lunedì 21 novembre 2022
I dati del report "Questo non è amore", presentato dalla Polizia di Stato per l'omonima campagna di sensibilizzazione, dimostrano l'efficacia degli"ammonimenti"
Violenza domestica

Violenza domestica - Archivio

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«Non possiamo ignorare il grido delle donne vittime di violenza». Sono le parole di Papa Francesco ad aprire l’edizione 2022 della campagna di sensibilizzazione “Questo non è amore” promossa dalla Polizia di Stato per contrastare i fenomeni di femminicidio. Sono «una vigliaccheria e un degrado per tutta l’umanità», secondo il Pontefice, le varie forme di maltrattamento che subiscono molte donne. È rivolto a loro, in primis, l’opuscolo informativo della campagna con dati, storie e numeri utili per difendersi. Difendersi da chi le maltratta, ma anche dalla paura di essere giudicate, dalla vergogna di raccontare la violenza subita o dal timore di restare sole.

A pochi giorni dal 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, la Polizia di Stato vuole ribadire il proprio impegno al loro fianco. L’obiettivo resta quello di arginare il fenomeno, intervenendo «prima che sia troppo tardi», ha detto il capo della Polizia, direttore generale della Pubblica sicurezza, Lamberto Giannini, in occasione della presentazione (sabato scorso, a Pietra Ligure), dell'edizione 2022 del report informativo. «L’investimento continuo nella formazione di tutti gli operatori», ha aggiunto Giannini, consente di «intercettare le condizioni di sofferenza delle donne e dei loro figli in modo da riuscire a mettere in campo tutti gli strumenti di intervento a disposizione».

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I dati della violenza nel 2022

Il femminicidio è l’apice della spirale di violenza che, spesso, si alimenta nello stesso ambiente domestico. Ma prima di perdere la vita, sono 86 le donne che ogni giorno sono vittime di reati in Italia: un numero di ben quattro volte superiore alle vittime di sesso maschile. Inoltre, nel 35% dei casi gli episodi di maltrattamenti, di violenza sessuale e di stalking avvengono per mano del proprio convivente.

Nei primi sei mesi del 2022 sono state 61 le donne vittime di omicidi volontari. Di queste, il 34% (pari a 21 donne) sono definibili femminicidi intesi, secondo la convenzione di Instanbul, come omicidi in cui le vittime sono «donne uccise in quanto donne», perché hanno messo in discussione il loro ruolo nella società o in famiglia. Il 38% delle vittime aveva figli piccoli. Mentre, per quanto riguarda l’autore del reato, si tratta del marito o del convivente nel 56% dei casi, del figlio o del genitore (19%), dell’ex marito (13%), del fidanzato o dell'ex compagno (12%).

Aumentano gli ammonimenti delle Questure

Rispetto al primo semestre del 2021, i femminicidi in Italia sono diminuiti del 26,1%. Il dato non è solo rincuorante (per quanto possa), ma è significativo perché nello stesso periodo (gennaio-giugno 2022) sono aumentati gli ammonimenti. Si tratta della «misura amministrativa che dà potestà al Questore di incidere in modo rapido sulla pericolosità delle persone che agiscono in situazioni di violenza domestica o di atti persecutori», spiega il Prefetto Francesco Messina, direttore della centrale Anticrimine della Polizia di Stato. Secondo i dati, nei primi sei mesi del 2022, sono raddoppiati gli ammonimenti per violenza domestica e, nel 70% dei casi, il soggetto ammonito era un partner o ex partner. Dal 2020 ad oggi, poi, sono stati oltre 7.500 i soggetti a cui è stato notificato l'ammonimento per violenza domestica o per atti persecutori. E solo uno di questi si è successivamente reso autore di femminicidio, a dimostrazione che la misura preventiva gioca un ruolo decisivo nel bloccare il ciclo della violenza.

I dati sull'efficacia dell'ammonimento

I dati sull'efficacia dell'ammonimento - "Questo non è amore", report Polizia di Stato

Questo avviene soprattutto nelle 54 Questure (il 47% del totale) in cui è operativo il protocollo Zeus che consente, dopo la notifica dell’ammonimento, di offrire al destinatario la possibilità di intraprendere un percorso di recupero, finalizzato a far maturare nell'interessato la consapevolezza del disvalore del proprio comportamento attraverso l’aiuto dei professionisti dei Centri dedicati agli autori di comportamenti violenti o persecutori. Inoltre, alcuni di questi protocolli prevedono ulteriori strumenti di prevenzione che permettono di intervenire in anticipo sulle situazioni considerate più pericolose. In tali casi, infatti, le Divisioni Anticrimmine delle Questure e i Centri per il recupero dei maltrattanti possono condurre un monitoraggio congiunto sulla persona interessata per poi mettere le forze del’ordine nelle condizioni di adottare le iniziative necessarie per prevenire la commissione di gravi reati, come la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza oppure l'attivazione di servizi di vigilanza specifici per le donne in pericolo.

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