lunedì 9 agosto 2010
Il Copasir: serve una centrale unica per proteggere dagli attacchi. A rischio i sistemi strategici connessi alle nostre reti informatiche.
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Un gruppo di terroristi smanettoni attraverso Internet prende d’assalto i computer dei controllori di volo e i cervelloni che governano la distribuzione di elettricità e gas. Con quali armi l’Italia si prepara per scongiurare questa ipotesi catastrofica? «Il limite principale si riscontra nella dimensione della prevenzione della minaccia e nell’assenza di una pianificazione coordinata e unitaria». L’allarme è del Copasir, il Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica.Nella relazione del senatore Francesco Rutelli, approvata il 7 luglio e ribadita nel resoconto annuale approvato il 29 luglio dall’organismo presieduto da Massimo D’Alema, c’è più di un’allerta. Nonostante gli sforzi il nostro Paese manca di una centrale unica «per mettere al sicuro il più possibile i sistemi strategici nazionali connessi alla rete informatica».Intercettare il bombardamento quotidiano di minacce informatiche richiede un impegno colossale. Per difendere le cosiddette infrastrutture critiche da tempo il ministero dell’Interno sta stringendo accordi con aziende private ed enti istituzionali che vanno dall’energia, alla finanza, alle telecomunicazioni. Gran parte del lavoro era stato assegnato alla polizia postale, «sebbene la natura complessa del fenomeno – sostiene il Copasir – possa creare delle sovrapposizioni operative nei casi in cui sia richiesto il coinvolgimento di altre strutture». Primo suggerimento: «Creare una struttura di coordinamento» alle dirette dipendenze del presidente del consiglio, con l’obiettivo di predisporre «chiare linee politiche per il contrasto alle minacce».Qualcosa del genere sta provando a fare il presidente Usa. Dopo una simulazione avvenuta nello scorso marzo a Washington, Barack Obama ha preso atto che un "attentato" commesso via internet, in poche ore provocherebbe migliaia di morti accecando i radar dei principali aeroporti e facendo impazzire i sistemi di controllo del trasporto ferroviario.Uno degli stratagemmi più usati dai criminali informatici, e che secondo l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) viene regolarmente preso a prestito dai cyberterroristi, è l’uso dello spam: la posta spazzatura. Negli algoritmi di apparentemente innocui messaggi pubblicitari trasmessi via email, si nascondono micidiali "infezioni" in grado di paralizzare o manipolare intere reti.Gli Stati Uniti rimangono ancora in testa nella produzione di posta indesiderata, ma l’Italia non è poi così immune. Sorprendentemente, in cima alla classifica dell’Ue secondo la Commissione europea c’è proprio il nostro Paese, peraltro stabilmente all’ottavo posto nella produzione mondiale dello spam.Visto il clima politico, le raccomandazioni del Copasir potrebbero non essere in cima alle priorità. Intanto gli 007 americani della Cia la settimana scorsa hanno stretto un patto con il gigante informatico Google. Nascerà un’agenzia incaricata di raccogliere e rielaborare in tempo reale la montagna di dati contenuti nei siti web e nei social network come Facebook. Verranno monitorati specifici eventi nella speranza di captare per tempo disegni criminali.
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