giovedì 26 giugno 2014
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«Manca solo la parola matrimonio, per il resto c’è tutto». È netto Carlo Giovanardi, che in commissione Giustizia del Senato rappresenta il Ncd e aveva presentato il 20 marzo 2013 una sua proposta, la 239. «Non è questa la proposta della commissione, e non credo che sarà questo il testo, alla fine, che arriverà in aula».Che cosa propone con il suo testo?Propongo il riconoscimento dei diritti dei conviventi con l’introduzione nel codice civile del contratto di convivenza e solidarietà per tutti, anche per le coppie omosessuali. Nel testo della relatrice invece c’è un doppio intervento, uno relativo alle unione fra persone dello stesso sesso, e uno per le coppie di fatto.Perché questo sdoppiamento?L’intento non può che essere uno solo: creare una figura di simil matrimonio. Ma allora sarebbe stato più corretto parlare di matrimoni gay, la questione sarebbe stata più chiara, almeno.Per la famiglia quali sarebbero le conseguenze più negative?Al di là della confusione valoriale, e dell’aggiramento del dettato costituzionale, è evidente che ogni previsione andrebbe allargata alla nuova tipologia, con conseguenti problemi per la tenuta complessiva del sistema, a partire dalla previdenza.Sulla previdenza il testo non è chiaro.Ma quando si dice chiaramente che gli effetti, tranne che sulle adozioni, sono gli stessi del matrimonio, il discorso si chiude lì.Per quanto anche sulle adozioni...Sì, c’è un punto in cui si parla di «eventuali figli minori dell’unione civile» che sembra preludere a ogni tipo di fuga in avanti giurisprudenziale, a partire da pratiche come l’utero in affitto. Vietate in Italia, ma non in altri Paesi.Che cosa accadrà?Il testo unificato non può essere questo, sbilanciato su una posizione sola, peraltro neanche condivisa all’interno del Pd. C’è la mia proposta, quella del capogruppo Sacconi, quella della Fattorini del Pd. Un testo che pretende di essere "unificato" non potrà che tenere conto anche di queste sensibilità diverse della maggioranza.
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