sabato 6 luglio 2019
Il veliero è ancora a 12 miglia da Lampedusa in uno stallo infinito. Critiche le condizioni igienico-sanitarie a bordo
I migranti a bordo della Alex & co. (AP)

I migranti a bordo della Alex & co. (AP)

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Il braccio di ferro tra Malta e Italia versus Mediterranea è finito in nulla di fatto. E Lampedusa è tornata a essere l'unica via percorribile soprattutto per le condizioni igieniche sanitarie al limite a bordo della Alex & co. Nessuna garanzia sullo sbarco in acque internazionali e nessun rifornimento di acqua dolce portato a bordo della Alex & co: sono due dei nodi su cui è saltato il banco della trattativa nella notte per lo sbarco a Malta, opzione a questo punto accantonata da Mediterranea che ha fatto nuovamente richiesta di un porto sicuro alla centrale operativa di Roma: il più vicino, ossia Lampedusa che si trova solo a 12 miglia.

Sono andati avanti tutta la notte gli scambi di mail tra Mediterranea, che viene rimbalzata dalle centrali marittime l'Rcc Malta e l'Mrcc Roma. Di fatto dopo che Mediterranea aveva accettato La Valletta come porto sicuro, pur considerando assurdo non ricevere l'autorizzazione a sbarcare nel porto sicuro più vicino, cioè Lampedusa, tutto si è ribaltato di nuovo quando da un articolo dell'Huffington Post si sono appresi le dichiarazioni del ministro Salvini sul fatto che a Malta avrebbero tutti rischiato l'arresto.

A bordo la richiesta di sbarco dei migranti in acque internazionali e la garanzia che la Alex & co e il suo equipaggio non fossero sottoposti a misure coercitive sono state spiegate così: "Da Italiani non vogliamo essere sottoposti al regime di un Paese straniero che in passato ha sequestrato le navi della società civile senza alcuna procedura di trasparenza - spiega Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea a bordo di Alex & co -. Questo non significa affatto cercare impunità, perché cerca impunità chi ha commesso dei reati, e non è questo il nostro caso".

Il piano proposto dunque dall'Mrcc Roma di essere scortati da due motovedette italiane viene interpretato a bordo di Mediterranea come una "trappola" del Viminale per incastrare i soccorritori italiani. E ancora di più lo sembra quando l'Mrcc Malta, che dapprima via mail aveva dato garanzie sullo sbarco dei migranti in acque internazionale, in seguito ha ribaltato la sua risposta: precisando che la richiesta sul fatto che il trasbordo delle persone soccorse avvenisse in acque internazionali, e non nel porto della Valletta, non fosse di competenza del Rcc ma di altre autorità. Un cambio troppo repentino che ha convinto Mediterranea a fare un passo indietro sull'accordo che li avrebbe portati verso Malta. Soluzione di fatto impraticabile per le sicurezza di tutte le persone a bordo, migranti ed equipaggio.

Intanto si apre un nuovo fronte: anche "Alan Kurdi", la nave della ong tedesca Sea Eye, si trova al largo di Lampedusa, appena fuori
dalle acque italiane. A
bordo 65 migranti soccorsi nei giorni scorsi. Anche a loro è stato notificato dalla Guardia di finanza il divieto d'ingresso, ma questa mattina il comandante ha chiesto urgentemente accesso al porto per la situazione a bordo e ha spiegato che in Germania 70 città hanno dato disponibilità ad accogliere i migranti soccorsi.

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