venerdì 21 novembre 2014
​Il premier agli industriali europei: cade un simbolo della tradizione italiana. Alla Camera al via discussione generale, voto entro il 9 dicembre, incertezza sulla fiducia.
Landini e la gaffe sul consenso degli onesti
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​Da gennaio, con il jobs act, l'articolo 18, "simbolo di una tradizione italiana", non sarà più un ostacolo agli investimenti. Matteo Renzi, a Business Europa, invita così i presidenti di Confindustria europei ad avere fiducia nell'Italia. "L'idea è quella di provocarvi, l'Italia - dice - deve dare un messaggio di cambiamento radicale per cambiare l'Ue. Liberiamo il sistema tradizionale italiano e possiamo ridurre le imposte". L'ultimo voto in Parlamento sul jobs act il 9 dicembre e a gennaio arriverà un decreto attuativo. Sul ricorso alla fiducia per l'approvazione del Jobs Act Renzi non si sbilancia e ai giornalisti che gli chiedono lumi replica: "Ma fate sempre le stesse domande... Lo scopriremo solo vivendo". Quanto alla riforma elettorale, spiega che è preferibile evitare le coalizioni, perché in Italia il patto fra partiti non regge. Intanto alla Camera è iniziata la discussione generale sulla riforma del lavoro, bocciate come prevedibile le pregiudiziali presentate dalle opposizioni. Il governo, a quanto si è appreso in aula, tenderebbe ad escludere l'ipotesi di porre alla Camera la fiducia sul Jobs act. Ai deputati è stato comunicato dai gruppi che le votazioni sul testo, dopo la discussione che si concluderà oggi, riprenderanno da lunedì prossimo senza fiducia. Circa 200 gli emendamenti presentati ma una cinquantina delle richieste di modifica del testo presentate dalle forze politiche sarebbero di dubbia ammissibilità: su questo è in corso una valutazione della presidenza della Camera.  Da Londra si dice ottimista sui tempi di approvazione il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan: "Il Jobs Act sarà approvato nel giro di poche settimane - ha detto - L'impegno del governo e del presidente del Consiglio è quello di renderlo operativo dal primo gennaio insieme con la legge di stabilità, le due cose infatti si sostengono a vicenda". Boccia il testo, ritenendolo impoverito dalla modifiche apportate, il leader di Fi Silvio Berlusconi: Il Jobs Act "è stato ridotto a una cosuccia da nulla dai sindacati che certamente non dà nessuna spinta a nessun imprenditore per aumentare il propprio personale" ha detto questa mattina, ospite di "La telefonata di Belpietro" su Canale 5. Disco verde invece dal presidente dell'Eni Emma Marcegaglia, ex presidente di Confindustria. "Il lavoro è fondamentale per avere più investimenti esteri in Italia" ha detto a margine dell'assemblea di Business Europe. "Il mercato del lavoro è uno dei motivi - ha detto - per cui non arrivano investimenti esteri in Italia. Questa è una buona riforma". Piena sintonia con la riforma voluta da Renzi la esprime ancora una volta il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi secondo cui gli industriali, da lui rappresentati, "sono consapevoli degli sforzi del Governo per realizzare le riforme strutturali che l'Italia aspetta da tanto tempo". Anche Squinzi ha parlato a margine dell'assemblea di Business Europe al quale ha partecipato Renzi. "C'è bisogno urgente - ha detto Squinzi - di rilanciare la crescita in Europa".
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