venerdì 28 aprile 2017
Piani per la qualità dell'aria, nel mirino 13 Regioni. Si rischia una multa fino a un miliardo
Smog a Milano (Fotogramma)

Smog a Milano (Fotogramma)

Troppo smog: l’Italia rischia di essere deferita alla Corte di Giustizia europea se entro due mesi non verranno adottate «azioni appropriate» per ridurre le emissioni di polveri sottili (Pm10) nelle trenta zone del Paese dove sono stati superati i limiti giornalieri consentiti dalla normativa. L’ingiunzione è partita ieri da Bruxelles e rimbalzerà sul tavolo del governo che a sua volta la 'girerà', accompagnandola presumibilmente con un decreto di urgenza, alle Regioni interessate le quali dovranno prendere i provvedimenti del caso.

Si tratta della seconda fase della procedura di infrazione avviata nel 2014 dalla Commissione Europea nei confronti dell’Italia, un’azione legale al termine della quale potrebbe arrivare, se non interverranno soluzioni adeguate, una multa fino a un miliardo di euro. Ma in gioco c’è, soprattutto, la salute dei cittadini. Il 15 febbraio scorso il nostro Paese aveva ricevuto un simile ultimatum anche per i livelli fuori legge di biossido d’azoto (No2). L’emergenza coinvolge Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Lazio e Sicilia. L’avvertimento stabilito ieri si riferisce inoltre ai superamenti del valore limite annuale del particolato in nove zone: Venezia-Treviso, Vicenza, Milano, Brescia, due aree della Pianura padana lombarda, Torino e Valle del Sacco, nel Lazio. «Non speculerei in questa fase su qualsivoglia tipo di multa» ha commentato il portavoce della Commissione, Enrico Brivio. «Siamo al parere motivato e speriamo che gli Stati membri rispettino i loro obblighi. Ci sono vari tipi di sanzioni, che vengono stabilite secondo determinati parametri, ma siamo molto lontani da quel punto. Speriamo che gli Stati rispettino i loro obblighi» ha ribadito. Secondo la presidente di Legambiente, Rossella Muroni, «l’Italia continua a dare risposte stagionali all’emergenza smog, senza avere la capacità di mettere in campo un piano nazionale per abbattere le emissioni e ripulire l’aria». Un invito esplicito al governo e al Parlamento ad avviare un’azione più decisiva.

«In Italia l’inquinamento da Pm10 è causato principalmente dai fumi connessi al consumo di energia elettrica e al riscaldamento, ai trasporti, all’industria e all’agricoltura – si legge nella lettera con parere motivato dell’esecutivo Ue – provocando ogni anno più di 66 mila morti premature». Le stime dell’Agenzia europea dell’ambiente dicono che il nostro Paese è il più colpito in termini di mortalità legata al Pm10, che può inoltre causare in chi lo respira asma, disturbi cardiovascolari e cancro ai polmoni. Sembrerebbero inevitabili, a questo punto, interventi drastici come il blocco del traffico nelle principali città e le limitazioni nell’uso di impianti industriali e di riscaldamento, ma le norme stentano ad arrivare. Bisognerà aspettare le decisioni delle singole Regioni.

La giunta regionale lombarda, intanto, sta già rimettendo mano al Piano degli interventi per la qualità dell’aria (Pria) anche in seguito al ricorso al Tar presentato da Cittadini per l’Aria e Aipi (Associazione Ipertensione Polmonare Italiana onlus) con il sostengo dell’organizzazione europea ClientEarth (avvocati attivisti per la Terra): l’azione è rivolta a una revisione radicale dell’atto amministrativo ritenuto «assolutamente insufficiente per combattere l’inquinamento e tutelare la salute dei cittadini lombardi». «Tempi e modalità dell’avvertimento deciso ieri non sono casuali – commenta Ugo Taddei, l’avvocato di ClientEarth che segue il caso e altri procedimenti simili in Europa –. La Commissione ha mandato un chiaro segnale che l’Italia è un osservato speciale – continua il legale – e la delibera lombarda di aggiornamento del piano è un primo passo nella direzione giusta: ci auguriamo che non ci saranno altre esitazioni e che si agisca il prima possibile senza perdere altro tempo. Altrimenti anche noi non esiteremo a prendere nuove iniziative in Italia e Lombardia per difendere il diritto di tutti a respirare aria pura».

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