domenica 6 giugno 2021
Nel 2022 l'incontro ecclesiale e civile ispirato a Giorgio La Pira. Parla il sindaco di Firenze, Dario Nardella: cento città in dialogo con le Chiese per riconciliare i popoli
A Firenze un incontro interreligioso dei mesi scorsi per invocare conforto durante la pandemia

A Firenze un incontro interreligioso dei mesi scorsi per invocare conforto durante la pandemia - Avvenire

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Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, aveva già anticipato che «ci potrebbero essere sorprese...». E la sorpresa è arrivata. Non solo fra febbraio e marzo del 2022 i vescovi del Mediterraneo torneranno a riunirsi. Stavolta a Firenze, la città del sindaco Giorgio La Pira che ha ispirato con la sua profezia di dialogo l’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” a Bari dove nel 2020 per la prima volta nella storia si erano riuniti i pastori di venti Paesi affacciati sul grande mare. Ma fra meno di un anno, assieme ai vescovi, si ritroveranno anche i sindaci delle città che insistono sul bacino, come accadde nel 1955 quando l’ex parlamentare Dc volle a Firenze il “Convegno dei sindaci delle capitali”. Un doppio summit. Parallelo. Senza sovrapposizioni. «Comunque l’intento è che da qui si levi un’unica voce, direi un grido di pace per quest’area cruciale nel mondo», spiega ad Avvenire il sindaco di Firenze, Dario Nardella. Sarà lui a invitare nel capoluogo toscano i primi cittadini di «cento città del Mediterraneo», annuncia, mentre la Cei tornerà a convocare i vescovi.

Il sindaco di Firenze, Dario Nardella

Il sindaco di Firenze, Dario Nardella - Ansa

È stato Nardella a proporre a Bassetti l’idea di un forum dei sindaci che si affiancasse a quello dei presuli. «Era lo scorso autunno quando gli ho lanciato l’idea guardando al nostro sindaco “santo” e alla straordinaria attualità del suo pensiero che ci invita a incidere sui destini dell’umanità a partire da Firenze», racconta l’ex deputato Pd che guida Palazzo Vecchio dal 2015. «In questi mesi – prosegue – l’idea è diventata un percorso concreto grazie sia al sostegno del cardinale Bassetti, sia alla preziosa collaborazione del nostro arcivescovo, il cardinale Giuseppe Betori». Una pausa. «Dal momento che comunità ecclesiale e comunità civile si ritroveranno assieme nel nome della riconciliazione fra i popoli, è come se scrivessimo un’ulteriore pagina del progetto lapiriano».

Vescovi e sindaci insieme a Firenze. Ma senza commistioni, giusto?

Saranno due appuntamenti che si terranno in contemporanea. Però l’auspicio è che i consessi convergano su un momento di riflessione comune. Perché identico è l’obiettivo che hanno le Chiese e le municipalità del Mediterraneo: fare del nostro mare un vero e proprio «grande lago di Tiberiade», come lo definiva La Pira, ossia un luogo di incontro e scambio fra culture e fedi differenti tenendo vivo il dialogo tra le sponde. È nostro dovere costruire ponti.

Venerdì lei è stato ricevuto in udienza da papa Francesco insieme con il cardinale Betori per i 700 anni della morte di Dante. Ha parlato al Pontefice dell’iniziativa di Firenze?

Il Papa era a conoscenza del cammino in corso che gli era già stato presentato dal cardinale Bassetti. Con il nostro arcivescovo gli abbiamo ricordato la sua storica visita a Firenze nel novembre 2015 quando tenne quel lungimirante discorso alla Chiesa italiana ispirato al tema del Convegno ecclesiale “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo” che, letto con gli occhi attuali, sembra pensato per il post-Covid. Poi gli abbiamo accennato del progetto Cei. E il Papa ha risposto: «Mi piace molto». Parole semplici, spontanee, dirette che testimoniano come siamo di fronte a un evento che potrà realizzare un’alleanza fra Chiese e città.

Quali località lei coinvolgerà?

Saranno invitati sindaci di grandi e piccole città. Qualche giorno fa ho incontrato a Istanbul il sindaco Ekrem Imamoglu, che viene considerato l’antagonista più popolare al presidente Erdogan. Attento ai diritti umani e impegnato in una personale battaglia per la democrazia, mi ha assicurato di voler partecipare. L’intento è di coinvolgere città che vanno dal Medio Oriente a Gibilterra. Saranno presenti sindaci di città-simbolo: penso a Nazareth, con cui Firenze è gemellata dagli anni Novanta, o a Betlemme. Inviteremo, poi, primi cittadini d’origine ebraica come quelli di Gerusalemme o Tel Aviv e quelli di fede islamica, in particolare del Maghreb: cito a titolo di esempio la sindaca musulmana di Tunisi, Souad Abderrahim. Non mancheranno una delegazione di sindaci del Sud Europa e una dei primi cittadini italiani, in particolare del Mezzogiorno, compreso quello di Lampedusa.

Un'immagine panoramica di Firenze con il Duomo e Palazzo Vecchio

Un'immagine panoramica di Firenze con il Duomo e Palazzo Vecchio - Boato

Sarà un G100, se possiamo chiamarlo così, nel segno dell’abbraccio fra culture e religioni.

Sarà un’occasione di dialogo. Abbiamo più che mai bisogno di dialogare, convinti – come diceva La Pira – che i regni passano mentre le città restano. Le città non hanno eserciti che invece sono propri degli Stati. Le città non dichiarano guerra come fanno i governi. Ecco perché le città sono davvero volano di pace.

Nel documento finale scaturito dall’incontro dei vescovi a Bari, si condannavano guerre, ingiustizie, sfruttamento, tratta delle persone, persecuzioni. Temi su cui potrà esserci una convergenza con i sindaci?

Sicuramente. Comunque ritengo che si possa compiere un ulteriore passo rispetto all’evento in terra pugliese. Perché fra Bari e Firenze c’è di mezzo la terribile piaga della pandemia. Come ha evidenziato il Papa, peggio di questa crisi c’è solo il rischio di sprecarla. Ci sono istanze sociali ed etiche care alle Chiese che i sindaci possono tradurre in azioni concrete: come quelle legate alla lotta alle diseguaglianze, alla tutela dei diritti umani, alla salvaguardia dell’ambiente, all’impegno contro le emergenze economiche, all’attenzione al fenomeno migratorio. Questioni da cui passa la pace che, tengo a sottolineare, non è solo appannaggio delle cancellerie e delle diplomazie. La pace si costruisce giorno dopo giorno lungo le strade delle città. Questo è il messaggio forte che potrà giungere da Firenze. Inoltre da qui potrà arrivare anche un appello ai governi nazionali perché si abbattano i muri dell’odio, delle iniquità, della violenza.

Firenze vuole diventare “capitale” della fraternità universale?

Due le bussole che possono orientare non solo l’incontro dei vescovi ma anche il summit dei sindaci: le encicliche Fratelli tutti e Laudato si’. Sono documenti profetici intorno a cui è possibile trovarci uniti.

Firenze conferma la sua vocazione di ponte fra le nazioni?

Sono convinto che tutto ciò faccia parte del destino della città, come aveva ben compreso la Pira. E, incontrando il Papa, Francesco ha ribadito quanto sia delicato e fondamentale il ruolo dei sindaci che hanno davvero una particolare familiarità con la gente.



DUE INCONTRI PARALLELI. PROTAGONISTE LE CITTA'



Vescovi e sindaci insieme a Firenze all’inizio del 2022. Per avvicinare le sponde del Mediterraneo e per “gridare” pace nel bacino. Sarà un doppio appuntamento quello che verrà ospitato il prossimo anno dal capoluogo toscano, la città del sindaco Giorgio La Pira che con la sua profezia di riconciliazione fra i popoli ha ispirato l’incontro nato da un’intuizione del presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, che lungo l’Arno è stato prete, rettore del Seminario e poi vicario generale.


Se il forum civile sarà organizzato dal Comune di Firenze, il G20 ecclesiale è promosso dalla Cei che con il “placet” del Papa tornerà a invitare i vescovi del Mediterraneo dopo il primo, storico incontro del febbraio 2020 a Bari concluso da Francesco. Al centro dell’evento del 2022, che radunerà di nuovo i pastori di venti Paesi affacciati sul grande mare, ci sarà il tema della cittadinanza. «Sulla scia delle intuizioni di La Pira – ha spiegato ad Avvenire il vescovo Antonino Raspanti, vice-presidente della Cei e coordinatore dell’organizzazione – vorremmo soffermarci sulla città come culla di fraternità da cui partire per favorire la convivenza fra le nazioni. Avremo uno sguardo attento sulla presenza ecclesiale nell’abitare le città del Mediterraneo e su quali concreti contributi le Chiese possono dare alla società. Del resto l’obiettivo è uno: il bene comune delle nostre genti».


Il punto di partenza sarà il documento finale di Bari, frutto di quattro giornate di dialogo, che ha evidenziato numerose sfide in cui le Chiese e le “polis” possono concordare. Nel testo si denunciava il dramma della guerra, dello sfruttamento, della corruzione, della mancanza di libertà, della tratta delle persone. Veniva definito l’embargo economico uno strumento «disumano e da condannare con forza» perché colpisce le popolazioni. Era stato censurato lo scandalo della crescente disuguaglianza, alimentata da un’economia dell’iniquità e dello scarto, che si aggrava con il traffico delle armi. Sull’emergenza migranti veniva ribadito che il soccorso e l’accoglienza sono un dovere umano e cristiano. Ma, se da una parte a ogni persona va riconosciuta la libertà di emigrare, dall’altra occorre garantire le condizioni perché ciascuno possa vivere dignitosamente nella propria terra e anche farvi ritorno. «Temi su cui può esserci una convergenza fra comunità ecclesiale e civile – ha già chiarito Raspanti –. E le Chiese sono pronte a forme di collaborazione e solidarietà, tese a dare risposte comuni a problemi condivisi».


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