mercoledì 11 gennaio 2017
Il presidente dell'Anci: con la quota di 2,5 migranti su mille abitanti non avremmo avuto casi come quelli di Cona e di Bagnoli
Antonio Decaro, numero uno dell’Anci.

Antonio Decaro, numero uno dell’Anci.

«Per noi sindaci i Cie, se sono gli stessi che abbiamo visto nel passato, non hanno senso, non hanno dato risposte positive. Sono dei ghetti dove c’era la badante che non aveva ottenuto il permesso di soggiorno assieme a persone che sono state in carcere». È quasi una bocciatura quella del presidente dell’Anci, Antonio Decaro. «Creare una sorta di carcere amministrativo è inopportuno – spiega il sindaco di Bari –, a meno che il governo spieghi che è una cosa diversa».

Per ora non ve l’ha spiegato?
Non abbiamo avuto ancora un incontro. E poi c’è un altro problema. Se si apre un Cie è chiaro che va sorvegliato da forze dell’ordine. Ma così ci sarebbe una riduzione del servizio che svolgono nelle città.

Invece, con l’accordo firmato col governo, date la vostra disponibilità all’accoglienza dei richiedenti asilo.
Ci abbiamo messo la faccia. Oggi il governo coi Cas, i Centri di accoglienza straordinaria, non distribuisce in maniera equa il flusso migratorio su tutto il territorio nazionale. Vengono rispettate le quote regionali ma all’interno della regione può capitare quello che è accaduto a Cona e Bagnoli, comunità di 3mila abitanti che si sono trovate 1.400 persone e altre mille in due caserme. È un problema per i migranti, in tanti chiusi all’interno di una struttura non dignitosa, ma lo anche per la comunità che accoglie, con un impatto che qualche volta può portare a fenomeni di intolleranza.

E invece?
Una distribuzione equilibrata, 2,5 migranti per ogni mille abitanti, come previsto dall’accordo, avrebbe portato quei due comuni attraverso il sistema Sprar, ad accogliere otto migranti a testa. Non credo che otto persone, in 1-2 appartamenti, possano creare problemi a una comunità di 3mila abitanti.

Questa modalità potrà superare l’opposizione dei sindaci che annunciano barricate?
Penso di sì. Un sindaco fa una barricata se arrivano mille persone in una comunità di 3mila abitanti. Se ne arrivano 8 non ha nessun motivo logico per fare una barricata. È chiaro che i comuni che aderiscono hanno la clausola di salvaguardia, cioè lì non è possibile fare arrivare altri migranti. Per quelli che non aderiscono può capitare che la prefettura usi una caserma e arrivino tante più persone.

C’è questa disponibilità?
Ci sono tanti sindaci che lo faranno. Tanti già lo fanno, nonostante tutte le difficoltà. Penso che ora saremo incentivati a aderire.

Spesso si affianca il tema dell’immigrazione a quello della sicurezza.
Io vivo in una città dove ci sono quattordici clan criminali, sono più preoccupato di loro piuttosto di chi, magari attraverso il flusso migratorio, viene qui per delinquere. È però chiaro che persone abbandonate in migliaia nei Cas, senza fare nulla, corrono il rischio di essere coinvolte nelle strutture criminali delle nostre città come manovalanza. Ma per fortuna non accade spesso.

In questo periodo si chiede ai sindaci un maggiore impegno per la sicurezza delle città.
La sicurezza non è una competenza dei sindaci ma purtroppo il cittadino ce la chiede perché siamo il primo presidio istituzionale. Per questo abbiamo chiesto un norma ad hoc per la sicurezza urbana. C’era stato dato un parere favorevole di massima dal prece- dente ministro, l’attuale la sta guardando in questi giorni e potrebbero approvarla con un decreto nei prossimi mesi. È un modo non per dare più poteri ai sindaci ma più responsabilità.

Migranti all’interno del Cie di Ponte Galeria

Migranti all’interno del Cie di Ponte Galeria


Anche in chiave antiterrorismo?
No. Mi sembra eccessivo. È una questione di ordine pubblico e soprattutto di intelligence.

A proposito di sicurezza emerge il problema delle periferie, del degrado, della povertà. Avete avuto risposte dal governo?
Una prima risposta è stata l’approvazione pochi giorni fa del piano per le 'periferie aperte': 500milioni per il 2016 e 2,1 miliardi nel 2017. Sono stati finanziati tutti i progetti dei comuni e delle città metropolitane che hanno partecipato al bando. È un bel segnale perché significa fare rigenerazione urbana. Però creare spazi di socializzazione, riqualificare aree, non basta, serve anche attivare i talenti e le competenze dei giovani, in particolare per quelle famiglie che vivono una difficoltà socio economica. Abbiamo chiesto al governo di ascoltare l’Anci e i sindaci che hanno già sperimentato in forma autonoma, utilizzando fondi nazionali o regionali, alcuni esempi di reddito di cittadinanza. In che modo? Non una forma di assistenzialismo ma uno strumento alle famiglie per poterle emancipare. Io ad esempio sto sperimentando una formula che assomiglia molto a quella che vuole proporre il governo, e si riferisce a nuclei familiari che hanno un reddito Isee sotto i 3mila euro e propone tirocini formativi nelle aziende che si sono offerte. Noi li aiutiamo ad incontrarsi, a fare un’analisi delle competenze, loro li assumono e lo stipendio di 450 euro per 6 mesi lo paga il comune. Fanno un’esperienza professionale e nel migliore dei casi dopo i sei mesi vengono assunti, da noi più del 20%. Così non hanno più bisogno dell’assistenza del comune, e hanno una prospettiva di vita.

Un bel risultato...
La cosa più bella del 2016 è stato guardare gli occhi di una 'ragazza' di 40 anni che era stata assunta da un grande centro commerciale dopo questi 'cantieri di cittadinanza'. Mi ha detto: «Sindaco ero inattiva, oggi ho un lavoro a tempo indeterminato e posso pensare ad avere una famiglia». Per me è stata una grande soddisfazione. Su questo credo che il governo deve ascoltare i sindaci che hanno fatto contrasto alla povertà con proprie risorse, per capire quale è la soluzione migliore.

A proposito di ascoltare i sindaci, riuscirete finalmente a trovare un accordo col governo sul tema dell’azzardo?
Eravamo d’accordo sulla riduzione del 30% delle sale giochi, stavamo discutendo sull’orario di apertura tra le 12 ore che proponeva il governo e noi 8-10. Ci siamo incagliati sulla distanza rispetto ai punti sensibili. Noi vorremmo una norma nazionale, univoca, 500 metri per tutti, e per tutte le sale, invece il governo dice che per quelle di tipo B scelgono comuni o regioni, mentre per quelle di tipo A si può andare in deroga. Non siamo d’accordo perché il problema è uguale su tutto il territorio nazionale.

Anche perché voi siete i primi osservatori degli effetti negativi dell’azzardo...
È vero. Nella mia città chiudono molti negozi e aprono molte sale giochi. Qualcosa sta succedendo e non possono essere solo investitori. C’è il tentativo di riciclare denaro di provenienza illecita.

Qualcuno dei 14 clan...
Penso proprio di sì.

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