domenica 30 agosto 2020
Tragedia in mare, si incendia uno scafo con oltre 20 persone. Feriti due finanzieri che erano saliti a bordo. Le ipotesi: dolo o incidente. La Caritas calabrese: necessarie vie sicure di ingresso
Il recupero di una delle tre vittime al porto di Crotone

Il recupero di una delle tre vittime al porto di Crotone - Reuters

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Sul molo del porto di Crotone tre bimbi gracili con grandi occhi scuri, salgono insieme alla mamma sul pullman della Croce rossa che li porterà al centro d’accoglienza di Sant’Anna, a Isola Capo Rizzuto. Uno di loro accenna un timido saluto a distanza in direzione del cronista di Avvenire. I tre bambini sono appena sbarcati, insieme a un’altra sessantina di migranti, ora in fila per i primi controlli effettuati da personale della prefettura e delle forze dell’ordine. La barca a vela su cui viaggiavano, stipati come sardine, è stata intercettata al largo di Capo Cimiti e condotta fino a Crotone. Dal suo scafo, salpato dalle coste turche, sono scesi 33 uomini, 15 donne e 18 minori, compresi diversi bambini e perfino un neonato. Arrivano dalla Siria e dall’Afghanistan, ma anche da Iran e Pakistan. Mentre i medici del Suem 118 controllano il loro stato di salute, prima di porli in quarantena in attesa del tampone per il Covid-19, personale della Croce Rossa rifocilla e fa bere tutti, a partire dai bambini. È il quarto sbarco in quindici giorni a Crotone, compreso quello tragico di domenica, quando un’esplosione ha squarciato un barcone con altri 21 migranti al largo della località di Praialonga, causando tre vittime, un disperso e diversi feriti, fra i quali 2 finanzieri impegnati nei soccorsi. E altri sbarchi si sono registrati più a sud, sempre sulla costa ionica, fra Rocella e Caulonia.

Il barcone esploso

Secondo una prima ricostruzione della Prefettura di Crotone, a bordo del barcone esploso domenica viaggiavano 21 migranti. Altri 13 erano sbarcati nella notte a Sellia Marina. Poi lo scafo è stato intercettati da una motovedetta della Gdf che aveva iniziato a scortarlo verso il porto di Crotone. A mezzogiorno, durante il tragitto, per ragioni ancora da verificare (potrebbe essersi trattato di cause accidentali, il motore era vecchio e logoro secondo chi è intervenuto, o dolose) sono avvenute due esplosioni in sequenza, la prima delle batterie e la seconda del motore e del carburante, che hanno causato tre morti (un uomo, una donna e un ragazzo, d'origine africana) e 5 feriti tra i migranti (due con gravi ustioni sono stati trasferiti in elisoccorso nell'ospedale di Catanzaro) , più altri due feriti tra i militari della Guardia di finanza (uno forse con frattura a una gamba, che sarebbe poi stato tenuto a galla da alcuni migranti) impegnati nell'operazione di soccorso.

Video

L’eroismo dei due finanzieri feriti

In uno spezzone di un video girato dalla Gdf e dalla Guardia costiera sono stati ripresi gli attimi concitati dei soccorsi. “C’era mare mosso, forte vento di scirocco e l’imbarcazione sembrava non governabile, così due finanzieri sono saliti a bordo per condurla al porto più vicino. Ma il motore ha preso fuoco ed è esploso – racconta il colonnello Emilio Fiora, comandante provinciale delle Fiamme gialle -. Tutti coloro che erano a bordo sono state scaraventati in acqua, anche i due finanzieri", continua il colonnello. “Fino a un attimo prima i nostri due ragazzi si sono prodigati per evitare guai peggiori, aiutando le persone a mettersi in salvo. Senza il loro impegno avrebbero potuto esserci altre vittime. In uomini che vedi tutti i giorni possono nascondersi degli eroi”, conclude Fiora, recatosi in ospedale a trovare i colleghi feriti.

Le indagini

Sulle cause dell'esplosione, avvenuta al largo ma udita anche dai bagnanti sulla spiaggia, indagano i poliziotti della squadra mobile di Crotone, coordinati dai magistrati. Sull’accaduto, la procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per favoreggiamento all’immigrazione clandestina e per morte in conseguenza di altro reato. "Nei prossimi giorni conferirò l’incarico per l’autopsia sui tre migranti morti, chiederò una corsia preferenziale – fa sapere il sostituto procuratore Pasquale Festa -. L’inchiesta ovviamente è ancora in una fase embrionale, non appena avremo elementi nuovi li comunicheremo".

L'Arcidiocesi: chiediamo perdono a Dio per questa tragedia

"La tragedia che si è consumata ieri a largo della costa di Praialonga nel Comune di Isola Capo Rizzuto scuote profondamente le nostre coscienze di uomini e di credenti e ci spinge a chiedere perdono a Dio per questa ennesima tragedia dell'emigrazione". A scriverlo, in una nota pubblicata sul sito, è l'arcidiocesi di Crotone-Santa Severina. "L'intera comunità diocesana piange per la morte di questi nostri tre fratelli migranti, dei quali pur non conoscendo i nomi, intuiamo la tragica storia di sofferenza, e spera che i dispersi (o il disperso) siano ritrovati salvi". La diocesi è "vicina agli uomini della Guardia di Finanza rimasti feriti nelle operazioni di soccorso" e su sente "in dovere di ringraziare e di lodare tutti gli uomini e le donne dello Stato, delle associazioni di volontariato e del personale medico e paramedico per la dedizione con cui si stanno adoperando nei soccorsi dei superstiti e nella ricerca dei dispersi".

Per la diocesi calabra, "proprio il prendersi cura del prossimo, senza distinzione di razza, lingua, sesso, religione, è il valore più alto della nostra Repubblica di cui come cattolici ci sentiamo orgogliosamente ispiratori e parte integrante". "Di fronte a questi nostri tre fratelli caduti vittime nel Mediterraneo - si legge nella nota - facciamo appello al Governo italiano, alla Commissione europea e alla comunità internazionale perché non lascino nulla di intentato nel favorire l'accoglienza dei migranti e la risoluzione dei conflitti interni ai loro Paesi che li costringono alla fuga".

Nella nota si evidenzia "l'aria d'odio e d'indifferenza che si respira sui social" e "ci preoccupa e rammarica sapere che anche tra chi si professa cristiano e cattolico ci si abbandoni a giudizi e a considerazioni che rasentano il razzismo".

Piuttosto, "riteniamo che l'odio e l'indifferenza nei confronti dei migranti, sia contrario all'autentica pietà cristiana". Come chiesa diocesana "presentiamo a Dio, tutte le vittime innocenti delle disuguaglianze mondiali - si legge ancora - e incoraggiamo, con rinnovato slancio, a favorire nel nostro territorio percorsi di integrazione, di fratellanza e di tutela dei più fragili e dei più poveri, perché nessuno tra di noi abbia a soffrire e a sentirsi escluso e scartato".

La Caritas: sono necessarie vie sicure e legali di ingresso

La Caritas diocesana di Crotone esprime il proprio cordoglio per le vittime del tragico incidente avvenuto sulla costa ionica del crotonese. E manifesta grande apprensione per i dispersi e i feriti: "Ancora una volta si ribadisce con forza come siano necessarie vie sicure e legali di ingresso" dice ad Avvenire il direttore della Caritas diocesana crotonese, don Rino Le Pera, che ritiene sempre più necessario "predisporre attività di soccorso nelle emergenze del Mediterraneo" perché "l'assenza di coordinamento internazionale sui fenomeni migratori causa tragedie come questa o come quelle di cui si sente eco dalle coste del Nordafrica.

Come ha detto papa Francesco domenica scorsa, Dio chiederà anche a noi conto dei morti durante i viaggi della speranza". Come Caritas impegnata in attività di sostegno, accoglienza e supporto ai fratelli migranti, conclude don Le Pera, "mettiamo a disposizione le nostre risorse per intervenire in questo momento di estrema difficoltà".

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