venerdì 17 gennaio 2014
​Si è spento a 91 anni il leggendario Hiroo Onoda. Per trent'anni rimase su un'isolda delle Filippine convinto che la seconda guerra mondiale fosse ancora in corso.
COMMENTA E CONDIVIDI
La parola arrendersi sicuramente non rientrava nel suo vocabolario. Tenace sino all'inverosimile. Ha resistito trent'anni nell'isola filippina di Lubang prima di venire arrestato e convincersi che la seconda guerra mondiale era finita e il Giappone aveva perso. Hiroo Onoda, il leggendario ultimo soldato dell'esercio imperiale giapponese, è morto ieri pomeriggio all'età di 91 anni per un infarto in un ospedale di Tokyo. Una tempra d'acciao, insomma, messa a dura prova dai trent'anni in cui ha vissuto nella giungla filippina, continuando a nascondersi da un nemico immaginario. Dopo l'arresto nessuno riuscì a convincerlo che l'esercito imperiale era stato definitivamente sconfitto: soltanto con l'intervento del suo ex comandante, che gli ordinò di deporre le armi, Onoda decise di porre fine alla sua guerra. Distaccato nelle Filippine nel 1944 Onoda sopravvisse, con altri tre commilitoni, ai bombardamenti e agli attacchi delle truppe Usa e alleate: sempre all'oscuro della sconfitta nipponica, uno dei militari lasciò il gruppo nel 1949 e si arrese volontariamente. La diplomazia giapponese, informata di quanto accaduto, decise di cominciare a muoversi per il recupero dei superstiti. Tuttavia, altri due morirono dopo scontri a fuoco con gli abitanti dell'isola, lasciando Onoda come unico sopravvissuto: a marzo del 1974, dopo l'arresto e la chiusura della "sua guerra", il tenente fu ricevuto con tutti gli onori dal presidente filippino Ferdinando Marcos, in compagnia della moglie Imedla. Rientrato in patria fu accolto come un eroe ma decise di trasferirsi in Brasile dove si sposò e gestì una piantagione con successo. Nel 1984 decise di tornare in Giappone dove ha vissuto altri vent'anni: "vorrei morire lì" aveva detto.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: