sabato 31 agosto 2019
Vale il 37% del bilancio Ue. Incassiamo ogni anno 7 miliardi di aiuti. Il Pd ha un candidato naturale, l’ex ministro Paolo De Castro. Prodiano
(Ansa)

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Dopo Ferragosto, con un editoriale sul Messaggero, Romano Prodi ha spiegato, con l’autorevolezza di chi la Commissione Europea l’ha presieduta (1999-2004), come evitare un Mogherini-bis: non farci assegnare, nella lotteria dei commissari europei, un incarico prestigioso, ma privo di peso. L’editoriale aveva un destinatario preciso: Giuseppe Conte. Toccherà a lui difendere la candidatura italiana. La nuova maggioranza pare molto appassionata al dibattito sui candidati, ma sorvola un po’ troppo sul fatto che in Europa vigono regole diverse da quelle di un Paese in cui si può diventare ministri dell’Istruzione senza esser laureati e ministri delle Infrastrutture senza aver mai visto il tunnel del Brennero (che ancora non c’è, ma questa è un’altra storia).

Il futuro commissario europeo deve infatti sottoporsi a un 'interrogatorio' di quattro ore che si conclude con un voto a scrutinio segreto. Forche caudine che furono fatali a Buttiglione (più per motivi ideologici). Quando ancora si profilava l’ipotesi di un commissario leghista, Ppe e Pse si sono accordati per assegnare all’Italia la Concorrenza. Incarico di altissimo profilo internazionale – dirime le liti con Google e Amazon – ma con un portafoglio sgonfio e un limitato peso politico. Per quell’incarico nel Pd, cui nell’accordo con M5s spetterebbe di esprimere il candidato, si fanno più nomi, tra cui Paolo Gentiloni; in realtà, l’attuale commissario Vestager, castigamatti delle multinazionali, vuole restare dove sta.

Altra poltrona da assegnare è quella di Moscovici: scelta sconsigliatissima da tutti i punti di vista, perché il commissario agli Affari economici e monetari dovrà gestire l’eventuale procedura d’infrazione contro l’Italia. Anche qui i candidati non mancano, dall’ex ministro Padoan a Roberto Gualtieri, presidente della commissione economica dell’Europarlamento. Prodi ha ricordato però come l’Italia possa ambire anche ad altri commissari: dall’Industria, che «sta attirando una forte attenzione da parte di un crescente numero di Paesi», all’Agricoltura, che ha «un portafoglio più corposo e importante di quanto la comune opinione non pensi».

Già, l’agricoltura. Vale il 37% del bilancio Ue. Incassiamo ogni anno 7 miliardi di aiuti. Il Pd ha un candidato naturale, l’ex ministro Paolo De Castro. Prodiano con curriculum sterminato. A lui pensa Coldiretti quando ricorda che «sono quasi 50 anni che la responsabilità del settore primario non viene assegnata all’Italia». Oggi la rivendicano bulgari e polacchi, tuttavia lo strappo dalla Lega, al momento del voto su von der Leyen, potrebbe dare a Conte l’autorevolezza necessaria per riportare un italiano all’agricoltura, dopo Carlo Scarascia Mugnozza (1972-1973).

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