mercoledì 26 novembre 2014
​La Corte di giustizia europea ha bocciato il sistema delle supplenze utilizzato nella scuola italiana. Esultano i sindacati: una vittoria per 250mila lavoratori.
Sentenza che chiude spazi di Enrico Lenzi
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​La Corte di giustizia europea ha bocciato oggi il sistema delle supplenze utilizzato nella scuola statale italiana. "La normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della scuola è contraria al diritto dell Unione" si legge in una nota della Corte di giustizia Ue di Lussemburgo pubblicata oggi. "Il rinnovo illimitato di tali contratti per soddisfare esigenze permanenti e durevoli delle scuole statali non è giustificato," si legge nella nota. "La normativa italiana non prevede alcuna misura che limiti la durata massima totale dei contratti o il numero dei loro rinnovi," spiega la nota, aggiungendo inoltre che "la normativa italiana non prevede alcuna misura diretta a prevenire il ricorso abusivo a una successione di contratti di lavoro a tempo determinato". La sentenza odierna della Corte segue un ricorso presentato da Raffaella Mascolo e Carla Napolitano e altri colleghi assunti in istituti pubblici come docenti e collaboratori amministrativi in base a contratti di lavoro a tempo determinato stipulati in successione. Si tratta di casi di supplenti che hanno lavorato per almeno 45 mesi, seppure non necessariamente in modo continuato, per un periodo di 5 anni. I supplenti hanno contestato nelle corti italiane la legalità di tali contratti, chiedendo "la riqualificazione dei loro contratti in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, la loro immissione in ruolo, il pagamento degli stipendi corrispondenti ai periodi di interruzione tra i contratti nonché il risarcimento del danno subito". Secondo le stime riportate dalla Corte in una nota stampa, il personale della scuola pubblica assunto con contratti di supplenza sarebbe tra un terzo e due terzi del totale per quanto riguarda le posizioni amministrative, tecniche e ausiliarie, e sarebbe tra il 13% e il 18% della forza lavoro per quanto riguarda i docenti per il periodo tra il 2006 e il 2011. Nella sentenza odierna la Corte sottolinea che la normativa europea prevede che ci siano sanzioni per prevenire e punire abusi nei contratti di lavoro e sottolinea che non è possibile escludere il risarcimento per le vittime di tali abusi, come invece di fatto prevede la normativa italiana. La Corte chiede quindi che l'Italia introduca un tale sistema, ma in nessuna parte della sentenza, tuttavia, si dice che l'applicazione di tale sistema di risarcimenti debba essere applicato in modo retroattivo. La sentenza fa esultare i sindacati. "Ora 250mila precari della scuola "possono chiedere la stabilizzazione e risarcimenti per due miliardi di euro, oltre agli scatti di anzianità maturati" scrive l'Anief, l'Associazione professionale sindacale commentando la decisione della Corte di giustizia europea. Il sindacato annuncia ricorsi per l'applicazione del principio della parità di trattamento impugnando i decreti di ricostruzione di carriera che riconoscono solo parzialmente il servizio pre-ruolo. "Adesso sfidiamo il Governo a dare immediata attuazione alla sentenza stabilizzando tutti i precari e non solo quelli iscritti nelle graduatorie a esaurimento. Ma non ci fermiamo qui" ha detto il segretario generale della Flc-Cgil Mimmo Pantaleo. "La Corte Giustizia Europea - ha sottolineato - ha deciso che i precari della scuola con più di 36 mesi di servizio hanno diritto all'assunzione a tempo indeterminato. La sentenza è destinata a fare da apripista e dare una speranza alle centinaia di migliaia di precari di tutte le pubbliche amministrazioni.
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