giovedì 27 luglio 2023
Il presidente della Repubblica incontra la stampa alla Cerimonia del Ventaglio. E parla dei rischi di conflitto tra poteri dello Stato, Pnrr, migrazioni, crisi climatica e importanza dell'informazione
Al Quirinale la Cerimonia del Ventaglio

Al Quirinale la Cerimonia del Ventaglio - ANSA

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«Non esiste un contropotere giudiziario del Parlamento, usato parallelamente o, peggio, in conflitto con l’azione della Magistratura», avverte Sergio Mattarella. Torna al Quirinale la cerimonia della consegna del ventaglio da parte della stampa parlamentare, che l’anno scorso in coincidenza dello scioglimento anticipato delle Camere non si era tenuta. «In questi giorni se ne apprezza di più l’utilità», scherza Mattarella, che ringrazia Giorgia Baroncelli dell’Accademia delle Belle Arti che lo ha donato. Il presidente della Stampa parlamentare Adalberto Signore rimarca la tendenza sempre più diffusa a non consentire conferenze stampa. Non è il caso di trasformare proprio questa cerimonia in una conferenza stampa, ironizza ancora il presidente, ma poi non sfugge ai temi che gli vengono sollecitati in questo primo “Ventaglio” del secondo mandato, il primo dell’era Meloni.

Quello di Mattarella è un invito pressante, a tratti sferzante, alla «leale collaborazione» fra istituzioni e poteri dello Stato. Un invito a tutti a «fare la propria parte. Non pretendere di fare la parte di altri. Ciascuno faccia il proprio mestiere e cerchi di farlo bene», dice Mattarella. «Auspico che questa stessa consapevolezza venga avvertita da chi ha responsabilità istituzionale», aggiunge con riferimento, probabilmente, anche a polemiche che hanno riguardato il presidente del Senato, seconda carica dello Stato. Ed è alla giustizia che si riferisce, in modo particolare, anche da presidente del Csm, quando auspica che «i vari organismi rispettino i confini delle proprie competenze e i poteri dello Stato rispettino i confini degli altri poteri». E quindi «a garantito il rispetto del ruolo della magistratura di giudicare, perché solo alla magistratura è affidato questo compito dalla Costituzione. La magistratura operi tenendo conto che leggi le elabora e delibera il Parlamento, e allo stesso modo ovviamente va garantito rispetto del ruolo della magistratura nel giudicare». Ed è qui che afferma scandendo con forza le parole: «Non esiste un contropotere giudiziario del Parlamento, usato in conflitto con la magistratura così – aggiunge - come non sono le Camere a decidere ciò che è riservato alla Corte Costituzionale. Non esiste una giustizia costituzionale politica. I ruoli non vanno confusi a tutela dell'ambito I ruoli non vanno confusi, anche a tutela dell’ambito di cui si è titolari. È una doverosa esigenza quella della normale e virtuosa logica della collaborazione istituzionale». Il riferimento è al proliferare di commissioni di inchiesta, e casi eclatanti come una commissione di inchiesta sulla gestione della pandemia, aprono un problema ulteriore, in tema di leale collaborazione, legato alla continuità istituzionale, a cambi dei governi e di legislatura. Mattarella si sofferma su questo in relazione a un altro tema spinoso, il Pnrr: «Ne ho più volte sottolineato la portata decisiva per il nostro futuro», dice richiamando di nuovo il suo invito a “mettersi alla stanga”. «Non si tratta di una questione del Governo, di questo o dei due governi precedenti, ma dell’Italia». Un invito he rivolge nuovamente a tutti, «quale che sia il livello istituzionale, quale che sia il ruolo politico, di maggioranza o di opposizione. Quale che sia il ruolo di soggetti della società riguardo ai temi che il Piano affronta». Bisogna avvertirne tutti «il carattere decisivo per l’avvenire dell’Italia e tener conto, pertanto, allo stesso tempo, di non esserne estranei; di esserne, certamente in misure diverse, responsabili; di dover recare apporti costruttivi. Un eventuale insuccesso o un risultato soltanto parziale non sarebbe una sconfitta del Governo ma dell’Italia – avverte Mattarella -: così sarebbe visto e interpretato fuori dai nostri confini e così sarebbe nella realtà».

Mattarella non sfugge nemmeno alle sollecitazioni sul tema dei migranti. Ringrazia il ruolo svolto dalla stampa, per aver portato alla luce la verità dei fatti, così come accade, a rischio della vita – sottolinea – anche nel conflitto ucraino: «L'informazione ci ha consegnato di recente immagini di migranti tragicamente morti nel deserto o in mare. Sono immagini che feriscono le nostre coscienze. Non è pensabile che nell'animo umano ci sia un tale cinismo. Le nostre coscienze e responsabilità ne vengono interpellate». E soprattutto «i numeri delle emigrazioni non possono rappresentare un paravento - sottolinea il capo dello Stato - dietro ci sono singole persone umane con loro vite e speranze che sovente vengono cancellate».

In questo quadro complicato i giornalisti sono chiamati a essere «testimoni di verità», e di fronte all’esplosione del fenomeno dei social loro compito è anche quello di favorire una «“alfabetizzazione” digitale» e la «crescita di una capacità critica rispetto all’offerta, per non essere in uno scenario che veda la propaganda sostituirsi ai fatti». Questo vale anche in riferimento alla crisi climatica: «Di fronte alle drammatiche immagini di quanto sta accadendo» da Nord a Sud, con nubifragi e incendi, «tante discussioni sulla fondatezza del rischio e il livello di allarme appaiono sorprendenti». E dunque «dobbiamo assumere la piena consapevolezza che siamo in ritardo», per questo occorre «agire da una parte per incrementare l'impegno a salvaguardia dell'ambiente e combattere il cambiamento climatico, dall'altro è necessario operare per contenere già oggi gli effetti dirompenti di questi cambiamenti».

Infine, Sergio Mattarella ha sottolineato come «il valore dell' informazione è strettamente legato a quello della libertà. La democrazia si nutre della libertà di parola ed espressione. L'informazione. se è «libera e indipendente è l'antidoto a forme di disinformazione» veicolate oggi spesso attraverso il digitale. Quindi i giornalisti «devono essere al riparo da ogni forma di intimidazione», perchè il loro compito è «essere certificatori della corrispondenza tra fatti e loro rappresentazione». In questo anno l'Ue ha riservato diverse azioni a tutela dei giornalisti «insieme a una nuova regolamentazione dello spazio digitale europeo. Sono questioni cruciali». Mattarella ha quindi insistito sulla necessità di «sostenere le iniziative editoriali» e ricorda che il «contratto lavoro è il primo elemento per l'autonomia della categoria». In un contesto in cui una gran numero di giovani giornalisti lavorano senza tutele, non di rado pagati "a cottimo", per pochi euro ad articolo.

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