sabato 6 ottobre 2018
Tra gli argomenti discussi al Sinodo la questione migratoria. Il cardinale Versaldi: «Non c'è contrapposizione tra l'idea di una Chiesa che accoglie e di una che aiuta a non emigrare»
(Foto d'archivio Siciliani)

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Il tema dei migranti è fortemente sentito nel Sinodo sui giovani. È quanto traspare dal briefing quotidiano che ha visto ieri come protagonisti, insieme al laico argentino Mariano Germán García, i cardinali Dieudonné Nzapalainga, arcivescovo di Bangui in Repubblica Centrafricana, e Giuseppe Versaldi, prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica. «Le migrazioni – ha spiegato il porporato africano – non esistono da ora, già ai tempi di Abramo c’erano le migrazioni. Ma ora, per molti, alle spalle c’è una scelta di sopravvivenza. Nei nostri Paesi molti giovani si chiedono: se resto muoio, se parto muoio, cosa scelgo? Spesso si tratta anche di un salto nel nulla. Ma quelli che partono hanno sempre le loro ragioni: e la Chiesa deve accompagnarli, sono esseri umani, non bestie». «A volte – ha insistito Nzapalainga – essi vengono respinti come bestie. Oppure vengono accolti solo se servono a qualcosa, se portano dei vantaggi. No, sono esseri umani, e vanno trattati come tali. Questa è la questione che abbiamo portato al Sinodo e che speriamo venga affrontata».

«Il problema delle migrazioni è un problema complesso – ha osservato il cardinale Versaldi –. Ci sono anche distinzioni da fare tra il modo in cui la Chiesa affronta la questione e il modo in cui lo fanno gli Stati. La Chiesa ha un ruolo di annuncio del Vangelo, e il Vangelo su questo punto è chiaro: "ero straniero e mi avete accolto". Per la Chiesa l’accoglienza è un valore irrinunciabile». «La testimonianza della Chiesa – ha proseguito il porporato piemontese – è evidente, è sotto gli occhi di tutti: i "porti chiusi" non sono della Chiesa, essa anzi ha aperto le sue porte».

Versaldi poi ha voluto sottolineare quanto testimoniato da un padre sinodale della Chiesa africana, secondo cui «la Chiesa europea e occidentale fa bene a sviluppare il discorso dell’accoglienza, ma in Africa la Chiesa è impegnata a far sì che i giovani non partano, magari finendo nelle mani dei trafficanti di esseri umani. C’è chi spinge i giovani a emigrare, in modo che a livello locale non ci siano più generazioni per nuove classi dirigenti, e si favorisca così un nuovo colonialismo. Non è in contraddizione, quindi, l’idea di una Chiesa che accoglie e quella che aiuta invece a non emigrare».

Questa testimonianza è stata raccolta nel Circolo minore di lingua italiana di cui fa parte anche il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti. E Versaldi ha riferito che l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve nel contesto di questa discussione sul tema dei migranti ha ricordato che nell’incontro su Mediterraneo fissato per il novembre 2019 a Bari si lavorerà «per un’azione comune, perché ci sia la libertà e non la costrizione» di emigrare, «altrimenti si inseriscono forze che ritornano a sfruttare l’Africa». «A molti giovani, in Africa – ha spiegato Versaldi – si infonde l’illusione che andando in Europa miglioreranno le loro condizioni di vita, che guadagneranno e manderanno i soldi alle famiglie, magari si "regala" loro anche il biglietto, ma poi, una volta nei Paesi di approdo, sono costretti a lavorare proprio per ripagare quel biglietto».

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