sabato 25 gennaio 2014
​Nel Libro bianco media-minori anche i genitori che sbagliano. Uno su tre ammette la cyber-dipendenza. E i figli «imparano». Si controllano i bambini davanti alla tv (90%) , meno su Internet (65%).
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Sembra di vederli, perché in fondo l’ab­biamo fatto tutti da adolescenti. Cam­biare di gran fretta il canale in tv o pa­gina internet non appena mamma e papà entrano in camera. Eppure loro, i grandi, so­no davvero convinti – nove volte su dieci – di controllare cosa guardano i propri figli su ta­blet e piccolo schermo. Ma forse non sanno che più del 40% dei loro ragazzi 17enni gio­ca a poker online, oltre due su dieci vanno abitualmente su siti pornografici e metà di loro passa fino a tre ore davanti ai videogio­chi. Con buona pace di chi li crede davanti al computer per una ricerca scolastica (solo il 25% dei ragazzi apprezza delle rete le e­normi potenzialità per lo studio). Affascina­ti dalle possibilità di internet per socializza­re, spaventati però di finire in qualche guaio con la giustizia navigando tra i siti, gli ado­lescenti italiani alle nuove tecnologie chie­dono leggerezza e svago, ma soprattutto - ot­to su dieci - vorrebbero maggiori controlli per evitare che diventino nocivi. È una bussola di norme nazionali ed euro­pee, ma anche un condensato dei compor­tamenti di adulti e ragazzi davanti ai social media il primo libro bianco Media e mino­ri, presentato ieri da Agcom e Censis. Oltre cinquecento pagine di analisi e scenari utili a fotografare il rapporto tra bambini e tv, co­sì come quelle con il mondo del www. «Il punto fermo», ora è l’analisi appena com­pletata, secondo il presidente dell’Agcom Angelo Marcello Cardani, per avere consa­pevolezza del «passaggio a un nuovo am­biente tecnologico» e mettere paletti chiari, coinvolgendo anche famiglia e scuola. L’o­biettivo non è dare ricette certe, ma stru­menti di conoscenza che aiutino a orienta­re le politiche in materia di tutela dei più pic­coli rispetto ai pericoli della rete e ai mes­saggi a volte fuorvianti della tv. Anche se, ag­giunge il coordinatore del libro per l’Agcom, Giulio Votano, c’è una «discrasia tra gli stru­menti che ha in mano l’autorità e la realtà ef­fettiva », soprattutto per la labilità dei conte­nuti 2.0.È proprio il senso d’impotenza, infatti, una delle caratteristiche che contraddistingue pure i genitori (23%), quando giudicano i messaggi dei media contraddittori rispetto ai propri sforzi educativi. Fa da contraltare, invece, nella rilevazione Censis che ha coin­volto un migliaio di adulti, il fatto che sei su dieci dicano di utilizzare i contenuti dei me­dia come stimolo per dialogare di più con i figli. Luci e ombre, insomma, anche quan­do si analizzano i comportamenti di mam­ma e papà, non sempre da manuale. Quasi un terzo degli adulti, infatti, passa davanti ai giochi offline tre ore al giorno che in certi ca­si (2%) diventano anche il doppio. Stessa mu­sica per lo svago cercato in rete, dove la metà degli adulti vive almeno due ore al giorno e un altro 23% fino a 4. Non sono però sempre da bacchettare i genitori, che ammettono di controllare assiduamente pc (65%) e vi­deofonini (70%), consapevoli non solo del loro ruolo educativo, ma anche della corre­lazione tra i contenuti dei media e lo sban­damento morale della propria prole (62%). E quattro su dieci chiedono a gran voce per­sino una tv più pedagogica, oltre che mag­giori strumenti che li aiutino a controllare i ragazzi online. Ma a sentire i più giovani, però, tutti questi divieti dei genitori non ci sarebbero, soprat­tutto tra gli adolescenti. Se è vero, infatti, stando alla seconda indagine Censis su ol­tre 500 bambini, che appena il 4,7% dei bim­bi fino a 6 anni guarda la tv in solitaria, è al­trettanto vero che il 40% dei giovanissimi i­taliani ha una tv personale, dunque fuori dal­l’occhio dei grandi, e che la metà di loro poi accede ai palinsesti del piccolo schermo o della rete, in autonomia. Una delle baby-pau­re, inoltre, è che venga lesa propria privacy (29%), che si finisca dipendenti da e-com­merce e poker online (23%), nonché invi­schiato in traffici illegali (21%). E non chie­detegli cosa vorrebbero non vedere più in tv: certamente programmi come il Grande Fra­tello, meglio quelli che fanno sognare (co­me Amici) o quelli spiritosi (come I Sim­pson). E per cortesia, sembrano dire quelle percentuali che talvolta sfiorano il 50%, ba­sta volgarità, violenza e superficialità.​
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