martedì 17 ottobre 2017
Oltre il 60% degli edifici è stato costruito prima del 1976, quando entrò in vigore la normativa antisismica. Eppure il 41% si trova in zona a rischio elevato
Metà delle scuole a rischio, 113 anni per la messa in sicurezza

Ancora cinque generazioni di studenti e tutte le scuole d'Italia saranno antisismiche e sicure. Al ritmo attuale, ha calcolato Legambiente - che oggi ha presentato il 18° rapporto Ecosistema scuola - ci vorranno, infatti, 113 anni per completare i lavori di messa in sicurezza dei 15.055 edifici scolastici che si trovano in zona sismica 1 e 2, cioè a rischio di terremoti fortissimi o forti.

Oltre il 60% ha più di 40 anni

Il primo problema dei nostri edifici scolastici, sottolinea Legambiente, è la vecchiaia. Oltre il 60% del totale è stato costruito prima del 1976, anno di entrata in vigore della normativa antisismica, varata sull'onda emotiva del disastroso terremoto del Friuli. Quasi la metà (il 43,8%) di queste scuole ha bisogno di interventi di manutenzione urgenti, mentre solo il 12,3% degli edifici in area sismica risulta progettato o adeguato successivamente alle tecniche di costruzione antisismica. Stando al Rapporto di Legambiente, soltanto il 3,5% degli interventi nelle aree a rischio a riguardato l'adeguamento sismico, con una media di 532 cantieri all'anno. Di questo passo, l'obiettivo della sicurezza sarà raggiunto in 113 anni.

«Entro il 2020 almeno il fascicolo di fabbricato»

«Ma non abbiamo tutto questo tempo – sbotta la presidente di Legambiente, Rossella Muroni -. L’anagrafe dell’edilizia scolastica va completata rapidamente, insieme al finanziamento delle diagnosi statiche ed energetiche di tutti gli edifici, con l’obiettivo di avere entro il 2020 il fascicolo di fabbricato per ogni scuola d’Italia. Occorre ridurre e semplificare le linee di finanziamento per la riqualificazione edilizia e stabilire priorità precise d’intervento basate sull’obiettivo, sull’età dell’edificio e sulla situazione di rischio dell’area su cui la scuola insiste. La vera sfida consiste nel promuovere un grande cantiere di innovazione, dove convogliare idee e risorse per progettare e realizzare spazi adatti a una moderna didattica, sicuri, accoglienti e sostenibili».

Tanti soldi spesi, pochi cantieri chiusi

Per conseguire questo risultato, occorre, innanzitutto «un'anagrafe scolastica affidabile. Oggi, denuncia Legambiente, è invece ancora incompleta (mancano all'appello 6.315 edifici, il 15% del totale) e imprecisa (ci sono 14.711 istituti registrati due volte). Questo impedisce una vera programmazione dei cantieri e, infatti, ben il 43,8% delle scuole (dato in crescita rispetto all'anno scorso), ha bisogno di interventi di manutenzione urgenti. «E i tanti soldi messi a disposizione per il miglioramento dell’edilizia scolastica, ben 9,5 miliardi dal 2014 - si legge nel Rapporto di Legambiente - non hanno contribuito efficacemente al raggiungimento dell’obiettivo: solo 4 miliardi sono stati finanziati per la realizzazione di 12.271 interventi, di cui però risultano conclusi solo la metà».

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