«Con la famiglia del bosco serve un'alleanza, non una guerra»
di Luciano Moia
Nella struttura di Vasto dove si trovano i bimbi e la madre, quest’ultima adesso è ritenuta «non collaborativa» e si valuta addirittura un suo possibile allontanamento. Parla lo psichiatra Tonino Cantelmi, che è perito di parte della difesa

È entrata in una nuova, delicatissima fase la vicenda della cosiddetta famiglia del bosco di Palmoli, dopo che nella casa famiglia di Vasto dove i tre bambini vivono da fine novembre, la madre Catherine Birmingham è stata descritta da tutrice e operatori come «rigida e non collaborativa», al punto da essere considerata un possibile ostacolo al percorso educativo dei figli. Sul tavolo c’è l’ipotesi, ancora da valutare, di un suo allontanamento dalla struttura, su cui prima fra tutte ha espresso la sua preoccupazione la Garante per l’infanzia Marina Terragni, chiedendo tempi più rapidi per le valutazioni disposte dal Tribunale. Il tutto mentre è stato avviato il piano educativo previsto per i piccoli e nella casa famiglia ha preso servizio un’insegnante per colmare le loro «gravi lacune scolastiche». Ma sono davvero così intrattabili i genitori della “casa nel bosco”? «No», con loro dovrebbe essere costruito un sistema radicato sull’alleanza e non sulla conflittualità. L’allontanamento dei bambini dalla famiglia non solo non serva a colmare eventuali carenze, «ma può avere gravi ripercussioni sotto l’aspetto psicologico-relazionale». Lo spiega in questa intervista Tonino Cantelmi, psichiatra, docente alla Pontificia Università Gregoriana, incaricato proprio dagli avvocati della famiglia Trevallion di svolgere la funzione di consulente di parte nell’indagine psicologica disposta nei confronti di Nathan e Catherine dopo la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila.
Professor Cantelmi, la domanda che tutti si sono fatti fin dall’inizio riguarda l’opportunità di allontanare i bambini dalla famiglia. Secondo servizi sociali e tribunali una scelta inevitabile per salvaguardare il diritto dei piccoli alla socializzazione e all’istruzione. Ma non c’è il rischio che i presunti benefici finiscano per risultare annullati dal trauma di un allontanamento di cui i bambini non riusciranno mai a comprendere i motivi?
Innanzitutto debbo ringraziare Avvenire per questo spazio di riflessione perché l’informazione sta facendo un grande lavoro ed ha evidenziato con questo caso un problema che è sempre stato sottotraccia: il prelievo di bambini dal loro nucleo familiare e la loro eradicazione dal contesto, in assenza di abuso, violenza, illegalità e conflittualità, è una misura idonea oppure dobbiamo ripensare il sistema e valutare misure alternative? In questo caso specifico ci troviamo di fronte ad una famiglia unita, non conflittuale, con un assetto valoriale caratterizzato dal rifiuto dello spreco, del lusso, del dio danaro, che sceglie per i propri figli, ai quali i genitori dedicano tempo e attenzioni, la vita immersa nella natura (e non in un contesto mafioso, camorristico o illegale) con prevalenza di digital detox a favore di relazioni intrafamiliari autentiche. Se la loro matrice culturale non fosse diversa, oserei dire che si tratta di valori francescani. Le autorità hanno rilevato alcune carenze, vere e indiscutibili, ma – la domanda la pongo io – sono secondo voi sufficienti per smembrare la famiglia e devastarla con una metodologia e una potenzialità traumatica devastanti?
Innanzitutto debbo ringraziare Avvenire per questo spazio di riflessione perché l’informazione sta facendo un grande lavoro ed ha evidenziato con questo caso un problema che è sempre stato sottotraccia: il prelievo di bambini dal loro nucleo familiare e la loro eradicazione dal contesto, in assenza di abuso, violenza, illegalità e conflittualità, è una misura idonea oppure dobbiamo ripensare il sistema e valutare misure alternative? In questo caso specifico ci troviamo di fronte ad una famiglia unita, non conflittuale, con un assetto valoriale caratterizzato dal rifiuto dello spreco, del lusso, del dio danaro, che sceglie per i propri figli, ai quali i genitori dedicano tempo e attenzioni, la vita immersa nella natura (e non in un contesto mafioso, camorristico o illegale) con prevalenza di digital detox a favore di relazioni intrafamiliari autentiche. Se la loro matrice culturale non fosse diversa, oserei dire che si tratta di valori francescani. Le autorità hanno rilevato alcune carenze, vere e indiscutibili, ma – la domanda la pongo io – sono secondo voi sufficienti per smembrare la famiglia e devastarla con una metodologia e una potenzialità traumatica devastanti?
Cosa succede nella mente di un bambino che, in assenza di comportamenti maltrattanti o abusanti da parte dei genitori, si vede improvvisamente stravolta la vita, cambiate le abitudini, rovesciati i punti di riferimento, con mamma e papà di fatto “cancellati” dai suoi orizzonti?
In questo caso parliamo di bambini molto amati di 6 e 8 anni. Il contesto in cui hanno vissuto era sicuramente eccentrico (fuori dal centro, non conformista), ma questi figli erano immersi in relazioni intense ed affettuose con i genitori. Immaginiamo come un bambino di 6 anni o di 8 anni possa spiegarsi l’improvvisa assenza dei genitori ed il divieto di incontrarli se non per un tempo contingentato e in modo vigilato. Potrebbe pensare che i genitori hanno fatto cose orribili o lui ha fatto cose orribili oppure c’è una società orribile! Insomma si scatenano dinamiche insidiose dagli esiti potenzialmente devastanti.
In questo caso parliamo di bambini molto amati di 6 e 8 anni. Il contesto in cui hanno vissuto era sicuramente eccentrico (fuori dal centro, non conformista), ma questi figli erano immersi in relazioni intense ed affettuose con i genitori. Immaginiamo come un bambino di 6 anni o di 8 anni possa spiegarsi l’improvvisa assenza dei genitori ed il divieto di incontrarli se non per un tempo contingentato e in modo vigilato. Potrebbe pensare che i genitori hanno fatto cose orribili o lui ha fatto cose orribili oppure c’è una società orribile! Insomma si scatenano dinamiche insidiose dagli esiti potenzialmente devastanti.

Una forma di vita alternativa, com’è certamente quella di vivere in un bosco, senza servizi igienici, senza luce, senza gas ma con la presenza amorevole e costante dei genitori può davvero incidere sullo sviluppo cognitivo di un bambino? In altre parole, il futuro di quei bambini sarebbe stato davvero compromesso da quello stile di vita?
No, in questo caso lo escludo. Tra l’altro ho visionato documentazione e saputo da fonti dirette che questi bimbi incontravano altri bimbi di famiglie vicini per giocare. Questo dato è stato completamente sottovalutato dalla narrazione dei servizi sociali. La scuola parentale è legge in Italia, è praticata da migliaia di famiglie e negli Stati Uniti è utilizzata dalle classi abbienti. Certo si può e si deve migliorare l’istruzione e la socializzazione, come è necessario garantire il diritto alla salute dei bimbi. Sull’istruzione ribadisco che il desiderio dei genitori è quello di utilizzare il sistema della scuola parentale: aiutiamoli a fare una buona scuola parentale!
No, in questo caso lo escludo. Tra l’altro ho visionato documentazione e saputo da fonti dirette che questi bimbi incontravano altri bimbi di famiglie vicini per giocare. Questo dato è stato completamente sottovalutato dalla narrazione dei servizi sociali. La scuola parentale è legge in Italia, è praticata da migliaia di famiglie e negli Stati Uniti è utilizzata dalle classi abbienti. Certo si può e si deve migliorare l’istruzione e la socializzazione, come è necessario garantire il diritto alla salute dei bimbi. Sull’istruzione ribadisco che il desiderio dei genitori è quello di utilizzare il sistema della scuola parentale: aiutiamoli a fare una buona scuola parentale!
Lei ha già incontrato Nathan e Catherine. Che persone si è trovato di fronte? Come pensa di convincerli ad accettare qualche compromesso per il bene dei loro figli rispetto al loro ambientalismo radicale?
Questo dovrebbe essere il nodo centrale: quello di costruire una alleanza con i genitori. Il fallimento è stato sempre attribuito alla rigidità della famiglia, ma siamo sicuri? Non è forse responsabilità dei professionisti mettere in campo competenze efficaci per costruire una adeguata alleanza? Minacciare la sottrazione dei figli e poi farla, anche in assenza di un contesto violento e abusante, è il modo giusto? Chi non ne sarebbe spaventato? Io credo che anche il sistema istituzionale abbia messo in atto comportamenti rigidi. E non trovo accettabile scaricare tutte le responsabilità sulla famiglia. Dobbiamo trovare un equilibrio virtuoso e questo ci coinvolge tutti.
Questo dovrebbe essere il nodo centrale: quello di costruire una alleanza con i genitori. Il fallimento è stato sempre attribuito alla rigidità della famiglia, ma siamo sicuri? Non è forse responsabilità dei professionisti mettere in campo competenze efficaci per costruire una adeguata alleanza? Minacciare la sottrazione dei figli e poi farla, anche in assenza di un contesto violento e abusante, è il modo giusto? Chi non ne sarebbe spaventato? Io credo che anche il sistema istituzionale abbia messo in atto comportamenti rigidi. E non trovo accettabile scaricare tutte le responsabilità sulla famiglia. Dobbiamo trovare un equilibrio virtuoso e questo ci coinvolge tutti.
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