L'emergenza umanitaria a Gaza e il dovere di soccorrere
La tregua registra ancora morti a causa delle armi che non hanno mai smesso di assordare i cieli. Nel drammatico conteggio dopo la tregua si registra un numero scandaloso di bambini deceduti a causa del freddo e della fame. E' inconcepibile che succeda, è assurdo stare fermi a guardare

Più di duemila anni fa a Betlemme la strage degli innocenti causò la morte di bambini che non avevano colpe e che subirono la violenza delle armi di chi voleva il potere assoluto sulla terra. Si salvò un Bambino che trovò la possibilità di fuggire in Egitto, grazie ad un angelo che indicò ai suoi genitori la strada della salvezza. Per arrivare in Egitto la Sacra Famiglia è passata da Gaza, se passasse oggi non la riconoscerebbe e non incontrerebbe la gente accogliente e sorridente di quell’area geografica affacciata sullo stesso Mediterraneo del Paese che accolse il Santo Bambino.
A Gaza non c’è più un metro quadrato che non mostri i segni devastanti di una guerra che pare non finire mai: a Gaza, oggi, si muore di freddo prima ancora di morire di fame e di malattia. Eppure, coprire chi ha freddo sarebbe istintivamente la prima azione da compiere davanti a persone che hanno già provato il freddo negli ultimi inverni trascorsi nella sofferenza e nel disagio. Cosa impedisce alle tende, alle coperte, a cibi caldi e vitali di entrare a Gaza? Chi vieta che si compia una carità organizzata e impellente alle necessità vitali di tanta povera gente?
La tregua registra ancora morti a causa delle armi che non hanno mai smesso di assordare i cieli di Gaza. Nel drammatico conteggio dopo la tregua si registra un numero scandaloso di bambini deceduti a causa del freddo e della fame. È uno scandalo conoscere dati così sconvolgenti, è inconcepibile che succeda, è assurdo stare fermi a guardare.
Chi regola e stabilisce le sorti dell’umanità non sente il dovere di «vestire gli ignudi e di dare da mangiare agli affamati»? Papa Leone XIV, battezzando in Vaticano dentro la Cappella Sistina alcuni bambini nella domenica del Battesimo del Signore, ha posto durante l’omelia una domanda: «Chi di noi lascerebbe i neonati senza vestiti o senza nutrimento, nell’attesa che scelgano da grandi come vestirsi e che cosa mangiare?». «Se il cibo e il vestito sono necessari per vivere – ha proseguito – la fede è più che necessaria, perché con Dio la vita trova salvezza». A Gaza i bambini non conoscono cosa sarà della loro vita, non lo sanno i loro genitori che darebbero la vita per salvare i propri figli. La domanda è rivolta a tutti: Chi di noi lascia morire gli innocenti? È una domanda che non trova altra risposta che l’affermazione del Santo Padre ci propone. La fede nel Salvatore che continua a farci credere e sperare nell’umanità solidale e amorevole verso i bisognosi e gli innocenti. Che Dio Onnipotente apra gli occhi chiusi di chi non vuole vedere e riscaldi i cuori di chi non vuole e impedisce di confortare chi ha freddo e fame, a Gaza e in ogni altro luogo di sofferenza della Terra.
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