sabato 9 dicembre 2017
Don Alessandro Palermo ha invitato i fedeli a portare in chiesa, martedì prossimo festa di Santa Lucia. Anche per imparare a convivere bene con la tecnologia
Il parroco benedice i cellulari. Ecco perché

«Gli occhi e lo sguardo vanno educati, protetti, tutelati anche quando guardiamo lo schermo del nostro cellulare. Non è solo una questione di salute (stare troppo con gli occhi fissi su uno schermo può fare male), è anche una questione morale. Cosa guardo? Cosa mi piace guardare? Cosa desidero quando guardo una persona, una sua foto o un suo pensiero? Si può anche peccare con lo sguardo». Ha le idee chiare don Alessandro Palermo, 30enne parroco della chiesa di San Matteo a Marsala nel Trapanese, la più antica della città, autore di una singolare iniziativa.

Ha, infatti, invitato i fedeli a portare in chiesa, per martedì prossimo, i loro telefoni cellulari al fine di benedirli nell’ambito dei festeggiamenti alla vigilia di Santa Lucia. Il prete spiega così la sua iniziativa: «Con l’avvento di Internet e dei social media e con lo sviluppo tecnologico, i cellulari sono diventati importantissimi, li teniamo sempre attaccati a noi».

E siccome in pochissimi «conoscono veramente i limiti e i rischi di questo dispositivo e del suo uso», mancando «a tutti i livelli un’educazione mediale, una formazione a come usare bene il proprio smartphone» ecco la missione che per la prima volta un parroco fa sua: benedirli. «Perché una benedizione può fare bene, non al cellulare ovviamente ma a chi lo usa» spiega il don.

E Santa Lucia cosa c’entra? «Oggi – spiega ancora don Palermo – viviamo immersi e ci muoviamo dentro una rivoluzione digitale, un’era in cui il senso della vista viene esaltato a tutti i livelli. I contenuti visuali (immagini e video) sono quelli più efficaci per comunicare e per far riflettere le persone (anche per evangelizzare). Lucia, già invocata per la protezione della vista e degli occhi, può diventare una speciale guida per un uso corretto dei media digitali». Serve uno sguardo educato, «ecco perché io li voglio benedire».


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