giovedì 18 gennaio 2018
Sette gli operai soccorsi, ma uno in gravissime condizioni non ce l'ha fatta. Le primi indagini sulla dinamica della tragedia: «Qualcosa non ha funzionato nei controlli». Proclamato il lutto cittadino
Incidente in fabbrica, salgono a 4 i morti. Si indaga per omicidio colposo

È morto anche l'operaio ricoverato in ospedale dopo il gravissimo incidente sul lavoro avvenuto all'azienda Lamina di Milano. Le vittime sono quindi 4. A nulla sono serviti i tentativi disperati dei medici del San Raffaele di salvargli la vita. L'intossicazione da azoto ha minato il suo fisico. Alle 13.30 di oggi, giovedì, è stata dichiarata la morte cerebrale dell'operaio, Giancarlo Barbieri, 62 anni.

Il procuratore aggiunto di Milano Tiziana Siciliano e il pm Gaetano Ruta hanno aperto un'inchiesta per omicidio colposo sull'incidente avvenuto martedì 16 dicembre alla Lamina di Milano, costato la vita a tre persone mentre una quarta è ancora ricoverata in gravi condizioni. Qualcosa sicuramente non ha funzionato, nei sistemi di controllo e di sicurezza o nelle procedure, ma «non ci sono ancora evidenze investigative tali da poter dire cosa», hanno spiegato già a sera gli investigatori, e nemmeno l'ipotesi, circolata nelle ultime ore, di una disfunzione del sistema di allarme trova al momento riscontri. Quello che è certo è che per una perdita di gas, con tutta probabilità azoto, tre operai hanno perso la vita in un'azienda che lavora acciaio e materiali ferrosi in via Rho, alla periferia nord del capoluogo lombardo.

Una quarta persona si trova ricoverata all’ospedale San Raffele di Milano in condizioni critiche, altri tre (tra cui un vigile del fuoco) sono fuori pericolo. In tutto sono quindi sette le persone coinvolte. Secondo una prima ricostruzione, poco prima delle 16.50 uno dei responsabili della produzione, Arrigo Barbieri, di 58 anni insieme a un elettricista di 43 anni, Marco Santamaria, dipendente non della Lamina, ma dell’azienda austriaca che ha costruito l’impianto, stavano controllando la vasca (il basamento) di uno dei forni, quando sono svenuti, perdendo la vita poco dopo il trasporto in ospedale. Giuseppe Setzu, un operaio di 49 anni anch’esso poi deceduto in ospedale, è sceso nella buca per tentare di prestare soccorso insieme al fratello di Arrigo, Giancarlo Barbieri, 62 anni, ricoverato all’ospedale San Raffaele in condizioni critiche. Sono intervenuti altri due dipendenti, Alfonso Giocondo e Giampiero Costantino, di 48 e 45 anni, gli unici ad esserne usciti senza gravi conseguenze (sono stati dichiarati fuori pericolo) insieme al soccorritore dei vigili del fuoco, in ospedale per accertamenti.

«Un mio collega ha gridato perché ha visto un uomo a terra. Seguendo la procedura, sono uscito per aspettare i soccorsi». È il racconto drammatico di Pasquale Arcamone, uno degli operai. Le indagini sono effettuate dai carabinieri del comando provinciale di Milano. L’azienda è stata posta sotto sequestro dalla magistratura, il sindaco di Milano Beppe Sala ha proclamato il lutto cittadino.

Un mazzo di fiori lasciato da alcuni residenti della zona davanti all'ingresso della fabbrica Lamina di Milano, dove sono morti intossicati sul lavoro 3 operai

Un mazzo di fiori lasciato da alcuni residenti della zona davanti all'ingresso della fabbrica Lamina di Milano, dove sono morti intossicati sul lavoro 3 operai

La vasca e l'allarme che non avrebbe funzionato

La cosiddetta vasca è un pozzo di alcuni metri di diametro rivestito di materiale refrattario dove vengono poi collocati i forni (due), detti anche campane, che sono utilizzati per scaldare le bobine di metallo a 900 gradi. Acciaio e titanio non vengono fusi, sono resi malleabili prima del taglio e della laminazione. I forni sono alimentati con azoto liquido e metano. È anche possibile che i tecnici si siano resi conto di un malfunzionamento. La settimana scorsa era stata fatta una prova generale dell’impianto di allarme, che rileva la fuoriuscita di gas, e tutto funzionava regolarmente, secondo quanto hanno raccontato gli operai (una ventina; trenta in tutto i dipendenti). Ieri invece l’allarme non ha funzionato, ma non è escluso che sia stato disattivato apposta per l’intervento. «Sono in questa azienda da 28 anni e non è mai successo nulla. L’azienda è sempre stata attenta alla salute, non capisco come sia potuto accadere» ricorda ancora Arcamone, della Rsu.

Gli infortuni in crescita

Infortuni sul lavoro e morti, d'altronde, sono tornati a crescere. Sui numeri del fenomeno l'Associazione nazionale lavoratori mutilati e invalidi (Anmil) appena prima di Natale aveva fatto suonare un campanello d'allarme: se negli anni della crisi, infatti, s'era assistito a un forte calo di infortuni e vittime sul lavoro, nel 2015 e 2016 a seguito dei primi segnali di ripresa produttiva quel calo ha cominciato a dare segni di un sensibile rallentamento finché proprio quest'anno ha iniziato, già dai primi mesi, una crescita via via più consistente. In particolare sulla base dei primi undici mesi del 2017, rilevati dall'Open Data dell'Inail, gli infortuni sul lavoro
sono aumentati dello 0,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (che in numeri assoluti significa circa 2.000 in più). E l'incremento era stato molto più sostenuto nei mesi precedenti, sfiorando addirittura il +2%. Un aumento così, per esser chiari, non si osservava da 25 anni.

«Sugli infortuni sul lavoro è possibile invertire la tendenza ma servono più investimenti e più ispettori del lavoro». Così il segretario confederale Cgil, Maurizio Landini. «La sicurezza non deve più essere considerata un costo ma un investimento sulla qualità del lavoro» ha aggiunto prima dell'incontro sull'Ilva di Genova facendo notare come nonostante la crisi e la riduzione delle ore lavorate gli incidenti sul lavoro e quelli mortali risultino in crescita. «Ci si riempie la bocca sulle potenzialità delle innovazioni tecnologiche mentre in realtà siamo in presenza di una cultura inadeguata", prosegue sollecitando l'assunzione di nuovi ispettori al
momento "sotto organico e depotenziati».

Intanto è intervenuto il sindaco di Milano Beppe Sala: «Intendo fare tre cose - ha detto a margine dell'inaugurazione di un nuovo campus -. La prima è proclamare il lutto cittadino, poi ho chiesto all'assessore alla Sicurezza, Carmela Rozza, di incontrare le famiglie. Infine contatterò il prefetto perché credo che sia utile convocare un tavolo molto operativo e non retorico, con tutti gli enti che possono dare il loro contributo, come ad esempio i sindacati, l'Inail, per rafforzare i controlli preventivi. Me lo hanno chiesto anche i sindacati che ho sentito questa mattina - ha concluso -, questa dovrà essere un'altra leva da attivare».

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha definito «Terribile l’incidente sul lavoro di Milano», ricordando con «un pensiero commosso» le vittime, i feriti e le famiglie.

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