giovedì 16 novembre 2017
Bruxelles: livello elevato. Padoan: calo aggressivo in tempi brevi
Ue-Italia, nuova sfida sul debito. Gentiloni: non più ultimi

Dall’Unione europea arrivano nuovi rimbrotti da cui l’Italia non solo si difende, ma contrattacca duramente e numeri alla mano. In attesa della lettera sui mancati impegni, che dovrebbe arrivare la prossima settimana, va in scena un altro round nel braccio di ferro a distanza tra Bruxelles e Roma sui conti pubblici. Dopo l’affondo di due giorni fa del vicepresidente della Commissione europea Jyrki Katainen, secondo cui la situazione del Belpaese «non è migliorata » e «agli italiani andrebbe detta la verità», ecco il turno della portavoce sulle questioni economiche, Annika Breidthardt: «L’Italia beneficia di una ripresa che si rafforza, ma fronteggia sfide persistenti legate all’elevato debito pubblico».

Accuse a cui il governo italiano replica in modo perentorio, rivendicando i risultati raggiunti sia sulla crescita sia sul calo del deficit. La controffensiva è affidata ai massimi rappresentanti dell’esecutivo, ovvero al presidente del Consiglio e al ministro dell’Economia. «In quest’anno abbiamo assistito a una risalita del Paese dal punto di vista economico», afferma con una buona dose di orgoglio Paolo Gentiloni all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Cattolica a Roma, riferendosi alle stime preliminari sul Pil del terzo trimestre diffuse dall’Istat proprio l’altroieri (+0,5% congiunturale e +1,8% su anno). «Abbiamo migliorato molto la situazione del nostro deficit – aggiunge il premier – e chi è abbagliato dalla retorica del fanalino di coda deve vedere che è così ». Considerazioni che trovano conferma anche nel rapporto diffuso in giornata da Standard & Poor’s, secondo cui l’economia del Belpaese «è in ripresa dopo 6 anni di stagnazione». Anche se, sottolinea l’agenzia, «la strada per il recupero potrebbe essere ancora lunga». Per S&P, comunque, a sostenere la ripresa nazionale sono diversi fattori: «Dalle migliorate condizioni del credito, che fanno seguito al salvataggio di diverse banche, al graduale miglioramento dell’occupazione».

A entrare nel dettaglio del debito, ancor prima che arrivasse la frecciata quotidiana di Bruxelles, è Pier Carlo Padoan. «Ci aspettiamo un calo deciso del debito in un prossimo futuro grazie alla più alta crescita del Pil nominale», prevede il numero uno del Tesoro in un’intervista a Cnbc. La speranza è quella di raggiungere «una crescita anche superiore all’1,5%» a cui il governo punta, oltre che per quest’anno, pure per il 2018 e il 2019. Intanto, però, l’ottimismo di Padoan sul passivo deve fare i conti con i dati diffusi dalla Banca d’Italia, che certificano a settembre un aumento di 4,4 miliardi del debito rispetto al mese precedente (quando invece era sceso di 21,3 miliardi), toccando quota 2.283,7 miliardi. In merito alle preoccupazioni esternate da alcuni analisti sulla reale capacità dell’Italia di continuare a finanziare il suo debito una volta che il quantitative easing della Bce avrà iniziato a ridursi, Padoan assicura come «la fiducia degli investitori nei titoli italiani rimanga intatta», citando la recente promozione di S&P sul rating dell’Italia e segnalando che comunque la politica di emissioni del Tesoro tiene già conto delle attese per un aumento dei tassi («un rischio internalizzato»).

Dove invece l’Italia deve accelerare per colmare un gap che è progressivamente aumentato con l’Europa nel suo complesso è sulla produttività del lavoro. Tra il 1995 e il 2016, certifica un rapporto dell’Istat, la crescita per l’Italia si è attestata allo 0,3%, ovvero un risultato decisamente inferiore alla media Ue, che nel frattempo ha mostrato una salita dell’1,6%. Al contrario della performance nazionale piuttosto deludente e deficitaria sulla produttività del lavoro, tassi di crescita in linea con la media europea si sono registrati in Germania (1,5%), Francia (1,4%) e Regno Unito (1,5%) Sotto ritmo, invece, la Spagna, ma che con lo 0,5% si posiziona comunque davanti all’Italia.

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