sabato 29 ottobre 2011
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Vista da un battello, la devastazione non fa sconti. La costa della Luni­giana mostra ferite assai difficili da vedere cicatrizzate. Lo sguardo di monsi­gnor Moraglia le riflette. Prova dolore il ve­scovo della Spezia-Sarzana-Brugnato che, come fa ogni giorno da quel terribile mar­tedì, visita i luoghi colpiti, incontra la gen­te, stringe a sé chi ha perso tutto, incorag­gia i suoi stessi preti. Ma stavolta senza o­melie. «La parola più efficace in questi mo­menti è lo stare in mezzo alla gente. L’ho detto ai sacerdoti, ai parroci, ai seminaristi. Stiamo con loro».Del resto, l’attività pastorale prosegue an­che in questi giorni. Qual è la situazione?Le parrocchie lavorano ma in alcuni casi si sono trasformate in centri di aiuto e di ap­poggio logistico. Ho appena visitato Ver­nazza dove la via principale, via Roma, non esiste più: centinaia di metri di strada co­perti da 6-7 metri di detriti. La cripta della bella chiesa di Santa Margherita di Antio­chia è trasformata in infermeria-farmacia; mentre in una parte del tempio in cui si con­tinua a celebrare l’Eucaristia, è stato alle- stito un deposito di smistamento per le squadre di soccorso. In precedenza ho visi­tato Monterosso, dove la chiesa è inagibile. Altre chiese diocesane sono danneggiate ma i parroci lavorano, instancabilmente.Quali sono le altre situazioni di emergen­za?Con i mezzi del Corpo Forestale dello Sta­to, ho visitato anche Borghetto Vara e Bru­gnato. A Borghetto, dove ci sono stati tre morti e dove ci sono dei dispersi, ho invia­to al giovane parroco, in aiuto, un altro sa­cerdote e alcuni seminaristi. Il paese sem­bra terremotato. Ma anche a Brugnato ci sono ingenti danni.Quali decisioni ha assunto nelle ultime o­re?Ho mobilitato i parroci, ho autorizzato l’u­tilizzo di nostre strutture per i soccorsi, ho chiesto al seminario di sospendere la par­tecipazione alle lezioni in facoltà e ho di­slocato i seminaristi nei luoghi del disastro perché aiutino i parroci nel soccorso alla gente. Ho promosso una raccolta straordi­naria delle offerte in tutta la diocesi nelle prossime due domeni­che.Le Chiese vicine le hanno già offerto aiu­ti?Sì. E qualche ora fa ho ricevuto anche una te­lefonata di vicinanza e solidarietà da parte del cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei: mi ha tra­sferito l’abbraccio delle Chiese liguri, che saranno impegnate in una speciale mobi-­litazione, e di tutte le diocesi italiane.Cosa le resta dei sopralluoghi che sta ef­fettuando?Sono commosso dall’accoglienza di questa gente che, pur necessitando di ogni cosa, mi ferma, mi chiede una parola, mi invita a entrare nelle case e nei negozi per avere u­na benedizione, per riunirci in un momen­to di preghiera. Sto assistendo a una gran­de prova di coesione. E a un’autentica te­stimonianza di speranza! Cosa le dice la gente?Di tutto quello che ho sentito, una frase mi ha colpito: eccellenza, forse eravamo abi­tuati ad avere cose inutili, ora comprendia­mo l’essenzialità della vita. Non sono paro­le di un vescovo o di un sacerdote. Sono pa­role della gente. Che, in qualche modo, fan­no riflettere, in questo vortice di preoccu­pazioni.Già, le preoccupazioni. Che futuro si an­nuncia da queste parti?Temo per alcune zone del territorio, la cui economia non necessariamente è legata al turismo. Lancio un appello alle autorità am­ministrative e politiche di ogni livello, af­finché abbiano a cuore il domani di questa gente. Prego e spero che dopo l’emergenza non si cada nell’oblio. Non sarebbe giusto per queste persone, non lo meritano per quanto stanno facendo.Il territorio delle Cinque Terre e della Lu­nigiana si rialzerà?Sì, ci rialzeremo. La gente è provata ma è forte. E più è in difficoltà più si presta ad aiutare il vicino ancora più bisognoso. Si­gnifica che qui c’è ancora un tessuto profon­do di umanità solidale. Che prevarrà. Il vescovo Moraglia
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