lunedì 28 settembre 2009
Il prof. Lorenzo Varezzo ha depositato ieri a Vigevano le carte che in più punti danno ragione alla difesa. Non si è riusciti a determinare l'ora della morte della vittima e l'alibi del ragazzo (che avrebbe lavorato al suo computer mentre avveniva il delitto) regge.
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Smonta l’ipotesi della accusa e dà ragione ad Alberto Stasi la perizia medico legale depositata ieri in Tribunale a Vigevano e commissionata dal giudice Stefano Vitelli a un pool di esperti per chiarire una serie di interrogativi sorti durante il processo con rito abbreviato nei confronti del giovane accusato dell’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi.Sei sono i punti in cui la perizia, firmata da Lorenzo Varetto e dai colleghi Fabrizio Bison e Carlo Robino, docenti all’Università di Torino, alleggerirebbe di molto la posizione di Alberto che, proprio due anni fa, venne “scagionato” dal gip: rigettò la richiesta di fermo della Procura rimettendolo in libertà dopo quattro giorni di carcere. Certo, questi sei punti dovranno essere discussi in aula nel contraddittorio, ma minerebbero seriamente la ricostruzione che da due anni il pm Rosa Muscio propone dando una svolta al caso.«È importante per la assoluzione di Alberto – dicono soddisfatti i legali di Stasi – ed è un ulteriore elemento che prova la sua innocenza e che ha sempre detto la verità».  Il pm ha incassato con serenità. Un po’ meno il suo capo, il Procuratore Alfonso Lauro, che raggiunto al telefono con tono irritato si è limitato a un «non ho  nulla da dire». Nelle 146 pagine non si è arrivati a determinare «con precisione» l’ora della morte di Chiara: non attorno alle 11-11,30, come ha sostenuto il pm, non tra le 9 e le 10 come ha sostenuto la difesa ma solo ad affermare che «avvenne nel corso della mattinata del 13 agosto 2007». E questo avvalorerebbe l’alibi di Stasi confermato per altro dalla perizia informatica (non ancora depositata) che, secondo indiscrezioni proverebbe che la mattina dell’assassinio lui rimase al computer dalle 9.36 alle 12.20. L’aggressione, invece, ricostruita in base alle macchie e pozze di sangue rinvenute nella villetta, avvenne in due fasi «cronologicamente ben distinte» e durò complessivamente «anche per alcune decine di minuti» a differenza di quanto sostenuto dal video depositato poco tempo fa dalla parte civile (nove minuti in tutto, tra omicidio e fuga). Non si sa, inoltre, se Chiara venne finita all’inizio o in fondo alle scale che portano in taverna, ma fortunatamente «ebbe una sopravvivenza non lunga».Il terzo punto a favore di Stasi riguarda le moltissime macchie di sangue rinvenute sul pavimento della villetta dell’assassinio: meno di 40 minuti dopo la scoperta del cadavere da parte del giovane, «una buona parte ed eventualmente anche la sua totalità» era già secca. A ciò si aggiunge anche il fatto (quarto punto) che il giovane avrebbe potuto non sporcarsi le suole di sangue in quanto, dalle sperimentazioni condotte, è possibile che le scarpe che aveva ai piedi quel giorno abbiano disperso le «tracce eventualmente raccolte». Il quinto punto della perizia rileva invece che il materiale biologico di Chiara rintracciato sui pedali della bici sequestrata al suo fidanzato, non solo non è databile, ma non è detto che sia sangue.  Infine, ha annotato l’esperto del giudice, «è irrilevante al fine della costituzione di una prova scientifica» il riscontro  delle impronte di Alberto e del Dna della sua ragazza sul portasapone nel bagno della villa dove per l’accusa l’assassino è andato a ripulirsi.
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