mercoledì 13 settembre 2017
Ilaria Marzi, esperta del gruppo "famiglia risorsa": la parola d'ordine per tutte le fragilità si chiama prevenzione. Al centro del nostro impegno l'emergenza educativa che coinvolge tutti
Ilaria Marzi

Ilaria Marzi

«Centralità del ruolo della famiglia e problematiche sociali». È il titolo del documento che verrà presentato dal gruppo 'famiglia-risorsa' coordinato da Simonetta Matone. Un testo molto ampio che rappresenta la sintesi di tutte le problematiche, economiche, sociali, relazionali, educative e psicologiche con cui devono confrontarsi oggi le famiglie in Italia. Quelle che ancora, con fatica e con sacrificio, riescono a portare avanti la loro missione, e quelle che hanno visto disgregarsi il loro progetto d’amore. Amore, sì. Sembra una parola un po’ stonata tra le cifre, le emergenze, i dati, le proiezione e le statistiche esaminate in questi ultimi sei mesi dagli esperti che hanno preparato la Conferenza nazionale 2017. Ma in nessun momento gli addetti ai lavori – docenti universitari, sindacalisti, funzionari istituzionali, rappresentanti di associazioni – hanno dimenticato che alla base di tutte le loro riflessioni c’è una relazione affettiva e un progetto di vita a due.

«Il nostro documento – spiega Ilaria Marzi, dirigente del Settore autonomia e inclusione sociale della Regione Lombardia, che durante la Conferenza sarà chiamata a coordinare il gruppo su questi temi – abbraccia una serie di temi molto ampi, dalle fragilità e povertà familiari alle difficoltà relazionali, dalle emergenze educative alla galassia di separazioni e divorzi, e a tanto altro ancora. Tutte le difficoltà cioè che la famiglia è chiamata ad affrontare. Certo, quelli di tipo educativo sono tra i problemi sottolineati con maggior rilievo perché vanno ad intrecciarsi con la ragione stessa dell’essere famiglia. Possiamo dire che è proprio una delle priorità del documento ».

Per affrontare la questione, il documento sottolinea l’esigenza di rafforzare le responsabilità genitoriali, di agevolare il dialogo tra famiglia e ambito scolastico, la promozione dei servizi socio-educativi per l’infanzia, le iniziative per sostenere i progetti di conciliazione famiglia- lavoro, il sostegno alle famiglie con anziani e disabili, gli aiuti per le attività di cura. Il testo, come detto, ha uno sguardo molto ampio. Comprende tre macro aree. Inizialmente un focus generale sui problemi della famiglia oggi in Italia. Una famiglia che vive in contesti complessi, spesso alle prese con situazioni economiche difficili e con dinamiche relazionali conflittuali. In queste situazioni, cosa chiede la famiglia alle istituzioni? «Parliamo di 'famiglie' – risponde l’esperta – non di 'famiglia', mi sembra più rispettoso della molteplicità di situazioni esistenti. Un gruppo di lavoro ha focalizzato l’attenzione sulla prima parte del documento, quella di tipo generale.

Un secondo gruppo si è concentrato sulle varie criticità, quelle che prima abbiamo ricordato. E infine, un terzo ha tentato di individuare alcune possibili risposte. Ci siamo chiesti quali potrebbero essere le risorse da mettere in campo per affrontare le varie emergenze familiari». Tra i tanti aspetti sottolineati quello della prevenzione delle povertà. «Abbiamo pensato cioè a utilizzare strumenti di innovazione sociale che – osserva ancora la dirigente della Regione Lombardia – ci permetterebbero di intervenire, a livello locale, prima che scatti l’allarme rosso ».

La logica della prevenzione ha ispirato anche le proposte sull’altro grande capitolo, quello delle disgregazioni familiari. Anche in questo caso la ricetta sembra semplice. Quanti matrimoni si potrebbero salvare rafforzando le relazioni tra le famiglie, e tra le famiglie e i servizi? «In ogni caso le istituzioni dovrebbero essere in grado di assicurare un aiuto specifico in tutti i momenti di crisi e di difficoltà, offrendo a queste famiglie anche un percorso di accompagnamento, come stiamo facendo in Lombardia». In tutto questo lavoro sarà centrale il compito dell’associazionismo familiare, non sono per progettare e coordinare, ma poi anche per fare da ponte tra istituzioni e famiglie.

Ne è ben consapevole Maria Grazia Colombo, vicepresidente del Forum, che in questi mesi ha offerto un prezioso contributo di idee proprio nel gruppo 'famiglia risorsa' dell’Osservatorio nazionale. «Abbiamo tentato di mettere in luce sia la rilevanza sociale della famiglia, sia la necessità di promuoverne la soggettività. Rilevanza sociale – spiega la rappresentante del Forum – vuol dire che sarebbe sbagliato considerare le relazioni familiari solo come fatto privato. Mentre il criterio della soggettività ci aiuta a non pensare alla famiglia solo come oggetto di aiuti, anzi ci obbliga a reponsabilizzarne scelte e decisioni, superando la logica assistenziale». Solo con questa prospettiva sarà possibile, dopo aver individuato i problemi, coinvolgere le famiglie nella risoluzione degli stessi.

«Quando parliamo di rilevanza sociale della famiglia – osserva ancora Colombo – intendiamo proprio il riconoscimento di questa soggettività di cui le associazioni si fanno interpreti. C’è lo Stato, ci sono le istituzioni locali, ma c’è anche l’associazionismo che è l’espressione stessa delle famiglie. È la logica della sussidiarietà ». Una preoccupazione condivisa dallo spirito del documento di base che, come recita il titolo, sottolineando la centralità sociale della famiglia, ne sottolinea di fatto la responsabilità. «E questo – conclude la vicepresidente del Forum – è vero sia per le proposte da mettere a punto di fronte alle varie forme di fragilità, sia per il grande capitolo dell’educazione».

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