lunedì 24 luglio 2023
La premier italiana ha sostenuto la campagna di «Santi» Abascal. Ora il dilemma del riposizionamento europeo. Renzi la stuzzica: «Giorgia, la senti questa vox?»
Comizio di Vox del 13 luglio

Comizio di Vox del 13 luglio - Epa/Biel

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Appena 11 giorni fa, Giorgia Meloni si è collegata con Valencia per uno degli ultimi appuntamenti di Vox e dell'amico «Santi» Abascal per dire che anche in Spagna stava arrivando «il tempo dei patrioti». E venerdì scorso, all'ultimo comizio dell'ultradestra spagnola, sullo schermo dietro il palco scorrevano, applauditissime, le immagini della premier italiana. D'altra parte, nell'ascesa politica della leader Fdi una data è cerchiata in rosso: l'11 ottobre 2021, a Madrid, proprio al Congresso di Vox, Meloni ripropose in spagnolo il suo tormentone «sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana». Insomma, l'investimento emotivo e politico di Meloni su Vox è indiscutibile. E il risultato di Abascal alle politiche spagnole doveva essere il primo tassello - il secondo, in autunno, le elezioni polacche e il risultato dell'amico e alleato Morawiecki - per la nascita di un'eventuale alleanza di centrodestra (Ppe+Conservatori) anche in Europa in grado di soppiantare la "maggioranza Ursula" composta da popolari, socialisti, liberali e verdi.

La missione di per sé è già arditissima. E il fatto che l'asse spagnolo Pp+Vox non abbia i numeri per governare in autonomia rappresenta una battuta d'arresto nel progetto dei Conservatori europei guidati dalla premier italiana. Probabilmente, il progetto andrà rivisto, rivisitato, e non senza danni e conseguenze sia nelle alleanze a Bruxelles sia negli equilibri interni alla maggioranza. L'Eurovoto è dietro l'angolo, a giugno 2024. Le scelte si impongono: continuare sulla strada intrapresa, cercando di portare dentro la futura nuova maggioranza europea anche formazioni di estrema destra sulle quale però pende il veto di mezzo Ppe e dei liberali macroniani di Renew. Oppure avvicinarsi progressivamente ai popolari europei, lasciando qualche vecchio amico per strada e provando a fare una trattativa ad hoc per la "riabilitazione" dell'alleato italiano Salvini, nella prospettiva di accettare anche forme di collaborazione con i socialisti. Una scelta che ha a che fare anche con i contenuti: proprio nell'ultimo intervento elettorale a favore di Vox, Meloni si era scagliata contro il «fondamentalismo ecologico», in coerenza con i voti delle destre italiane nelle ultime sedute dell'Europarlamento.

Dal quartier generale di Fdi e da Palazzo Chigi per lunghe ore si predilige il silenzio, sul risultato di Vox. Solo nel primissimo pomeriggio si dà conto di una telefonata nella notte tra domenica e lunedì di Giorgia Meloni al presidente di Vox, Santiago Abascal Conde. La nota informale della presidenza del Consiglio è scarna, serve solo a dire che, in qualità di presidente dei Conservatori europei, la premier non abbandona i suoi alleati e chi fa parte dell'eurogruppo. La telefonata all'«amico e alleato» è stata «lunga e cordiale», come si dice in questi caso. Nemmeno un accenno di analisi politica.

Allo stesso modo, bisogna attendere molte ore prima di un pronunciamento ufficiale da parte della segreteria del Pd, che a caldo ha fatto filtrare commenti informali. Il senso: il vento sta cambiando. Solo dopo che Pedro Sanchez ha mostrato la volontà di non riportare il Paese alle urne, la leader dem Elly Schlein interviene: «Premiato il coraggio di Pedro, hanno ribaltato un esito che sembrava già scritto. I veri sconfitti sono i nazionalisti di estrema destra di Vox, cresce molto il Pp ma fallisce il suo progetto di ottenere la maggioranza con Vox. E' la dimostrazione che l'onda nera si può fermare quando non si punta ad alimentare le paure ma a risolvere i problemi concreti, aumentando il salario minimo e limitando i contratti a termine». L'opposizione interna a Schlein è stata invece più loquace sin dalle prime ore successive all'ufficializzazione dei risultati spagnoli: «Applausi a Pedro Sanchez - dice il governatore dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini, sconfitto alle primarie da Elly Schlein -, ha sbagliato praticamente nulla, sovvertito i pronostici e dimostrato che si può contrastare la destra, nonostante un forte vento a lei favorevole che spira in Europa. C'è futuro per una sinistra riformista e radicale allo stesso tempo, con cultura di governo. Ha perso la destra estrema di Vox, alleata di Meloni, e pure questa è una buona notizia». Dopo di lui, in diversi della minoranza dem prendono la parola. La tesi la stessa: si vince mettendo insieme moderati, riformisti e radicali, ma presentando una proposta di governo. Insomma: un messaggio a Schlein su alleanze e linea politica.

In silenzio nelle prime ore anche M5s, che ha un grosso problema, che si trascina da tempo, di posizionamento europeo. Poi, quando Sanchez si mostra più sicuro sui prossimi passi, il leader Giuseppe Conte si sbottona: «Esprimo soddisfazione per la tenuta delle forze progressiste che hanno fatto del salario minimo, della difesa dei diritti del lavoro, della lotta al precariato e della transizione ecologica gli assi portanti della propria agenda politica. Il dato più chiaro è però la sconfitta, netta ed inequivocabile, dell'estrema destra di Vox. La disfatta di Santiago Abascal segna la sconfitta di un modello politico di stampo reazionario. Il bluff delle destre è svelato. In vista delle elezioni del Parlamento europeo del giugno 2024, alle forze progressiste spetta il compito di garantire ai cittadini italiani, spagnoli ed europei un'alternativa di governo credibile e pragmatica».

Mentre si sono mostrati subito scatenati i partiti di centro. «Meloni, la senti questa vox?», scherza Matteo Renzi, leader Iv, secondo il quale il risultato spagnolo conferma che le prossime elezioni europee «si vincono al centro». Anche il capo di Azione, Carlo Calenda, si dice «contento» della sconfitta di Vox ma anche preoccupato per il muro che separa centrodestra e centrosinistra, con rischi di ingovernabilità come in Spagna. Si sbilancia invece Angelo Bonelli, leader dei Verdi: «Il sostegno di Giorgia Meloni non ha portato bene a Vox che perde 19 seggi. La sconfitta dei sovranisti e negazionisti climatici è una buona notizia insieme allo straordinario risultato di Sumar con Yolanda Diaz che ha tenuto insieme la giustizia sociale e quella ambientale».

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