sabato 19 dicembre 2009
La fase più difficile pare superata, ma i problemi non sono del tutto finiti. Il tossicologo Marfella denuncia: in Campania non ci sono strutture adeguate per lo smaltimento dei rifiuti industriali e non esistono impianti di compostaggio. E si guarda con timore alle dieci discariche, che tra non molto saranno di nuovo sature. Intanto il sindaco di Castel Volturno si dimette in polemica con Bertolaso.
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Rispettando i termini del decreto legge che la riconosce tale, maggio 2008, l’emergenza rifiuti in Campania risulta superata. La dichiarazione ufficiale è del sottosegretario Guido Bertolaso. Niente più quindi montagnole di spazzatura non rimossa dalle strade, né tappeti di monnezza, né proteste e roghi, né l’ansia di trovare un posto dove buttare tutto e dimenticarlo: di tutto quello che costituiva la sostanza dell’emergenza rifiuti si può parlare al passato. Non così però della crisi reale dei rifiuti in Campania alimentata tra l’altro da un degrado - la denuncia è dello stesso Bertolaso - che lascia la regione sull’orlo del burrone.«La soluzione della crisi non è stata nemmeno avviata e l’emergenza è stata risolta scavando buchi che ingoiano tutto», stigmatizza Antonio Marfella, tossicologo all’ospedale oncologico Pascale e componente tecnico delle Assise del Mezzogiorno, affidabile e privilegiato osservatorio sulle luci e sulle ombre del Sud Italia. E poiché in Campania i rifiuti rimandano inevitibilmente all’aritmetica anche il dottor Marfella dà i numeri ricavandoli dai dati, giugno 2009, dell’Agenzia campana per la protezione ambientale: «Nella regione si producono 2milioni800mila tonnellate di rifiuti l’anno, 500 chili a testa, a cui si aggiungono 4milioni di tonnellate all’anno di rifiuti industriali. La Campania continua a portare fuori dai confini regionali una parte dei rifiuti, ma i tir non tornano vuoti, ma carichi di monnezza industriale legalmente importata da altre regioni e non meno di 300mila tonnellate sono costituite da pneumatici: per smaltire il tutto ci sono solo le discariche, non ci sono siti dedicati per i rifiuti industriali, non ci sono impianti di compostaggio per l’umido e si punta solo sul mirabolante inceneritore di Acerra. E non è un caso se proprio quest’anno, e solo quest’anno, sono saltati i depuratori». Se questa è la situazione tra non molto anche i milioni di metri cubi delle dieci discariche aperte nella regione saranno saturi. D’altronde il sottosegretario Bertolaso non ha mai nascosto che la durata dei siti non avrebbe superato i quattro anni. Questo perché nel frattempo non si è ridotta la produzione di rifiuti e soprattutto perché non si è creato un sistema razionale nella gestione dei rifiuti. In particolare di quelli industriali.Intanto, è polemica tra Bertolaso e il sindaco di Castel Volturno, Francesco Nuzzo, che ieri ha presentato una lettera di dimissioni, accusando duramente il sottosegretario dei rifiuti, che nei giorni scorsi ha avanzato al ministero dell’Interno una richiesta di scioglimento dell’amministrazione per inadempienza. «Ha attaccato me per coprire il suo fallimento, e ha delegittimato il mio impegno civile», ha detto Nuzzo.Magistrato a Brescia, in prima linea nella guerra alla criminalità organizzata, minacciato in passato dai clan, racconta che rifiutò a Setola in persona tangenti pretese proprio sul clamoroso affare dei rifiuti, Nuzzo si è sentito attaccato in modo «indegno». E non risparmia aspre critiche.«Rassegno le dimissioni dalla carica di sindaco – scrive – poichè ho contrastato la camorra, il malaffare, le ingiustizie, ma non riesco a resistere allo Stato che offende la mia dignità. Sono costretto a lasciare per sdegnata protesta contro l’iniziativa di Bertolaso che, in base a una legge di assai dubbia costituzionalità, ha attivato la procedura per la mia rimozione».
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