la categoria “teologica”». Questo percorso porta in Puglia a opere come la Fondazione Mater Domini Ets di Turi.
La legge della carità
Anche nel Centro Italia le attività sono state «promosse da autorità ecclesiastiche che hanno saputo fornire concreta testimonianza di come esigenza incontestabile del Vangelo è stare con le persone fragili. Solidarietà e condivisione – racconta Vincenzo Cappannini (Uneba Umbria) – sono le due dimensioni caratterizzanti in maniera rilevante la testimonianza della carità». A Perugia, Fontenuovo è nata nel 1886 per volontà di Leone XIII e oggi assiste più di 160 anziani. Conclude Cappannini: «Appare costante l’attenzione a concretizzare la Carta “Lo riconobbero nello spezzare il pane” di Caritas Italiana: un modo fedele sempre nuovo di testimoniare il Vangelo; le persone fragili restituite alla loro dignità di esseri umani; la sfida di collegare emergenza e quotidianità; la sfida educativa e formativa per sempre meglio qualificare il servizio; una spiritualità di essenzialità e di condivisione nella prospettiva del Regno».

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