venerdì 30 settembre 2011
La Procura di Milano ha chiesto il fallimento per l'ospedale e  ha anche aperto un fascicolo con varie ipotesi di reato tra le quali, false fatture, ostacolo agli organismi di vigilanza.
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La Procura di Milano ha chiesto il fallimento per l'ospedale San Raffaele e  ha anche aperto un fascicolo con varie ipotesi di reato tra le quali, false fatture, ostacolo agli organismi di vigilanza e la bancarotta. Al centro delle indagini dei pm Luigi Orsi e Laura Pedio sarebbero i manager dell'ospedale fondato da don Luigi Verzè che hanno lasciato il posto al nuovo Cda. Per formulare quest'ipotesi di accusa sarebbero stati importanti per la procura i documenti sequestrati presso l'abitazione e l'ufficio di Mario Cal, l'ex vicepresidente morto suicida, oltre al audit svolto dalla società di revisione Deloitte e le dichiarazioni rese dall'ex direttore finanziario Valsecchi.IL PM CHIEDE IL FALLIMENTOLa Procura di Milano ha depositato l’istanza di fallimento per l’ospedale San Raffaele. Una decisione presa per «arrestare ulteriori dissipazioni patrimoniali», dato che secondo i pubblici ministeri l’ospedale continua a perdere almeno 100 milioni di euro al mese. La mossa dei magistrati prelude all’iscrizione nel registro degli indagati del vertice uscente della Fondazione, per reati fallimentari come la bancarotta, l’aver ostacolato le attività di vigilanza e l’emissione di fatture per «operazioni inesistenti».Il 18 luglio Mario Cal, ex vicepresidente del gruppo, si tolse la vita nelle stesse ore in cui avrebbe dovuto rapidamente cedere il passo alla nuova compagine proprietaria, che sta lavorando a un piano di risanamento. La «prima analisi» della documentazione cartacea e informatica reperita durante la perquisizione dell’ufficio e dell’abitazione privata di Cal, «fa emergere – si legge negli atti trasmessi al tribunale fallimentare – ulteriori fatti di reato». Non è un caso se il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati parla di «dissipazioni» da «arrestare», e di una situazione finanziaria «prevedibilmente suscettibile di ulteriore aggravamento».L’istituto, gravato da quasi 1,5 miliardi di passività, non ha presentato alla procura il piano di salvataggio atteso entro il 15 settembre. Fonti legali confermano però che il San Raffaele depositerà la richiesta di concordato preventivo al tribunale fallimentare il prossimo 10 ottobre, due giorni prima dell’udienza per il fallimento, cercando così un accordo con i creditori per evitare il crac e bloccare l’iter fallimentare. L’istanza della procura «non altera – spiegano fonti del cda – il programma di lavoro» della compagine che nei mesi scorsi ha preso in mano le sorti dell’istituto fondato da don Luigi Verzè.Il piano di salvataggio è stato proposto dallo Ior e dalla famiglia Malacalza. I debiti della vecchia gestione ammontano, per quanto è stato possibile accertare fino ad ora, a circa un miliardo e mezzo di euro. La nuova dirigenza ha proposto di ristrutturare i conti mettendo sul tavolo 250 milioni di euro e 750 milioni di accollo passività. In procura però non sono del tutto convinti che si faccia in tempo a salvare il salvabile. «Si annuncia da mesi la presentazione di una proposta di concordato preventivo. Il ricorso non è stato ancora depositato ed è di pubblico dominio – si legge negli atti giudiziari – che l’iniziativa non è ancora munita delle attestazioni che ne sono precondizione». Allo stato «nulla fa prevedere che questa annunciata proposta di concordato sia la possibile soluzione dell’insolvenza della Fondazione», per la quale «non è prevedibile alcun miglioramento della situazione patrimoniale e finanziaria».Per i nuovi amministratori dell’Istituto che ha meritato indiscutibili meriti nel capo della ricerca e della cura, si tratta di una lotta contro il tempo. «La previsione dei flussi di cassa in entrata ed in uscita per il periodo agosto-dicembre 2011 predisposta dal management dell’ente – si legge ancora negli atti dei pm Luigi Orsi e Laura Pedio– presenta saldi negativi mensili pari a circa 100 milioni di euro. Peraltro, il saldo ottenuto è da ritenersi al ribasso». Nello Scavo
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