mercoledì 21 settembre 2011
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«Agitare ancora la bandiera della secessione significa porsi fuori dalla storia, dalla realtà e da un indispensabile impegno per far fronte alla crisi economica». Non inattesa, ma con effetti lo stesso dirompenti, ecco la replica di Giorgio Napolitano alle parole in libertà di Umberto Bossi a Venezia. Il capo dello Stato sceglie, in serata, di incontrare i giornalisti al termine della visita a una mostra presso l’archivio di Stato. Per il Quirinale è stata un’altra giornata difficile. La sera di lunedì 5 settembre era stato proprio il timore trasferito da Bankitalia di un declassamento del giudizio sul nostro debito pubblico a indurre Napolitano a uno dei suoi interventi più forti, per lanciare un appello a «rafforzare l’efficacia e la credibilità della manovra». Ma dopo che il provvedimento del governo era stato rafforzato in Parlamento e dopo la sostanziale approvazione dell’Europa, questa doccia fredda proprio non ci voleva.Ecco allora l’affondo del Quirinale. Se lo scenario internazionale assume tinte sempre più preoccupanti, non è possibile lasciar passare parole che suonano come un invito a tirarsi fuori dalla contesa, che riguarda la salvezza dell’Italia. È necessario, invece, «il ricostituirsi «di un cemento nazionale unitario, che consenta la massima mobilitazione di grandi energie di cui potenzialmente l’Italia dispone - sottolinea Napolitano -, allo scopo di superare questa fase molto critica per l’Europa e, specificamente, per l’Italia».Insomma, mentre il baratro a giorni alterni sembra avvicinarsi pericolosamente, il Colle non si stanca di auspicare misure strutturali, «un pacchetto di misure per la crescita, una piattaforma meditata che nasca da consultazioni ampie». È questa la strada che l’Italia deve seguire con determinazione, anche perché - non si dà per vinto, Napolitano - le valutazioni delle agenzie di rating come anche i dati poco rassicuranti del Fondo monetario internazionale sulle prospettive della crescita «non rimpiccioliscono il nostro Paese», che resta «una grande e vitale economia».Ma non sono solo auspici, o moniti. Da tempo il Quirinale si è ritagliato, sulla spinta degli eventi, un ruolo di supervisione sulle misure anti-crisi, in stretta sintonia con il governatore di Bankitalia Mario Draghi, anche nella sua veste di presidente designato della Bce. Per Napolitano ieri è stata un’altra giornata di intense consultazioni. Un’agenda fitta di appuntamenti già fissati da alcuni giorni, ma che sono stati anche l’occasione per sondare i margini di tenuta di una maggioranza semper più in fibrillazione, che ieri è andata sotto per ben 5 volte alla Camera. Problema che non è stato possibile ignorare, ieri, con i capigruppo del Pdl Cicchitto e Gasparri, ricevuti nel tardo pomeriggio su loro richiesta, motivata con l’ennesimo scontro fra magistratura e premier. Tanto più che la principale questione che aveva mosso il Pdl a chiedere l’incontro era già stata sbrogliata, di fatto, dai magistrati napoletani, che hanno trasferito la competenza del processo Tarantini a Roma. Cosicché si è potuto parlare anche d’altro, con Cicchitto e Gasparri che hanno provato a derubricare a incidenti di percorso le defaillance di ieri, che preoccupano il Quirinale, con gli istituti internazionali che trovano nuovi motivi per abbassare la credibilità del sistema Italia.Napoltano sente a telefono Pierluigi Bersani, per verificare la posizione del Pd in caso di implosione della maggioranza. Ma di politica si era parlato anche nel colloquio che Roberto Maroni aveva avuto in mattinata sul Colle. Anche in questo caso era stato il ministro dell’Interno a chiedere udienza, per aggiornare Napolitano - anche nella sua veste di ex ministro dell’Interno - sul piano che il Viminale sta per varare, anche per mettere in sicurezza i conti ridotti all’osso dalle ultime manovre. Ma il tono cordiale del colloquio, due giorni dopo la "sparata" di Bossi a Venezia e poche ore prima della dura replica di Napolitano al senatur, è indice di qualcosa. Il Quirinale, insomma, nel giorno in cui bacchetta Bossi, sembra puntare sull’altro leader emergente del Carroccio, perché si faccia garante di una linea politica più responsabile e consapevole. Con questa maggioranza o in un diverso governo, è presto per dirlo e non pretende certo il Quirinale di deciderlo. Ma l’empasse va risolta, in un modo o nell’altro. Napolitano l’ha detto chiaro a tutti.
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