martedì 4 dicembre 2018
Cinquant’anni fa, quando "Avvenire" arrivò per la prima volta in edicola e nelle case degli abbonati, il direttore che lo tenne a battesimo – Leonardo Valente – scrisse che coloro ...
Sulla strada dell’«Avvenire»

Cinquant’anni fa, quando "Avvenire" arrivò per la prima volta in edicola e nelle case degli abbonati, il direttore che lo tenne a battesimo – Leonardo Valente – scrisse che coloro che si accingevano all’impresa di costruire "il" giornale nazionale di ispirazione cattolica intendevano farne uno «strumento comune di ricerca, di proposta e di partecipazione».

Programma impegnativo. Imperniato su tre parole miti e forti, buone per oggi come per allora, e che oggi, anzi, suonano in modo provocatorio, perché alternative a propagande, rabbie, volgarità e nichilismi travestiti da informazione, da politica e persino da religione.

Ricerca ovvero «uscita» da sé e da ogni sentenziosa certezza, ovvero strada verso la Verità, a passi grandi e anche piccoli, come le minuscole verità della cronaca. Proposta, cioè l’esatto contrario dell’imposizione e dell’indifferenza, cioè l’annuncio secondo i cristiani, cioè laicamente l’atteggiamento proprio di chi dimostra coi fatti di credere che gli esseri umani sono davvero tutti uguali e meritano tutti lo stesso ascolto, le stesse occasioni, lo stesso rispetto. Partecipazione, che è un altro, personale e generoso nome della libertà e della responsabilità.

È un programma che vogliamo continuare a onorare, sostenuti da un Editore "garante" della nostra autonomia e della nostra coerenza con l’impegno assunto di informare per «fare del bene» non per «farsi clienti» (clienti nostri, i lettori; clienti dei potenti di turno, noi stessi). Per questo non abbiamo paura di ritrovarci in minoranza o di essere fraintesi. Per questo – non mi stanco di ripeterlo – non abbiamo paura, in una stagione segnata da incredulità e nuove idolatrie, di trovare compagni di strada (di ricerca, di proposta, di partecipazione...) che vengono da percorsi diversi dai nostri eppure etsi Deus daretur sono disposti a vivere e a spendersi per il buono, il bello e il vero, non lasciando all’«io» più irresponsabile il posto di Dio. Cominciamo oggi, un nuovo e appassionante tratto di strada.

Lo facciamo anche rinnovando – all’insegna della leggibilità, secondo i suggerimenti di tanti lettori – la forma grafica del nostro giornale. Lo facciamo confermando la fedeltà al mandato cristiano e civile che Paolo VI affidò alla "gente d’Avvenire" all’indomani del Concilio: costruire unità nella Chiesa e nella società, difendere l’umanità, vedere bene tutta l’Italia, capire e spiegare il mondo, mettere sempre i piccoli e i senza voce al primo posto. Un mandato che papa Francesco lo scorso primo maggio ha scolpito per noi in maniera indimenticabile: «Nessuno detti la vostra agenda tranne i poveri, gli ultimi, i sofferenti...».

Tre parole miti e forti ci sono di guida e desideriamo condividere: ricerca, proposta, partecipazione. Più una quarta, alla quale è urgente ridare pieno corso morale e politico. È parola che può rianimare il mondo e dare senso anche all'informazione: fraternità. È la strada dell’Avvenire che siamo e che saremo.

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