giovedì 9 marzo 2017
Il presidente della Repubblica parla con Civiltà cattolica: il fenomeno non si può rimuovere e vanno accolti anche i migranti economici. "L'Italia ha più energie positive di quanto appare"
Mattarella insieme al direttore del quindicinale dei Gesuiti romani, padre Antonio Spadaro

Mattarella insieme al direttore del quindicinale dei Gesuiti romani, padre Antonio Spadaro

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In occasione della pubblicazione del fascicolo 4.000 della rivista, il Capo dello Stato ha voluto ricevere al Quirinale il Collegio degli scrittori de La Civiltà Cattolica, accompagnati dal Superiore generale della Compagnia di Gesù, padre Arturo Sosa. La nostra è la più antica rivista culturale d’Italia, fondata nel 1850 e ha accompagnato la storia del nostro Paese. Ricordo quando il 1° giugno scorso chiesi personalmente al presidente Sergio Mattarella di poter ricevere il Collegio degli scrittori per celebrare l’evento. Gli chiesi di avere con noi una conversazione su temi impegnativi da pubblicare sulla rivista. Ricordo anche la sua risposta e il modo in cui me l’ha data: un «sì» cordiale, profondo, segno di familiarità con la rivista e di interesse per una interlocuzione non formale con noi. Abbiamo controllato i nostri schedari: appare abbonato sin da quando abbiamo cominciato a raccoglierli, cioè dagli inizi degli anni Ottanta. Ci ha spiegato che già suo padre era abbonato. Così ci ha dato appuntamento il 16 febbraio scorso. Ci siamo presentati al Quirinale alle 15.30. Siamo usciti alle 17.30. Siamo stati accolti nella sala del cinema dove c’è un tavolo ovale grande ma non troppo, perfetto per una conversazione che coinvolgesse noi gesuiti - in tutto 11 - e il Presidente. I microfoni sono serviti solamente per registrare la conversazione. Nel colloquio - adesso pubblicato sul quaderno numero 4002 in uscita sabato 11 marzo e integralmente disponibile online, sul sito www.laciviltacattolica.it - il Presidente ha affrontato molte questioni: dalla situazione dei giovani in Italia alla epocale sfida posta dai movimenti migratori; dal futuro dell’Europa al ruolo della Rete nella formazione del consenso politico e anche la sua formazione. Ha posto in evidenza il ruolo di leader morale che va sempre più assumendo papa Francesco, «certamente un punto di riferimento», soprattutto perché «appare credibile e ispira fiducia». Al termine del colloquio, il presidente Mattarella ha ricordato il suo periodo giovanile «negli anni del Concilio» e che «questo ha influito molto» nella sua formazione: «Vedere la Chiesa che si apriva, che parlava al mondo e chiedeva al mondo anche risposte è stata un’esperienza affascinante». «In questi anni di papa Francesco - ha aggiunto - si sta riproponendo la freschezza che il Concilio aveva lanciato». Invitando i giovani a riconquistare la consapevolezza di questo impegno, il presidente Mattarella ha citato la lettera di un ventenne della Resistenza condannato a morte, il quale, la sera prima di essere fucilato dai nazifascisti, scrive ai genitori: «Tutto questo avviene perché voi un giorno non avete più voluto saperne di politica».

Pubblichiamo, per gentile concessione della direzione de La Civiltà Cattolica, ampi stralci dell’intervista che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso alla rivista in occasione della pubblicazione del numero 4mila.

GIOVANI E POLITICA «Riscoprire la casa comune di cui parlava Moro»

«L’esigenza di avvertire il senso di comunità in cui si è collocati nel nostro Paese è una componente essenziale della vita. Nel nostro Paese questa consapevolezza emerge in momenti significativi: la Costituente è stato uno di questi, e mi viene in mente l’espressione di Aldo Moro sulla Costituzione come 'casa comune degli italiani'. Anche nel rifiuto e nel contrasto nei confronti del terrorismo è emerso il senso di comunità. Esso emerge sempre nelle occasioni di calamità naturali, come negli ultimi mesi in occasione dei terremoti violenti che hanno devastato tanti luoghi del Centro Italia. Il problema è come far sì che questo senso di comunità venga vissuto nella normalità. In realtà il nostro Paese è migliore di come appare, è pieno di energie positive di tante persone che si impegnano, e non soltanto si preoccupano di ciò che si chiama 'bene comune', ma si fanno carico anche di chi è in difficoltà e delle esigenze degli altri».

«Bene l’impegno sociale, ma necessario anche quello politico»

«N on soltanto c’è la consapevolezza dell’esigenza di garantire ai giovani una certezza di prospettive, ma che si avverte anche l’esigenza che si impegnino in maniera attiva nella vita istituzionale e politica. Tra le lettere dei condannati a morte della Resistenza c’è n’è una molto bella di un giovane di neanche vent’anni, il quale, la sera prima di essere fucilato dai nazifascisti, scrive ai genitori: «Tutto questo avviene perché voi un giorno non avete più voluto saperne di politica». Assistiamo oggi, spesso, in un ampio ambito di giovani, a una sorta di rifiuto dell’impegno politico, mentre è molto più ampio l’impegno sociale. Ma quello politico è necessario, anche per divenire essi stessi protagonisti delle scelte che li riguardano».

L’EUROPA DEI VALORI «Ha permesso 60 anni di pace, integrazione bene incommensurabile»

«N on viene, alle volte, adeguatamente rammentato che, dopo due guerre mondiali devastanti nate in Europa, dopo gli stermini di massa provocati da fanatismi nazionalistici, da rivalità e contrasti di interessi economici, alcuni statisti illuminati - e i loro popoli che allora li hanno seguiti - hanno scelto la strada della collaborazione e dello sviluppo in comune. Tutto questo ha comportato decenni di pace e di benessere crescente mai verificatosi in Europa nel corso della storia. Questo valore è incommensurabile. Non c’è difetto dell’Unione Europea, non c’è carenza nel suo modo di essere e di vivere che possa giustificare il ritorno alle rivalità, alla diffidenza, ai contrasti e al pericolo che si ritorni a quello che abbiamo voluto lasciarci alle spalle oltre mezzo secolo addietro».

IL PAPA E I POPOLI MIGRANTI «Francesco punto di riferimento in un mondo cambiato»

«M i viene da sorridere ricordando che, dopo il crollo del sistema sovietico e la fine del mondo bipolare, per un decennio si sia pensato che l’equilibrio del mondo si esaurisse intorno agli Stati Uniti e alla Nato. Questa illusione è durata una decina d’anni, fino al 2001. Poi il terrorismo internazionale, le tante crisi e le molte guerre sparse in vari continenti hanno reso evidente che il mondo è entrato in una fase ignota, nuova, che richiede nuove analisi. Papa Francesco è certamente un punto di riferimento, e la parte svolta nel mutamento delle relazioni tra Stati Uniti e Cuba, i suoi richiami all’Unione Europea fatti con molta franchezza anche opportunamente rudi in qualche passaggio -, sia nel discorso per il premio Carlomagno, sia in quello al Parlamento europeo, sono la dimostrazione di quanto egli rappresenti un punto di riferimento. Lo è perché è amato, in misura molto ampia, non soltanto da credenti, ma anche da non credenti; perché appare credibile e ispira fiducia».

«Valutare con attenzione la richiesta di un gesto di clemenza»

«H o ricevuto, come tutti i capi di Stato con cui la Santa Sede ha relazioni, la recente lettera di papa Francesco in cui chiede di valutare la possibilità di atti di clemenza, di valutare le condizioni dei reclusi e attenuare la gravità delle loro condizioni. È un messaggio di particolare rilievo, da tenere in gran conto, perché coglie l’aspetto più importante della punizione che lo Stato infligge a chi ha commesso reati: quello della rieducazione e del recupero dei condannati».

«Migrazioni fenomeno epocale. Serve integrazione, non ghetti»

«Nel 2015 vi sono stati, tra gli europei, più morti che nuovi nati. In alcuni Paesi africani e asiatici l’età media è tra diciotto e vent’anni. In più, i mezzi di comunicazione di oggi offrono una conoscenza immediata e reale delle condizioni di vita nei diversi continenti. È diventato, inoltre, possibile per tutti viaggiare, anche se per molti - come sappiamo - a costo di sofferenze e di grandi pericoli. Quello migratorio è un fenomeno che non è possibile rimuovere. Occorre distinguere anzitutto tra i profughi e i migranti per soli motivi economici, che meritano, comunque, rispetto anch’essi, perché sono spesso persone che fuggono da condizioni di sopravvivenza insostenibili. Altro problema delicato è quello dei minori. Sono tanti non accompagnati. Un fenomeno allarmante. L’Italia ha chiesto all’Unione Europea di adottare quello che è stato chiamato il migration compact, un progetto di collaborazione con i Paesi africani da cui partono e transitano i profughi, destinandovi molte risorse finanziarie, anche a costo di qualche sacrificio dei Paesi europei, perché soltanto migliorando le condizioni di vita nei Paesi da cui nasce il flusso migratorio questo fenomeno può essere regolato in maniera più ordinata. Perché nessuno lascerebbe la propria casa, la propria terra, se vi potesse vivere in tranquillità con i propri familiari. Inoltre bisogna organizzare in Europa, in maniera più intelligente, l’accoglienza e l’integrazione. È necessario evitare alcuni errori: quello di consentire che si creino ambienti, luoghi di emarginazione, ghetti per gli immigrati e per le successive generazioni, che li facciano sentire emarginati dalla società. Quella di non parlare più di 'seconda generazione di immigrati', ma di 'italiani di altra origine', è una scelta coraggiosa, aderente alla realtà, ed è anche il modo di evitare che si creino delle sacche di emarginazione che sono ingiuste, ma sono anche foriere di pericoli.

TERRORISMO E FEDE RELIGIOSA «I nostri apparati di sicurezza meriterebbero più gratitudine»

«I nostri organismi di polizia e di informazione lavorano con molta capacità e con molto impegno. Li ho sempre ringraziati per l’azione preventiva che viene fatta e che non viene conosciuta, non emerge, non si vede, non viene narrata, ma è quella più importante e preziosa. Detto questo, comunque, il pericolo permane. Anche l’Italia ha ricevuto minacce, Roma particolarmente. Si dimentica anche, sovente, che la gran parte delle vittime di questi crudeli attentati nel mondo è musulmana. Quindi non si deve commettere l’errore di regalare ai terroristi una sorta di etichetta di «guerra di religione» o di motivo religioso. La Rete? Anch’io e quindi ne apprezzo tutti i vantaggi. Talvolta assistiamo al paradosso della Rete che provoca un effetto del tutto contrario a quello che, secondo logica, dovrebbe consentire, e cioè l’aumento delle relazioni.

«Io giovane di Ac in Piazza San Pietro, segnato dal Concilio»

«Erano gli anni in cui ero universitario e nella Gioventù cattolica della diocesi di Roma mi occupavo del Movimento degli studenti. Vedere la Chiesa che si apriva, che parlava al mondo e chiedeva al mondo anche risposte è stata un’esperienza affascinante. Gli anni del Concilio sono stati per me determinanti: incontrare tanti Padri conciliari, di tante parti del mondo, è stata un’esperienza che non dimentico. C’è una cosa che non rimuovo dai miei ricordi: a metà del Concilio è morto papa Giovanni. Il pomeriggio che ha preceduto la sua morte si è celebrata sul sagrato di San Pietro una Messa per lui. Noi giovani di Azione Cattolica di Roma avevamo contribuito ad organizzarla e ci trovavamo sul sagrato. Quando alla fine della Messa la gente stava defluendo, ha iniziato a diffondersi la notizia della morte del Papa. Ho sempre pensato che papa Giovanni fosse morto mentre in piazza, alla fine della celebrazione, si cantava l’Ubi caritas et amor, che in fondo era la cifra del suo magistero, del suo pontificato».

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