domenica 29 gennaio 2023
«La strategia adesso è cambiata: si passa dal sostegno alla resistenza a quello a una controffensiva Ma così si rischia il dilagare del conflitto»
Massimiliano Romeo

Massimiliano Romeo - .

COMMENTA E CONDIVIDI

La premessa è netta: « È assurdo, oltre che infondato, alimentare voci di crisi sulla politica estera. Se prendo la parola è perché siamo parte di un governo solido, che non può e non deve avere timore di una discussione e di una riflessione più ampia sulla nuova fase del conflitto». Perciò Massimiliano Romeo, presidente dei senatori della Lega, non vuole nascondere le proprie «perplessità» rispetto al solo sostegno militare a Kiev senza che «le stesse energie vengano investite sull’apertura di canali diplomatici ».

Avete appena votato il decreto Ucraina e il governo sta definendo il sesto invio di armi. È un cambio di posizione?
No, assolutamente. È giusto aiutare l’Ucraina, non possiamo lasciarla sola. Se non l’avessimo aiutata sin dall’inizio, la Russia avrebbe invaso l’Ucraina e forse si sarebbe spinta oltre. Noi come Lega abbiamo votato tutti i decreti, non siamo come altri partiti che li hanno votati con Draghi e poi non li hanno più votati con Meloni. E sgombero subito il campo da un altro equivoco: la pace non si farà deponendo le armi o arrendendosi all’aggressore. Allo stesso tempo la Lega è stato l’unico partito che fin dai primi giorni del conflitto ha chiesto di percorrere altrettanto convintamente la via delle diplomazia per fermare l’escalation a cui purtroppo oggi stiamo assistendo. Teniamo una posizione atlantica e in difesa dei valori dell’Occidente, ma penso che non si possa accettare la prospettiva di una guerra infinita e che, prolungandosi, può avere conseguenze sempre peggiori e pericolose per tutti.

Pensa che l’invio di armi “allunghi” e radicalizzi la guerra?
Ciò che dico è che si sta facendo poco per intraprendere la strada dei negoziati e per fermare questa guerra prima che sia troppo tardi. Abbiamo compreso che con l’invio di queste nuove armi la strategia è cambiata, si è passati dal sostegno alla resistenza dell’Ucraina al sostegno ad una controffensiva che ha l’obiettivo di riconquistare le terre perdute sino alla Crimea. I russi non ci staranno mai a una cosa del genere, di fronte al rischio che ne escano umiliati davvero si avvicinerebbe la guerra mondiale e nucleare. Lo ha ribadito Salvini pochi giorni fa: prima si apre un tavolo di pace, meglio è. Occorre lavorare per fare incontrare Zelensky e Putin.

Lei sostiene che sia cambiato l’obiettivo delle forniture di armi: ne è convinto?
Non si dice chiaramente quale sia la nuova fase per paura e anche perché, diciamolo, domina il pensiero unico.

L’Italia dovrebbe essere protagonista di una ripresa dei negoziati?
Io sento la gente. Comincia ad esserci stanchezza da parte dell’elettorato e anche dell’elettorato di centrodestra. Sentono parlare di armi, armi e armi mentre le bollette aumentano e l’inflazione non si ferma. Negli ultimi vertici internazionali, però, si è parlato di carri armati ma non abbiamo sentito nulla sui canali diplomatici e su una piattaforma negoziale da attivare.

È una critica al governo e alla premier?
Metterla in termini di polemica interna, a fronte di un rischio globale, non avrebbe senso. Penso che il governo dovrebbe mantenere una posizione di atlantismo ponderato e non di atlantismo assoluto. È il nostro ruolo storico, riprendiamolo tra le mani perché può essere utile a tutti. E la presidente Meloni, essendo una donna, può esprimere una sensibilità unica nel percorrere vie di pace. Lei può essere un punto di riferimento per l’intera Unione Europea. Noi vogliamo che sia lei a portare avanti questa linea più ponderata.

Non dipende solo dall’Italia…
L’Italia da sola non può fare nulla, è chiaro. Ma può avere un ruolo di guida, anche chiedendo aiuto alla diplomazia vaticana si può fare in modo che altri Paesi capiscano quanto sia importante intensificare i percorsi di pace, chiamando in causa l’Onu che sinora, diciamolo, non ha fatto nulla.

Chiede un confronto in maggioranza?
Meloni ha più volte detto che la pace si potrà avere quando ci sarà una condizione di parità tra le forze in campo. Io mi auguro che ci sia un confronto in maggioranza su questi temi per aprire una riflessione. Senza mettere in difficoltà nessuno, ci possono essere sensibilità differenti che è giusto mettere in evidenza e ascoltare.

Ma quale potrebbe essere una base negoziale?
L’Ucraina ha diritto a una pace giusta. Io ricordo cosa ci disse Kissinger nel 2014: se Kiev voleva prosperare doveva diventare un ponte tra Occidente e Russia, non un avamposto dell’uno contro l’altro. Non fu ascoltato. Ora Kissinger ci dice che la Russia non va umiliata. Pagherà per quello che ha fatto ma non va umiliata e dovrà trovare comunque un posto nel nuovo ordine mondiale. Altrimenti ci troveremo in futuro altre guerre. E, ci dice ancora Kissinger, un’altra base negoziale potrebbe essere lo svolgimento di referendum nei territori contesi sotto l’egida dell’Onu, in nome del diritto di autodeterminazione dei popoli.

Ma perché non si dialoga? La sensazione è che tutti dicono “pace, pace, pace” ma nessuno vuole che la guerra finisca. Gli addetti ai lavori dicono che finirà quando Usa e Cina troveranno un accordo per un nuovo ordine mondiale. Bene, lo facciano in fretta, prima che venga varcata quella sottile linea rossa. Minimizzare i pericoli di questa fase è da ipocriti.

Lei sarà attaccato per questa posizione… Solo da chi strumentalizza. Sono consapevole che chi pone una domanda critica su questo tema viene criminalizzato. Ma quello che dissi a Draghi, lo dico anche ora: non sono cambiato io né è cambiata la Lega.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: