mercoledì 4 ottobre 2017
Simona Vicari: la cittadinanza a chi studia qui e accetta la Costituzione
Simona Vicari

Simona Vicari

Con alcune modifiche Alternativa popolare è disponibile a votare, subito e anche con la fiducia, una legge sulla nuova cittadinanza che sia ispirata al criterio dello ius culturae. La senatrice Simona Vicari, che segue per il partito di Alfano il provvedimento licenziato in prima lettura dalla Camera, tende la mano al Pd e propone di blindare un nuovo testo che poi possa andare alla Camera per il varo definitivo senza altre modifiche.

Che cosa proponete agli alleati?

Dopo alcuni colloqui con i nostri capogruppo alla Camera Maurizio Lupi e al Senato Laura Bianconi mi sento di poter fare una proposta. Sediamoci a un tavolo e discutiamo. Evitando di dividerci sui nominalismi: se ci scontriamo sul fatto che dobbiamo parlare di ius culturae o di ius soli temperato non ne usciamo.

Andiamo allora ai contenuti.

Ecco, se parliamo di contenuti, da parte nostra non c’è nessuna difficoltà ad andare avanti con alcune correzioni che consideriamo importanti, tutte sul filo del buon senso. Salvini dice che finalmente ci siamo svegliati, come se noi ci fossimo spostati sulle loro posizioni. Per niente. Le loro motivazioni non sono le nostre. Io sono siciliana, e non credo che la questione possa essere affrontata con il prosciutto davanti agli occhi: il problema dell’integrazione c’è, e a chi ha effettuato un percorso non si può negare la cittadinanza. Ma, diciamo noi, senza automatismi, è importante che vengano accettati i nostri valori e la nostra Costituzione.

Che cosa quindi va corretto nel testo già approvato dalla Camera, secondo voi?

Innanzitutto occorre che entrambi i genitori, non uno solo, siano titolari del permesso di soggiorno, perché siano tutti e due coinvolti in un percorso di integrazione. Se non ci sono i genitori si può incaricare un tutore, ma qualcuno che si impegni con il bambino ci vuole. Poi riteniamo che si debba abbassare la soglia minima di età. Se uno è arrivato in Italia a 12 anni è difficile pensare che a 16, al termine dell’obbligo scolastico, si sia già compiuta l’integrazione. Il ragazzo deve aver effettuato tutto il ciclo obbligatorio di studi, deve cioè essere in Italia, noi diciamo, dai 6 anni, ma in ogni caso deve aver fatto per intero il percorso dell’obbligo.

Sì allo ius culturae, no insomma allo ius soli?

Nessuna preclusione di principio, si tratta solo di convenire che un reale percorso di integrazione ci dev’essere stato. Per questo, l’iter della scuola dell’obbligo, secondo la nostra proposta, dev’essere stato completato con successo in tutte le sue parti, medie comprese, mentre l’attuale progetto parla solo di scuola primaria. Accettato il principio, sulla forma ci si può mettere d’accordo e noi siamo pronti ad andare avanti: il nostro è un tentativo di mediazione. C’è poi anche una vecchia proposta di Bersani che vorremmo riprendere.

Bersani?

Sì, c’è agli atti della Camera una sua proposta che prevede un impegno di entrambi i genitori, o del tutore, a educare il figlio nel rispetto delle leggi dello Stato e della Costituzione. Noi vogliamo questo. E proponiamo un impegno in tal senso anche da parte del figlio, al compimento dei 14 anni. Non sono proposte indecenti, ma tutte elaborate sul filo del buon senso.

A proposito di Bersani, Speranza sfida il Pd a mettere la fiducia.

Se ci fosse un accordo, saremmo anche disposti ad accettarla. Il nostro no è alla fiducia al testo così com’è.

Diranno che avete cambiato idea, visto che questo testo lo avete già approvato alla Camera.

Non è così, molte proposte sono state riprese da quelle che avevamo già avanzato alla Camera, dove però ci sono altri equilibri. Al Senato i numeri sono diversi e intendiamo farci carico per intero della nostra parte di responsabilità, in un momento difficile della legislatura, superando alcune resistenze interne che ci sono. Altrettanto dovrebbe fare il Pd. Incontriamoci. Sul filo del buon senso, ee non si tratta solo di sventolare un vessillo elettorale, la via d’uscita si trova.

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