martedì 16 febbraio 2021
Domani Draghi parlerà al Senato. Mattiolo e Ansuini nella squadra. E, al posto dei capidelegazione, capigruppo e ministri insieme Incontro tra Zingaretti e Salvini
Mario Dragi

Mario Dragi - Lapresse

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Chiuso nel suo studio a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio sente l’eco della bagarre già esplosa tra i leader dei partiti di governo e insieme il coro di richieste di intervento che arrivano da ogni angolo del Paese. E per ora non si lascia scoraggiare, intento a frenare le intemperanze della sua composita maggioranza con il discorso che pronuncerà domani a Palazzo Madama, alle ore 10 e giovedì alla Camera (dove comunque le dichiarazioni programmatiche saranno consegnate sempre domani). Sarà quella l’occasione per dare risposte alle tante pratiche aperte sulla sua scrivania, sulle quali sono puntati – sia pure con grande fiducia – gli occhi dell’Europa. Fra le pratiche registra intanto passi avanti la composizione della squadra: dopo la scelta di Antonio Funiciello, 45 anni, come capo di gabinetto, questa mattina è stata ufficializzata la nomina a consigliere diplomatico dell'ambasciatore Luigi Mattiolo, che sarà anche rappresentante personale/sherpa per i vertici G7 e G20. Mattiolo è in carriera diplomatica dal 1981 e ha svolto le funzioni di capo missione nelle sedi di Tel Aviv, Ankara e Berlino. Capo ufficio stampa sarà invece (anche se non è ancora ufficiale) Paola Ansuini, oggi a capo della comunicazione della Banca d'Italia, al cui ufficio stampa cominciò a lavorare nel 1997 (da capo divisione seguì Draghi anche nel periodo in cui fu governatore a Via Nazionale).

Determinato a chiudere quanto prima anche la partita dei sottosegretari, il premier sa che lo attendono fin troppe scadenze ed è determinato a non perdere tempo. Perciò domani dovrebbe iniziare a scoprire le prime carte. Sui capitoli del suo programma, Draghi si è già soffermato per grandi linee al Quirinale, subito dopo l’incarico. L’emergenza della pandemia e il piano delle vaccinazioni da velocizzare al massimo, per mettere il Paese in condizione di ripartire, sarà senz’altro il primo nodo da sciogliere. Su come intende muoversi, vale a dire se metterà mano all’organizzazione attuale della gestione dell’emergenza, cambiando nomi come vorrebbero Lega e Fi (che non hanno digerito la conferma di Speranza alla Sanità, ma che ora mirano a Domenico Arcuri), ancora non si sbilancia.

Ma dovrebbe farlo in aula al Senato. Sarà infatti solo dopo aver vaccinato una fetta importante della popolazione che si potrà ricominciare a vedere la luce. Una risposta Draghi intende darla ai ragazzi, molto colpiti dalle poche parole trapelate dalle consultazioni, che il premier vorrebbe vedere sui banchi di scuola fino a giugno, per recuperare le carenze della Dad. «Ai giovani dobbiamo qualcosa» – avrebbe confermato ai suoi ministri – dopo le rinunce dovute alle chiusure, che hanno impedito un confronto non solo sui banchi di scuola. Di certo tra le più grandi preoccupazioni c’è lo sblocco dei licenziamenti, su cui il capo del governo ha già messo al lavoro il suo ministro Orlando.

E nel vasto capitolo dell’economia rientra la riformulazione del Recovery plan atteso a Bruxelles. Una nuova versione in chiave green e digitale. Non a caso ieri, oltre al capo della Polizia Franco Gabrielli, Draghi ha ricevuto il ministro per l’Innovazione tecnologica Vittorio Colao. Il tutto in chiave europea, come si attendono senza timore alcuno i partner Ue, che in questi giorni si sono congratulati con l’ex presidente della Bce, il quale ieri ha sentito ancora la cancelliera tedesca Angela Merkel. Insomma, il capo del governo ha fretta di mettere i paletti e questo sembra confliggere con il clima burrascoso esploso alla prima decisione del suo esecutivo di chiudere gli impianti sciistici. Draghi vorrebbe una sorta di camera di compensazione delle divergenze, che gradirebbe non emergessero nelle interviste dei suoi ministri.

E per trovare un equilibrio proficuo si starebbe pensando, al posto dei capidelegazione di contiana memoria, a un organismo composto da ministri e capigruppo, per un maggiore raccordo con il Parlamento. Ma qualche prova di dialogo si comincia a registrare: ieri l’incontro a sorpresa tra i leader di Lega e Pd, Matteo Salvini e Nicola Zingaretti, per parlare soprattutto di lavoro.

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