Sicurezza, militari e forze dell'ordine: perché il governo procede a vista
di Matteo Marcelli, Roma
Il nodo dell'ordine nelle città resta irrisolto per la maggioranza e incrocia pericolosamente la partita ucraina. La mediazione trovata ieri tra Crosetto e Salvini è temporanea: la Difesa ha bisogno di spostare soldati dalle città ai fronti internazionali, mentre il Carroccio chiede 7mila persone in più per "Strade sicure"

Sulla necessità di un nuovo pacchetto sicurezza la maggioranza sarebbe anche unita, ma i contenuti, a quanto pare, provocano divisioni. E poiché l’eventuale decreto sul tema si incrocia pericolosamente con il campo minato del sostegno militare all’Ucraina, i partiti tendono ad allargare le distanze tra di loro. Sino a un certo punto, però: perché Meloni non vuole altri dissidi su un tema considerato “identitario” e che in realtà sta provocando diversi imbarazzi, con le forze di opposizione che accusano il Governo di fallire proprio sulle questioni dove si erano cumulate le promesse elettorali più imponenti.
Oggetto del contendere sino a ieri pomeriggio è stato lo smantellamento di Strade sicure, che il partito di Giorgia Meloni - e soprattutto il titolare della Difesa Guido Crosetto - vorrebbe in qualche modo rimodulare, alleggerendo l’Esercito dall’incombenza di pattugliare obiettivi sensibili delle grandi città. Un’opzione irricevibile per Matteo Salvini che ieri è tornato sull’argomento: «Io sono contento di quello che stiamo facendo», ma «sicuramente non è il momento per togliere i militari dalle strade e dalle stazioni», anzi, «è un momento in cui c'è bisogno di ancora più divise nelle strade e nelle stazioni. Poi ci sono militari, poliziotti, carabinieri, polizia locale». Che siano proprio i militari a occuparsene non è fondamentale, ha aggiunto, l’importante è «che ci sia più presidio, più presenza, più sicurezza». E in ogni caso, però, «togliere adesso i soldati delle strade» non è la soluzione. Il vicepremier sa che Crosetto la pensa diversamente e ha fatto sapere che il suo staff è in contatto con lui per trovare un accordo.
A sera il titolare della Difesa è costretto a dare le sue rassicurazioni per evitare un trascinamento della polemica. «La mia idea - scrive sui social - era ed è aumentare il numero delle persone che fisicamente presidiano i luoghi più pericolosi e complessi in Italia». Inoltre, Crosetto assicura di voler «utilizzare i militari di Esercito, Marina ed Aeronautica senza toglierne anche solo uno, almeno finché non ci sarà un numero superiore di Carabinieri, neo assunti e formati proprio per questo impiego, pronti a sostituirli». Infine, precisa Crosetto, non è assolutamente sua intenzione depotenziare “Strade sicure”. Anzi. In Parlamento «ho chiesto il rifinanziamento e chiesto e chiederò di implementare il numero dei Carabinieri». Il resto, dice, sono «inutili polemiche inventate».
Se si riferisca ai media o a Salvini, circa le «inutili polemiche inventate», Crosetto non lo precisa. In ogni caso il capo della Lega gradisce: «Perfetto, il mio obiettivo è confermare le attuali divise e aggiungerne altre, quindi va benissimo». In ogni caso quanto detto da Crosetto non basta a Salvini - almeno per il momento - a ritirare la risoluzione della Lega, attesa in commissione Difesa alla Camera, per il potenziamento dell’operazione Strade sicure con 7mila soldati in più. E probabilmente il tema-sicurezza sarà al centro dell’evento conclusivo della tre giorni leghista in Abruzzo in programma dal 23 al 25 gennaio, quando sul palco Salvini e il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, parleranno di infrastrutture e sicurezza. Un modo per ricompattare le fila del partito, specie dopo la notizia di ieri dell’addio di due deputati, Attilio Pierro e Davide Bergamini, che hanno lasciato il gruppo della Lega per passare al gruppo Misto.
Insomma non è detto che il caso sia del tutto chiuso. Galeazzo Bignami, che di FdI è capogruppo alla Camera, prova a minimizzare. Ieri ha ammesso l’impasse, anche se, ha spiegato, «la divisione è nel modo con cui vogliamo realizzare il medesimo obiettivo», cioè garantire maggiore sicurezza. «Noi riteniamo necessario andare avanti nell'assunzione di 6.800 unità di Polizia di Stato», ha detto. Forza Italia la pensa allo stesso modo. Un asse, quello di FdI e FI, che mette sulla difensiva il Carroccio. A far intravedere la mediazione poi ufficializzata da Crosetto è allora il senatore Maurizio Gasparri (sempre ieri), che ha sì ribadito l’impostazione di Nevi, ma ha anche rassicurato sul fatto che i militari non saranno ritirati finché gli organici delle Forze dell’ordine non verranno adeguatamente rimpinguati.
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