venerdì 3 novembre 2017
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato la legge di riforma del sistema elettorale che era definitivamente stata approvata al Senato il 26 ottobre 2017
Mattarella firma il Rosatellum: è legge

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato la legge di riforma del sistema elettorale. Senza alcuna osservazione, né note di accompagnamento.
Lo si apprende dal sito del Quirinale, che specifica come la legge elettorale appena promulgata sia ancora in attesa di pubblicazione in Gazzetta ufficiale.


Il Rosatellum bis, che prende il nome del capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato, è stato approvato in via definitiva dal Senato lo scorso 26 ottobre.

Come si voterà con il Rosatellum?

Il Rosatellum bis prevede un sistema misto proporzionale-maggioritario, simile al Mattarellum, la legge elettorale in vigore dal 1993 al 2005. Ma "rovesciato", un mix tra maggioritario e proporzionale, dove la quota di proporzionale la fa da padrona: 64% di listini plurinominali a fronte del 36% di collegi uninominali.

La soglia di sbarramento sia per la Camera che per il Senato è al 3% a livello nazionale per le liste, mentre è del 10%, sempre a livello nazionale, per le coalizioni. Sono 231 i seggi alla Camera e 109 quelli al Senato assegnati con i collegi uninominali, dove vince il candidato più votato. Gli altri sono assegnati con il metodo proporzionale.

Le circoscrizioni sono 20 per il Senato e 28 per la Camera. Al governo viene assegnata la delega per ridisegnare i collegi.

All'elettore viene consegnata un'unica scheda, sia per il proporzionale che per il maggioritario. Non viene concesso il voto disgiunto. Una scheda è per la Camera e una per il Senato. Sul frontespizio ci saranno le istruzioni per l'uso: viene spiegato come si vota e come saranno distribuiti i voti. Inoltre su ogni scheda ci sarà un tagliando removibile antifrode, dotato di codice alfanumerico progressivo, che verrà rimosso e conservato dall'ufficio elettorale prima che la scheda venga depositata nell'urna.

C'è la quota di genere (60-40) e la possibilità di un massimo di cinque pluricandidature nei listini proporzionali, ma anche la possibilità per un candidato di presentarsi sia nei collegi uninominali che in quelli plurinominali. Infine, non c'è l'indicazione del "capo della coalizione" - ovvero del candidato premier - né l'obbligo per la coalizione di presentare un programma comune.

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