mercoledì 26 ottobre 2011
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«Guardate i fondamentali della nostra previdenza, guardateli bene... Il nostro sistema regge, anzi è assolutamente saldo». Chi siede davanti a Silvio Berlusconi lo guarda come per interrogarlo. Era stato il premier a lasciare Bruxelles domenica scorsa annunciando un intervento profondo sulle pensioni e ora? Ora il capo del governo italiano poggia un dito su una paginetta dattiloscritta e, con la forza dei numeri, prova ad anticipare la sfida che ha deciso di lanciare a Francia e Germania: «Noi siamo già in un cammino virtuoso, noi stiamo già meglio di loro e ora abbiamo preso ulteriori impegni». A Palazzo Grazioli è notte e mentre il ministro dello Sviluppo Paolo Romani continua a lavorare alla lettera che questa mattina verrà spedita al consiglio europeo, il presidente del Consiglio prepara la controffensiva pesando ogni parola: «Non siamo l’anello debole della Ue, non accettiamo imposizioni, non abbiamo bisogno di dimostrare la nostra affidabilità». È questa l’unica linea possibile anche perché l’intesa sulle pensioni con Bossi è fino a notte ancora piena di lati oscuri e senza un calendario definito. Berlusconi sa di arrivare a Bruxelles con una semplice lettera di intenti, con un compromesso ancora tutto da verificare. E sa anche che il giudizio vero con cui dovrà fare i conti non è tanto quello della Ue ma quello dei mercati che giovedì diranno se la strategia e le misure scelte dal governo italiano sono convincenti oppure no. C’è attesa. A Palazzo Chigi, ma anche al Quirinale. Napolitano sente ripetutamente Gianni Letta e ripetutamente chiede uno sforzo maggiore da parte del governo. È un lavoro infinito e una trattativa a oltranza. Berlusconi prova a guardare avanti con fiducia ma in tutti i "faccia a faccia" più privati continua a "picchiare" duro contro Giulio Tremonti. «Il problema non è la Lega, non è Bossi; il problema è il ministro dell’Economia. Lui – si sfoga il presidente del Consiglio – continua a dire che sarei io l’ostacolo, che l’Europa non si fida di me...». Prende fiato il premier prima di affondare il colpo: «Ancora non capisco che partita gioca Tremonti. Ha provato a farmi fuori, ha piazzato le sue trappole, in Italia e in Europa, ma io vado avanti». Passano le ore e ora si aspetta solo l’esame europeo. Berlusconi a Bruxelles rivendicherà i risultati del governo. Gli sforzi fatti. Gli obiettivi centrati. Proverà a sfidare un clima che si annuncia carico di diffidenza e forse di ostilità. Ma non dirà quello che invece ripete nelle riflessioni a Palazzo Grazioli: Germania e Francia dovranno misurare le parole sull’Italia perchè una nostra crisi trascinerebbe sul fondo anche loro. Anzi trascinerebbe sul fondo l’intera economia dell’Unione europea.
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