mercoledì 9 gennaio 2019
A chi ha stabilito la residenza in Italia da oltre 60 giorni, circolare con un veicolo immatricolato all'estero è vietato
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Mattia, 20 anni ancora da compiere, è nato a Desenzano del Garda, vive a Moniga del Garda, e sul lago che l’ha visto nascere lavora nell'impresa nautica del padre. Ma chi l’avrebbe mai detto? Il “Decreto sicurezza”, fortemente voluto dal vicepremier Matteo Salvini per complicare la vita ai migranti, ha sferrato i suoi colpi pure su un rivierasco bresciano del suo calibro. “Colpa” di Monika, la madre, che è tedesca e ha la residenza in Germania. Ma, soprattutto, che è titolare di un’auto immatricolata nel suo Paese. Lonato del Garda, lunedì pomeriggio. Mattia sta guidando l’auto della madre tra Moniga e Desenzano, dove vive la sua fidanzata: con l’immaginazione pregusta lo sguardo della ragazza, ma con gli occhi è riportato a terra dalla paletta rossa della Polizia locale.

Gli agenti hanno il telelaser, lo pizzicano per un lievissimo eccesso di velocità (6 km orari). Iniziano le formalità di rito: patente, documenti dell’auto... ed è qui che la situazione precipita: «Lei è italiano e sta guidando un’auto con targa straniera », contestano i vigili al giovane. E lui, candidamente: «È di mia madre tedesca, che problema c’è?». C’è il problema che «è vietato, a chi ha stabilito la residenza in Italia da oltre 60 giorni, circolare con un veicolo immatricolato all'estero». Lo dispone da qualche giorno l’articolo 93 del Codice della strada, così modificato dal “Decreto sicurezza”.

E chi sgarra, non se la cava con il pagamento di pochi spiccioli: «Si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 712 a euro 2.848», recita la norma. Ma non solo: «L’organo accertatore trasmette il documento di circolazione all'ufficio della motorizzazione civile competente per territorio, ordina l’immediata cessazione della circolazione del veicolo e il suo trasporto e deposito in luogo non soggetto a pubblico passaggio». Fosse finita qui: «Qualora entro il termine di centottanta giorni decorrenti dalla data della violazione – prosegue la norma – il veicolo non sia immatricolato in Italia o non sia richiesto il rilascio di un foglio di via per condurlo oltre i transiti di confine, si applica la sanzione accessoria della confisca amministrativa».

Fuor di burocratese: Monika, ora, non può usare l’auto. Ed entro 6 mesi deve decidere se immatricolarla in Italia o se riportarla in Germania. Altrimenti – per il solo fatto di averla prestata al figlio – ne perde la proprietà. Contro questa norma, l’ambasciatore romeno ha chiesto un incontro al governo. Monika e Mattia, invece, nemmeno potranno ricorrere al Giudice di pace: incalzati da quegli stessi agenti a cui avevano inutilmente chiesto buon senso, decidono di saldare la contravvenzione all'istante. Quattrocentonovantotto euro anziché 712. Ma addio impugnazione, e ovviamente – pure questo – loro non lo sapevano.

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