lunedì 26 ottobre 2009
Sugli istituti sanitari di enti religiosi si abbatte la scure della Regione: ridotta del 50% la rimessa mensile.
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Nei giorni della tempesta sul "caso Marrazzo" l’ennesima stretta ai cordoni della borsa della regione Lazio rischia di strangolare gli ospedali religiosi nonprofit. Giustificando la decisione per «mancanza di liquidità», la Regione nei giorni scorsi ha comunicato alle strutture ospedaliere classificate del Lazio – cioé equiparate a quelle pubbliche – un taglio del 50% sulla rimessa mensile. Dopo che da un anno è in atto un piano di contenimento della spesa che prevede già un taglio del 30% dei posti letto. Ora la Regione promette che entro il 6 novembre verserà quanto dovuto. «Ma temiamo che il copione si ripresenti a novembre», dice il direttore sanitario dell’Ospedale Cristo Re. A rischio sono posti di lavoro e prestazioni sanitarie ai cittadini.I bilanci della sanità laziale sono da tempo in uno stato disastroso. L’attuale giunta a ottobre 2006 aveva denunciato un debito di 10 miliardi 196 milioni ereditati dalla giunta Storace. Il governatore Marrazzo da un anno è stato nominato dal governo commissario ad acta. E la cura dimagrante sta facendosi sentire. Un anno fa è stato chiuso in pieno centro a Roma l’antico ospedale San Giacomo. Ora la scure si abbatte anche sulle strutture pubbliche religiose. Proprio il Cristo Re il 16 ottobre ha ricevuto dalla Regione Lazio la comunicazione che la rimessa regionale di ottobre non sarebbe stata di 2 milioni 364 mila euro, ma un milione 182 mila. Una situazione di difficoltà che accomuna anche gli altri ospedali classificati della Regione: tra gli altri, a Roma il Fatebenefratelli, il San Pietro, l’ldi, il San Carlo di Nancy e, ad Albano, il Regina apostolorum.Marino Nonis, direttore sanitario del Cristo Re, non nasconde la preoccupazione, visto che solo di stipendi l’ospedale spende mensilmente 2 milioni 460 mila euro. «Era successo – dice – già l’anno scorso. Da tempo camminiamo sul filo del rasoio. Abbiamo intrapreso una politica industriale, elaborando un piano strategico di riduzione dei costi. La congregazione religiosa proprietaria dell’ospedale, l’Istituto figlie di Nostra Signora del Monte Calvario, è pienamente coinvolta nel piano e ha già smobilitato alcune proprietà. La Regione ha chiesto un taglio del 30% dei posti letto a tutti gli ospedali classificati, da noi da 240 a 160. Condividiamo il piano, a patto che sia pluriennale e soprattutto stabile». Ieri uno spiraglio: «La Regione ci ha comunicato che entro il 6 novembre completerà la rimessa di ottobre. Confermando però la gravissima situazione di liquidità. Significa – dice Nonis – che a novembre potrebbe riproporsi il dimezzamento».Ai dipendenti del Cristo Re è già arrivata una lettera dell’amministrazione: «Solo per questo mese viene garantito il pagamento degli stipendi del mese in corso per i primi giorni del mese di novembre». Se a novembre «non dovesse rientrare l’attuale decurtazione», l’amministrazione «sarà costretta a prendere decisioni in merito».
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