lunedì 8 settembre 2014
Resta la tensione tra funzionari italiani e delegati di Bruxelles. «Frontex Plus» giudicata inadeguata. Ma si tratta.
Sul dopo Mare Nostrum manca l'accordo nell'Ue
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Il governo italiano sta lavorando a una “exit strategy”, ma vorrebbe non venisse compromessa l’azione di ricerca e salvataggio dei migranti in mare. La maggioranza delle cancellerie europee la pensa diversamente e anche nel vertice di due giorni fa tra emissari di Bruxelles, delegati dell’agenzia Frontex e le autorità di Roma non si è arrivati al punto di svolta.A quanto trapela, è stata confermata la proroga fino al 30 novembre delle missioni Hermes e Aenas, a cui partecipano 22 stati membri. L’area di pattugliamento viene unificata, lasciando fuori Malta che aveva inviato una nota a Frontex con cui poneva alcune condizioni: pattugliamento dei propri mezzi esclusivamente nelle acque maltesi e trasferimento a Lampedusa di tutti i migranti intercettati dalle proprie motovedette, con spese di soccorso e trasbordo a carico di Frontex. Inevitabile che queste richieste venissero respinte.Il prolungamento di Hermes e Aenas, la cui scadenza coincide con la paventata chiusura di Mare Nostrum, darà altro tempo all’Italia – presidente di turno Ue – per convincere altri Paesi a partecipare alle operazioni di salvataggio e di accoglienza dei migranti. In una nota interna del Viminale, datata 13 agosto, viene infatti ribadito che a fronte di un aumento dell’afflusso cresciuto quasi del 500% rispetto al 2013, «occorre evidenziare che si tratta prevalentemente di profughi che fuggono dai Paesi d’origine a causa di conflitti di natura etnico-religiosa». Un’affermazione che potrebbe apparire pleonastica ma che, messa nero su bianco dal Dipartimento dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere, obbliga il nostro Paese e l’Ue a rispettare non solo i trattati dell’Unione, bensì anche le convenzioni internazionali sulla protezione delle vittime dei conflitti.La lettura dei dati custoditi al Viminale conferma che più del 50% dei quasi 120 mila immigrati soccorsi da gennaio, arrivano da Siria ed Eritrea, a cui occorre aggiungere maliani, somali, sudanesi, palestinesi, nigeriani scacciati dai fondamentalisti islamici e altri gruppi etnici provenienti da regioni nelle quali le giornate sono scandite da cruente operazioni militari. Per questa ragione i funzionari italiani hanno insistito sulla necessità di azzerare la bozza della missione Triton (anticipata da Avvenire nei giorni scorsi), fin troppo entusiasticamente definita Frontex Plus. Stando agli annunci, avrebbe dovuto avvicendare Mare Nostrum, che l’Italia fatica a sostenere in solitudine, ma che non può abbandonare «lasciando che migliaia di persone possano morire in mare», commenta un ufficiale della Marina Militare.Un arretramento delle operazioni marittime non fermerebbe gli sbarchi, come confermano i rapporti riservati arrivati al Viminale, nei quali viene descritto uno scenario da vero inferno, con quasi un milione di persone che si stanno ammassando lungo le coste libiche. «Per quanto concerne la Libia non è al momento possibile alcuna interlocuzione, stante l’assenza di referenti istituzionali locali in un Paese politicamente dissestato e sempre più in crisi», si legge in una nota del 26 agosto. Perciò è stato chiesto a Frontex di mettere a disposizione quantomeno due mezzi navali d’altura che, alla chiusura di Mare Nostrum, possano pattugliare il Mediterraneo quantomeno alternandosi con turni di dodici ore ciascuna. In altre parole, fornendo la copertura di un solo equipaggio nell’arco delle 24 ore. Per i trafficanti di uomini l’inerzia europea potrebbe rivelarsi il migliore alleato dei prossimi mesi.
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