giovedì 2 novembre 2017
Per la prima volta riconosciuto il cancro di tre soldati in seguito all'esposizione sul posto di lavoro. Ma sul monte Venda le vittime sono state almeno 40
Radon e tumori, la sentenza è storica: condannati i vertici militari

C'è un colpevole, per il disastro radon nell’ex base Nato scavata nel monte Venda, nel Padovano. E, ciò che più conta, per la prima volta viene riconosciuto da un tribunale che tre soldati hanno avuto il tumore al polmone in seguito all’esposizione da gas sul posto di lavoro. Per colpa dei vertici militari.

È stato condannato a due anni – pena sospesa – per omicidio colposo e violazione della tutela delle condizioni di lavoro l’ex direttore generale della Sanità dell’Aeronautica militare, Agostino Di Donna, 88 anni, di Roma, nell’ambito del processo per le vittime del gas nella ex base dell’Aeronautica militare Primo Roc. Assolto, invece, l’ex capo di Stato maggiore Franco Pisano, 86 anni.

Il giudice del tribunale di Padova ha anche condannato in solido il ministero della Difesa, rinviando la quantificazione del risarcimento al tribunale civile. Il procedimento riguardava la morte di due militari, Graziano Strazzacappa e Nicola Santacroce, deceduti proprio per aver inalato per anni gas radon nelle gallerie sotterranee del Primo Roc, e anche la malattia di un terzo militare. Ma restano in attesa di risposta centinaia di altri casi.

«I vertici militari sapevano. E hanno taciuto»

«È la prima sentenza del genere in Europa – ha commentato il legale di parte civile, Patrizia Sadocco – alla quale siamo arrivati in primo grado dopo una battaglia lunga e piena di ostacoli. Per il mondo militare era impossibile pensare che qualcuno fosse responsabile penalmente per la morte o le malattie che hanno colpito centinaia di militari in servizio».

I giudici, invece, hanno stabilito che le Forze Armate Nato erano a conoscenza dalla fine degli anni Ottanta delle elevate concentrazioni di radon nella base sul monte Venda, ma che non hanno fatto nulla per tutelare i militari: né limitando l’accesso ai locali contaminati né dotandoli di adeguate protezioni. Anzi, avrebbero “silenziato” il rischio legato alla presenza del radon, gas radioattivo cancerogeno.

L'ex pm Guariniello: «Ora serve prevenzione»

Soddisfatto anche l’ex Procuratore di Torino Raffaele Guariniello, attuale consulente della Commissione parlamentare sull’uranio, che chiede l’istituzione di una Procura nazionale sul lavoro: «Si tratta di una sentenza importante sotto vari aspetti, perché è la prima non solo in Italia, ma al mondo, che riconosce l’associazione causale tra tumori polmonari e radon». L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) «aveva già da tempo individuato nel radon il secondo cancerogeno per i polmoni, dopo il fumo di sigaretta – ha spiegato ancora Guariniello parlando del gas che «sale dai sotterranei e si diffonde nell’aria».

La Commissione uranio, presieduta da Gian Piero Scanu, negli scorsi mesi d’altronde si era recata proprio in missione sul monte Venda. Guariniello ha concluso sottolineando «che siamo di fronte a una sentenza di primo grado, non definitiva» ma che dimostra come «per evitare tragedie di questo tipo occorre fare prevenzione».

Almeno 40 vittime accertate

L’inchiesta sul radon era partita nel 2005. Sarebbero una quarantina le vittime del gas nel Primo Roc – dove lavoravano circa 600 persone – accertate dall’Unsi, l’Associazione nazionale sottoufficiali italiani. Il primo pm titolare del fascicolo aveva chiesto per due volte di archiviare l’inchiesta, ma per altrettante volte si è visto rifiutare la richiesta dal giudice per le indagini preliminari. Ora la sentenza storica.

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