Strage nel Foggiano. Minniti: la risposta dello Stato sarà durissima


Nicola Lavacca giovedì 10 agosto 2017
Già previsto l'arrivo a Foggia di 192 unità operative, tra cui 24 Cacciatori di Calabria. Il procuratore nazionale antimafia Roberti: fenomeno criminale a lungo sottovalutato. Effetto droga
Inquirenti sul luogo della strage mafiosa a San Marco in Lamis (Ansa)

Inquirenti sul luogo della strage mafiosa a San Marco in Lamis (Ansa)

La risposta dello Stato sarà durissima dopo l’uccisione di cittadini inermi e innocenti nell’agguato di mafia di San Marco in Lamis. Il ministro dell’Interno Marco Minniti annuncia l’impegno forte del governo e misure urgenti per contrastare la criminalità organizzata foggiana. Controllo del territorio, capacità investigativa, uso di tecnologie moderne: queste i capisaldi di intervento illustrati ieri dal ministro al termine del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

«Arriveranno a Foggia 192 unità operative – ha dichiarato – in particolare reparti prevenzione e crimine della Polizia, compagnie di intervento operativo dei Carabinieri, caschi verdi della Finanza. Il loro compito sarà saturare il territorio, forze che si aggiungono a quelle che già operano». Saranno presenti anche 24 unità appartenenti al reparto Cacciatori di Calabria. Inoltre il comune di San Severo ha messo a disposizione un sito dove lavoreranno squadre speciali sul fronte della prevenzione e del contrasto ai fenomeni criminosi.


La mafia foggiana è un cancro da estirpare. Per troppo tempo è stata sottovalutata. A questa conclusione impietosa e realistica è giunto il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti: «La criminalità pugliese e in particolare questa efferatissima forma di criminalità, è stata considerata a lungo una mafia di serie B, meno pericolosa e meno feroce della ’ndrangheta, di Cosa nostra e della camorra napoletana. Purtroppo la storia non è nuova: le faide tra i clan mafiosi foggiani risalgono a oltre 30 anni fa con circa 300 omicidi, l’80 per cento dei quali sono rimasti impuniti». Roberti pone l’accento sul fenomeno della droga. «Oggi lo scontro si è acceso attorno al traffico di stupefacenti, in particolare di droghe leggere dall’Albania. Un affare colossale che scatena gli appetiti dei clan e che investe, partendo dal foggiano, tutta la dorsale adriatica fino all’Europa. La mafia foggiana è una costola della camorra napoletana».


Le indagini sull’agguato mortale di San Marco in Lamis proseguono a ritmo serrato anche se non è facile superare il muro di omertà. I carabinieri del Comando provinciale di Foggia, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, hanno ascoltato una decina di persone tra amici e parenti delle vittime, ma finora non è emerso nulla di concreto. Anche le numerose perquisizioni operate dai militari non hanno fatto emergere elementi utilo per sbrogliare l’intricata matassa dell’inchiesta. La ricostruzione dell’efferato delitto da parte degli investigatori dipende soprattutto dalla comparazione balistica che verrà effettuata dai Ris. In particolare bisognerà stabilire se a sparare contro il Fiorino su cui si trovavano i due contadini, testimoni inconsapevoli dell’omicidio, siano state le stesse armi utilizzate dai sicari per assassinare Mario Luciano Romito ed il cognato Matteo De Palma. A quanto si è appreso, Romito era uscito di prigione il 3 agosto scorso in attesa della decisione del Tribunale del Riesame su una precedente ordinanza di custodia cautelare su cui si era pronunciata la Cassazione.


L’auto dei killer, una Ford Kuga, è stata ritrovata bruciata a pochi chilometri di distanza dal luogo della strage. Gli investigatori ritengono che il movente del feroce agguato sia riconducibile a una vendetta sullo sfondo cupo della faida del Gargano che da alcuni anni vede in "guerra" il clan dei Romito di Manfredonia con la famiglia Li Bergolis di Monte Sant’Angelo. Ma non si escludono altre piste, come quella di una possibile ritorsione per il duplice omicidio del giugno scorso ad Apricena, in cui vennero uccisi a colpi di kalashnikov e fucile Antonio Petrella e suo nipote Nicola Ferrelli.


Ieri sera nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie a San Marco si è tenuta una veglia celebrata dall’arcivescovo di Foggia-Bovino Vincenzo Pelvi. «Sono vicino a tutti voi in questo momento di smarrimento e tristezza – ha detto – per chiedere al Signore che le coscienze si mobilitino a difendere la sacralità della vita. La preghiera e la collaborazione concreta aiutino a rifiutare l’illegalità che genera violenza».

© Riproduzione riservata