L'assessore Mazzillo. «Raggi si fidi, Roma si rialza. Da me stimoli, non critiche»


Eugenio Fatigante mercoledì 2 agosto 2017
L'assessore lascia la delega al Patrimonio, dopo aver lasciato le Politiche abitative, ma resta al Bilancio. E ricuce con la sindaca Raggi
Andrea Mazzillo, assessore al Bilancio di Roma (Ansa)

Andrea Mazzillo, assessore al Bilancio di Roma (Ansa)

Sono giorni tribolati per Andrea Mazzillo. Dopo la delega sulle Politiche abitative, ieri ha lasciato anche quella al Patrimonio sull’onda di una nuova polemica con Virginia Raggi. All’indomani della designazione dei nuovi vertici di Atac, l’assessore al Bilancio del Campidoglio che aveva criticato alcune modalità delle nomine vede ancora traballare il suo incarico, ma non scorge tuttavia nella mossa del sindaco una sua sconfitta: la definisce anzi «una soluzione di sistema, non si può dire che Paolo Simioni non conosca già Atac e la sua situazione », al contrario dell’ex direttore Bruno Rota. E, pur senza nascondere le criticità con la Raggi, lancia messaggi per correggere il tiro rispetto alle «speculazioni giornalistiche» che negli ultimi giorni hanno portato la giunta di Roma sull’orlo di una crisi: «Resto al mio posto perché non ho nulla di cui pentirmi o ritenermi responsabile. In Campidoglio non c’è nessuna guerra fra bande. Non ho fatto critiche a Virginia, ho solo lanciato un forte richiamo per farle comprendere che il supporto finanziario è un mezzo fondamentale per garantire l’azione politica sua e dell’intera giunta».

Un altro messaggio lo lancia in direzione di Palazzo Chigi: «Al governo dico che non si fa politica sulla pelle dei romani, per creare intralci a M5S. Una capitale efficiente è nell’interesse di tutti, come avviene all’estero. Per questo serve che il governo apra subito un tavolo su Roma Capitale». Confessa, Mazzillo, la «difficoltà» di fare l’assessore al Bilancio a Roma: «Combattiamo contro tutto, è complicatissimo portare a termine ogni intervento, per come funzionano le norme oggi. Non è solo pura linea difensiva dire che abbiamo trovato un cammino disseminato di mine, che nei primi 6 mesi hanno ingolfato la macchina amministrativa. Mi sento di dire, però, che ora siamo vicini al punto di svolta, a partire dalle gare per la manutenzione strade che possono andare in porto: i soldi ci stanno, i cantieri sono pronti a partire». Ma alla domanda su quale impegno intenda prendersi da qui a 6 mesi, confida con una battuta: «Innanzitutto, fra 6 mesi spero di essere ancora l’assessore...».

Partiamo dalle deleghe 'accessorie'. Perché lascia pure il Patrimonio?

Avevo già intenzione di lasciarle per ragioni pratiche, di tempo. Ho preso poi atto, attraverso una chat, dell’intenzione della sindaca di nominare altri due assessori: uno con questa delega, appunto, e l’altro ai lavori pubblici senza avermi neanche informato. Mi pare corretto rimetterle formalmente. D’altronde continuerò a occuparmene in via indiretta mantenendo la gestione dei conti della città, compito cui potrò ora dedicarmi con ancor maggiore impegno.

Veniamo ad Atac. Soddisfatto o no della soluzione?

Simioni ha svolto per quasi un anno un’attività importante per verificare la situazione economica delle partecipate romane ed è stato il braccio operativo dell’assessore Colomban. Insomma, conosce la materia. Mi auguro che riesca nel suo compito, da parte mia troverà la massima collaborazione.

Ma lei aveva detto 'basta con le nomine dal Nord'.

Non l’ho detto, l’hanno scritto i giornali. Il tema da me sollevato non era nord, sud, est o ovest, ma avere persone che già conoscono le aziende. Non mi sento sconfitto. Posso anzi dire che il mio invito è stato colto.

Atac rischia il crac, il concordato preventivo?

Atac, come Ama, viene da anni di completo abbandono. Non c’è tempo da perdere: i creditori sono alle porte, la sua attività riguarda l’immagine stessa di una città che è meta di turisti e pellegrini da tutto il mondo. Il bicchiere non è pieno, ma a mio avviso il tema è piuttosto ragionare su quali energie si possono sviluppare per farlo riempire. Mi sono arrabbiato con Rota perché ha lanciato sui giornali un allarme di cui non mi aveva mai parlato: qualsiasi ipotesi su società comunali non può non essere oggetto di attenzione da parte di chi regge la cassa.

Ma com’è davvero la situazione?

Sto ai fatti. Il Comune ha con Atac un contratto di servizio per cui eroga 538 milioni l’anno e per la mobilità in genere ha stanziato 167 milioni solo nel 2017, 445 nel triennio. Il vecchio management affermava che era in allestimento il piano industriale, che a oggi ancora non c’è, e che in 3 anni si sarebbe potuto raggiungere anche un piccolo margine. Da Simioni mi attendo ora che coinvolga tutti gli attori, e in primis il personale, in un progetto di risanamento che raggiunga l’obiettivo di restituire dignità ai lavoratori - perché non si scherza, sono in ballo 12mila posti - e immagine alla città.

Raggi ha detto «ora si cambia registro».

Se l’ha detto nell’ottica di una risposta al mio appello, ne sono entusiasta.

Diciamola tutta: come sono i rapporti con la sindaca? E ce la definisce con tre aggettivi?

È una donna tenace, ferma nelle posizioni e amante delle sfide. Finora non mi ha mai chiesto di lasciare, checché se ne dica. Se dovesse farlo, le chiederò spiegazioni. Non posso nascondere che ci sia qualche incomprensione, ma nascono da un equivoco. Io desidero il bene della città quanto lei, ho solo svolto il mio ruolo richiamando l’attenzione su tematiche gestionali. Il mio lavoro l’ho fatto: bilancio preventivo, riconoscimento di vecchi debiti fuori bilancio per 100 milioni che non era stato fatto prima, rendiconto e assestamento triennale di bilancio. E ho messo i soldi sul sociale.

E con Grillo?

Non lo conosco, l’ho incontrato solo una volta. Lo ringrazio perché difende l’unico progetto politico nuovo.

Gli mandi un messaggio.

È ora di rafforzare il rapporto con la base. Va bene aprire la piattaforma Rousseau, ma per potenziare la democrazia diretta serve creare anche dei meetup 'fisici' per scambiarsi riflessioni. A Roma, nei municipi, in questo primo anno è vero che c’è stata un po’ una chiusura, siamo entrati in un meccanismo di autoprotezione, perché gli attacchi sono stati davvero tanti.

E il suo collega Colomban?

È persona competente e perbene. Non abbiamo mai avuto screzi, anche se è vero che diversi atti che dovevano essere sviluppati insieme non sono stati impostati così. Come stimo enormemente Pinuccia Montanari (assessore all’Ambiente, ndr), anche se all’inizio conosceva poco la città.

Parlava delle 'mine' trovate a Roma. Un esempio?

Il patrimonio immobiliare. Abbiamo trovato concessioni date senza procedure regolari o scadute, c’erano molte realtà di volontariato e religiose - essenziali nella loro azione sussidiaria rispetto al Comune, penso alla Caritas - che per questo rischiavano lo sfratto. Ho lavorato a un nuovo regolamento che ora prevede l’esenzione per queste associazioni: si trova al segretariato, presto andrà in Consiglio comunale.

Per chiudere: crede ancora nel progetto M5S?

Ci credo. Ho fatto per anni volontariato e conosco bene quindi il disagio sociale nel rapporto quotidiano con le istituzioni. Il Movimento ha la grande responsabilità di dimostrare ai romani che cambiare è possibile, partendo dal basso. Si è polemizzato sul no alle Olimpiadi, ma era un segnale per dire che - prima - c’è bisogno di dare attenzione a troppi aspetti finora trascurati.

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