giovedì 23 novembre 2023
La ong italiana Nove Caring Humans ha ottenuto dai taleban l'autorizzazione a riattivare piccoli forni e affidarli alla gestione femminile: uno spiraglio per tornare a lavorare
Un altro forno da riattivare

Un altro forno da riattivare - Nove Caring Humans

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C’è ancora speranza, nell’Afghanistan delle donne cancellate dalla storia. Quelle che non possono più andare a lavorare, nemmeno negli impieghi statali, studiare, uscire e viaggiare da sole, andare in palestra, svolgere attività sportive, lavorare nei centri estetici oppure visitare siti storici. E la speranza di chiama naan, in lingua Dari pane.

A costruirla ha pensato la Ong italiana Nove Caring Humans, tra quelle che hanno contribuito maggiormente alla campagna di Avvenire per lo scorso 8 marzo, e che nelle ultime settimane s’è inventata un nuovo progetto per offrire alle donne afghane la possibilità di ricominciare. Perché nel Paese degli uomini, dove le donne non esistono più, si muore di fame. E il pane, oltre ad essere l’alimento di base del regime alimentare della popolazione, è anche il cibo più economico per sfamarsi.

Uno dei forni da riattivare individuati dal progetto di Nove Caring Humans a Kabul

Uno dei forni da riattivare individuati dal progetto di Nove Caring Humans a Kabul - Nove Caring Humans

Ogni giorno una famiglia media di sette componenti – due genitori e cinque figli – consumano tra 7 e 10 pani da 180 grammi. A colazione si mangia pane con uova o formaggio e del tè, mentre a pranzo il pane accompagna una porzione di melanzane o di patate e a cena viene servito con altre verdure. Non importa chi lo produca e dove.

Ed ecco il ruolo possibile delle donne. “Bread for Women” le coinvolge ad ogni età, dai 30 ad oltre 50 anni: Nove ha appena ottenuto la formale approvazione ministeriale, consentendo alle prime nove donne di produrlo e distribuirlo in tre panetterie attualmente in disuso a Kabul. Si comincia con chi questo lavoro lo faceva prima e ha un minimo di esperienza: le fornaie vengono formate, viene data loro non solo la farina (che nel Paese è diventata oro, con picchi sul prezzo che in alcune regioni hanno toccato un aumento fino al 57%) ma anche le nozioni base di gestione del forno, per imparare a calcolare il margine tra costo delle materie prime, le altre spese da sostenere e il ricavato dalle vendite in modo da riuscire a portare avanti l’attività da sole in futuro.

Un altro forno da riattivare nell'ambito del progetto

Un altro forno da riattivare nell'ambito del progetto - Nove Caring Humans

Un’altra sfida del progetto è quella di trasformare il processo produttivo e ristrutturare le panetterie in un nuovo sistema meno inquinante, offrendo così alle beneficiarie una tutela sanitaria finora inesistente (visto che la maggior parte dei forni in Afghanistan sono ricavati dentro a grotte contigue alle abitazioni, in cui non esiste un impianto di aspirazione efficace e da dove i fumi dannosi rimangono o finiscono tutti dentro casa.

Le donne, naturalmente, «sono felici di avere l’opportunità di rimettersi al lavoro, di poter avere piccole entrate per la propria famiglia e ancor di più di aiutare le vicine di casa distribuendo del pane gratuitamente» spiega Livia Maurizi, coordinatrice dei programmi dell’organizzazione umanitaria, che ha sede a Roma e opera in Afghanistan da 11 anni, una delle poche realtà italiane autorizzata dal governo dei taleban a portare avanti le proprie attività. «Vogliamo continuare a dare spazio alle donne: rispondere ai bisogni di emergenza e dar loro gli strumenti per non arrendersi».

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