Pedofilia. L'orco è fuggito dai social network. E si nasconde nella Rete


Redazione Internet lunedì 20 marzo 2017
Il Rapporto 2016 dell'associazione Meter di don Di Noto rivela che nel Web si trovano quasi 2 milioni di immagini pedopornografiche. Anche foto di neonati
Un manifesto dell'associazione Meter di don Di Noto (Fotogramma)

Un manifesto dell'associazione Meter di don Di Noto (Fotogramma)

Nel 2016 il mondo della pedofilia e pedopornografia ha continuato a crescere e a spaventare. Le violenze sono diventate più raffinate e i metodi di smercio del materiale (video e foto) "a tempo" grazie alle possibilità del deep web, la faccia oscura della Rete. Milioni di immagini (quasi 2, per la precisione 1.946.898 contro il milione e poco più del 2015) e tonnellate di gigabyte hanno continuato a rappresentare il dolore e le urla dei bambini violentati e venduti un'infinità di volte da parte di abusatori che si mostrano ormai a viso scoperto. È il quadro drammatico tracciato dal Report 2016 dell'Associazione Meter onlus di don Fortunato Di Noto (www.associazionemeter.org), presentato stamani nella sede nazionale di Avola dell'associazione. Il quadro che Meter traccia lascia "poche possibilità di miglioramento" e anzi, con le sue particolari novità, deve spingere a una maggiore attenzione dell'opinione pubblica e sui Governi perché si prendano serie misure per la caccia agli orchi della Rete".

Ecco i dati diffusi da Meter

Nel 2016 la pedofilia non si è fermata. Le Url (indirizzi web) monitorate e segnalate sono 9.379, in lieve calo rispetto ai 9.872 del 2015. I riferimenti italiani nel deep web sono invece aumentati: 95 contro 70. La flessione delle segnalazioni non implica la vittoria contro la pedofilia, ma il suo inabissamento. I pedofili hanno lasciato i social network (155 segnalazioni tra Twitter, Facebook, Youtube e così via contro i 3.414 dell'anno precedente), ma hanno scelto forme più sofisticate di immersione. Sono state identificate, cioè contate una per una, 1.946.898 foto, in aumento rispetto al 1.180.909 del 2015. I video rilevati sono esplosi, triplicandosi: erano 76.200 nel 2015, ora sono 203.047.

Gli Stati della vergogna

Se si guarda ai dati, le nazioni che prese in considerazione sono 42 contro le 43 del Report 2015. I pedofili si sono sempre più inabissati grazie al Deep Web, la faccia nascosta della Rete. In particolare è stata registrata l'esplosione di Tonga (4.156 segnalazioni), seguita da Russia (635) e Nuova Zelanda (312): questo è il podio della vergogna. L'arcipelago di Tonga, che raccoglie una popolazione di circa 100.000 persone, è quello che ha totalizzato la maggior parte delle segnalazioni. Nel Report 2015 Tonga aveva 504 segnalazioni: ora parliamo di un dato otto volte superiore. Raddoppiate anche le chat monitorate: 124 quest'anno contro le 56 del 2015. Dal 2003 al 2016 Meter ha segnalato 134.744 siti. Per i domini in Europa, svettano tristemente Russia, Slovacchia e Unione Europea (635, 111 e 66 segnalazioni); l'Italia si ferma a quota 15. Per le Americhe: Colombia, Groenlandia, Canada (22, 16, 4); Asia: India, Iran, Giappone (56,16, 5); Africa: Libia, Gabon, Mauritius (167, 43, 32); Oceania: Tonga, Nuova Zelanda, Palau (4.156, 312, 62). Facendo un podio dei continenti, la testa è dell'Oceania (4.613), seguita da Europa (868) e Africa (259).

Le vittime sono sempre più piccole

Dobbiamo segnalare che i bambini sono sempre più piccoli. Le vittime tra 0 e 3 anni sono in vertiginoso aumento e le violenze sono complete e totali. Sono un'altissima percentuale i neonati: esiste un portale solo con neonati e che ha anche una chatroom con dialoghi in italiano. Diamo i dati: nella fascia 0-3 anni le foto sono 9.909, i video 2.928; segue quella 4-13 (foto 1.936.989, video 200.119).

File che si distruggono per eliminare le tracce

La grande novità 2016 è che i pedofili hanno imparato a lasciare meno tracce rispetto al passato. Grazie a servizi come, ad esempio, Dropfile che consente lo scambio temporaneo di file. Ci si dà un appuntamento virtuale su una chat e si rende il materiale disponibile per un tempo limitato (al massimo 24 ore). Poi si cancella, senza lasciare tracce. In questo modo la "finestra temporale" dentro la quale le autorità possono intervenire si restringe.

Bambini schiavi dell'abuso a vita

Molto spesso si trova materiale cosiddetto ripetuto, prodotto anni fa e che continua adessere smerciato; ma si conferma il numeroso materiale di nuova e recente produzione. In entrambi i casi le immagini e i videodiffusi, divulgati e scaricati costituiscono reato. Si deduce pertanto, come già più volte denunciato da Meter, che esistono vere e proprie organizzazioni a delinquere che lucrano sulla pelle dei bambini, violentati durante la loro crescita.

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