domenica 9 luglio 2023
L’arcivescovo al Rosario per le vittime dell’incendio alla “Casa dei coniugi”, al quartiere Corvetto. «Tragedia sconcertante, che preoccupa tutti noi sulle condizioni di sicurezza»
L'arcivescovo Delpini nella chiesa di San Michele Arcangelo e Santa Rita, al Rosario per le vittime e i feriti della Rsa “Casa dei Coniugi”

L'arcivescovo Delpini nella chiesa di San Michele Arcangelo e Santa Rita, al Rosario per le vittime e i feriti della Rsa “Casa dei Coniugi” - Fotogramma

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Una tragedia «sconcertante», quella accaduta alla Rsa “Casa dei Coniugi”. Che «preoccupa tutti noi sulle condizioni di sicurezza». E rappresenta «un insulto alle capacità organizzative e all’ottimismo di facciata». L’incendio che ha provocato sei morti fra gli anziani ospiti della residenza chiama a pregare «perché le case non facciano mai paura» e «sempre si provveda perché nessuno sia in pericolo là dove abita». Lo ha detto l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, intervenendo al Rosario per le vittime e i feriti recitato nella chiesa di San Michele Arcangelo e Santa Rita.

La chiesa si affaccia su piazza Gabrio Rosa, nel cuore del Corvetto, alla periferia sud est di Milano. Sul fianco del luogo di culto corre via dei Cinquecento. Duecento metri e s’incontra la Rsa “Virgilio Ferrari”. Appena dopo, lungo la stessa via, sorge la “Casa dei Coniugi”. Ieri quella piccola distanza è stata come del tutto annullata dall’incontro di preghiera svoltosi in questo torrido pomeriggio di luglio. I morti, i feriti, i familiari, i soccorritori, la città intera con il suo sgomento e il suo dolore: il Rosario è stato come un abbraccio orante per non lasciare fuori nessuno. E perché nessuno resti solo dentro e di fronte a questa «tragedia così profonda che ferisce i familiari, prima di tutto, che fa soffrire gli ospiti della casa e tutte le persone direttamente coinvolte, e che preoccupa tutti noi sulle condizioni di sicurezza», scandisce il presule dialogando con i cronisti prima del Rosario. Una tragedia che «mette sotto gli occhi di tutti» l’evidenza delle tante «persone anziane e fragili» che abitano la città, e che «forse richiama l’attenzione dei distratti» su fasce di popolazione che così spesso vengono lasciate nell’ombra. «Ma chi conosce Milano sa quanta fragilità, quanta povertà» ci sono, e pure «quante risorse per migliorare le condizioni dei più fragili», e quanti «se ne fanno carico». «Penso che anche le istituzioni debbano interessarsi di questo», aggiunge Delpini prima di entrare in chiesa.

S’inizia il Rosario. Ad aprirlo, le parole del parroco don Roberto Villa. Nel primo banco gli assessori comunali alla Sicurezza Marco Granelli, in fascia tricolore, e al Welfare e Sicurezza Lamberto Bertolé. In chiesa, tanti fedeli. Ed i volti della Chiesa che abita e serve questo territorio: la Comunità di Sant’Egidio, Gloria Mari e Nocetum, l’abate di Chiaravalle padre Stefano Zanolini con alcuni monaci, solo per citarne alcuni.

Nella sua riflessione, l’arcivescovo rievoca con parola incalzante quella notte di «fumo, fuoco, terrore». «Al pensarci siamo invasi dall’angoscia. E fratelli e sorelle intrappolati nella casa dove si stava bene e si cantava e si faceva festa e si pregava Dio per i vivi e per i morti», riprende il presule, che in quella Rsa si era recato durante la visita pastorale al decanato Vigentino. Ecco: arriva «quella tremenda notte», ed è tutto un accorrere di gente a portare soccorso, a «prendere in braccio una vita leggera che trema di paura». Perciò «stasera preghiamo, perché coloro che hanno prestato soccorso, il personale della casa, i vigili del fuoco, sentano la gratitudine di tutti coloro che sono stati salvati, e la gratitudine di tutti noi». Ma «quando l’abbraccio dei fratelli non arriva in tempo, ecco l’abbraccio di Dio: sembra una morte ed è un incontro. Forse non immaginavi che fosse così doloroso morire, e in modo così tragico. Infine, però, una pace. Ecco, voi che siete morti, chiedete a Dio una consolazione per i vostri cari» e «fate una carezza a chi non può più accarezzarvi il vostro volto». Anche per questo si è pregato, ieri: «perché i familiari delle vittime ricevano un messaggio di consolazione». E «perché le premure affettuose offrano alle persone ferite una testimonianza della tenerezza di Dio».

Ma c’è ancora un motivo di preghiera. «La casa che ospitava una comunità di affetti e di attenzioni, la casa che accoglieva solitudini per farne comunità, la casa che invitava familiari e volontari, operatori e professionisti per assistere e rassicurare è devastata e spaventosa. È lì nel quartiere come una inquietudine, come un’accusa, come un disastro. Per questo preghiamo, perché le case non facciano mai paura, perché sempre si provveda perché nessuno sia in pericolo là dove abita». Dunque: «preghiamo per i morti – che alla fine il pastore ricorderà ad uno ad uno –, per i feriti, per i soccorritori, per i familiari, per il personale della casa. Preghiamo Dio che consoli, che guarisca, che incoraggi e che sia premio per il bene compiuto e l’aiuto offerto».

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