venerdì 3 dicembre 2021
Il 7 dicembre un'altra udienza del Tribunale d'emergenza per lo studente bolognese, in carcere in Egitto da quasi due anni. Amnesty: potrebbe essere l'udienza decisiva
Patrick Zaki

Patrick Zaki - Foto Ansa

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Al via in questi giorni la manifestazione degli attivisti di Amnesty International in circa 50 città italiane in occasione dell'udienza di Patrick Zaki che si terrà il 7 dicembre in Egitto. Accompagnati da numerosi gruppi della società civile, rappresentanti di enti locali, giornalisti e parlamentari, i partecipanti si ritroveranno nel giorno precedenti e in quello del processo, sperando in un esito positivo.

Lo studente dell'università di Bologna si trova da quasi due anni in prigione in Egitto (attualmente a Tora), sotto processo presso un tribunale d'emergenza per l'accusa di «diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese" attraverso articoli giornalistici.

«Quella del 7 dicembre potrebbe essere l'udienza decisiva per Patrick, giacché altri processi come il suo sono arrivati o stanno volgendo alla fine», ha commentato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. La speranza è che il giudice riconosca l'infondatezza dell'accusa, ma rimane il timore che la magistratura egiziana emetta una condanna: «Se ciò accadesse, sarebbe uno sviluppo terribile, anche perché nei confronti dei tribunali d'emergenza non è previsto appello», aggiunge Noury.

La mappa delle piazze, in continuo aggiornamento, è online sul sito di Amnesty. Si segnalano in particolare gli appuntamenti del 6 dicembre a Bologna e del 7 dicembre a Roma. Alla mobilitazione hanno aderito A buon diritto, Associazione Diffondiamo Idee di Valore, FNSI, UsigRai, StationToStation.

L'udienza di martedì sarà incentrata sulla memoria difensiva che stanno mettendo a punto i legali di Zaki, legati alla ong Iniziativa egiziana per i diritti personali, (Eipr), per cui il giovane ricercatore lavorava come ricercatore.

Il giudice - oltre ad eventualmente replicare alla memoria nel corso della seduta - potrà decidere se aggiornare ancora l'udienza o pronunciare una sentenza di condanna o assoluzione, hanno previsto gli attivisti, avvertendo che "al momento non abbiamo alcuna indicazione per sperare o temere alcuna di queste possibilità in particolare".

Al Cairo inoltre si è appreso che funzionari di alcune Rappresentanze diplomatiche, su richiesta dell'Ambasciata italiana, si recheranno a Mansura in occasione dell'udienza, nell'ambito di un programma europeo di monitoraggio di processi rilevanti per il rispetto dei diritti umani e civili.

Patrick è detenuto, attualmente nel carcere cairota di Tora, dal 7 febbraio 2020, quindi da quasi due anni; dapprima con l'accusa di propaganda sovversiva su internet poi trasformatasi in quella di diffusione di notizie false alla base del processo iniziato il 14 settembre.

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