Intervista. «L'ospitalità dei migranti, i grandi centri favoriscono l'illegalità»


Antonio Maria Mira lunedì 17 luglio 2017
Parla Federico Gelli, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione
Una giovane immigrata sbarca con suo bambino (Fotogramma)

Una giovane immigrata sbarca con suo bambino (Fotogramma)

«Il sistema dell’accoglienza all’interno nei grandi centri non funziona. Favorisce l’illegalità e gli affari delle mafie. E i controlli sono molto carenti». È molto duro il giudizio di Federico Gelli, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione. «Questi centri – sottolinea il deputato del Pd – sono difficilmente gestibili, strutture non adeguate. Ma l’elemento più drammatico è che rendono difficili i processi di integrazione col territorio, di alfabetizzazione, di collaborazione con le comunità locali. Inoltre essendo impegnate risorse economiche molto ingenti sono diventate bocconi interessanti per la criminalità organizzata, direttamente o indirettamente».

Esemplari le vicende di Mineo e Isola di Capo Rizzuto, di cui vi siete occupati.

Per Mineo le nostre conclusioni sono perentorie: deve essere chiuso perché è stato fin dall’origine un coacervo di errori e illegalità. Per questo è estremamente positiva l’attuazione alla lettera degli indirizzi dell’Anac per le gare. Non l’unico gestore che si occupa di tutto e che poi subappalta, ma la suddivisione per lotti: chi si occupa dei pasti, chi delle pulizie, chi dell’alfabetizzazione e dell’animazione.

Sembra che si corra più dietro ai numeri che alla qualità dell’accoglienza.

Purtroppo la qualità dell’accoglienza è inversamente proporzionale alla dimensione della struttura. Tranne pochissimi casi. Su questo la Croce Rossa sta facendo un lavoro straordinario. Così come gli hub provinciali che poi smistano in maniera diffusa sul territorio in centri di piccola dimensione con poche decine di ospiti. Un modello da sostenere.

Ma deve arrivare la magistratura per scoprire le illegalità? E i controlli?

Questo è uno degli argomenti che stiamo seguendo. Crediamo che il lavoro importantissimo di controllo delle prefetture debba essere potenziato. Emerge, infatti, che il problema è stato affidato, quasi scaricato sulle prefetture che si sono organizzate ma con grandi lacune. Un prefetto mi ha detto: «Onorevole mai noi non possiamo fare gli affittacamere». Recentemente abbiamo fatto un incontro con i 10 prefetti della Toscana che si stanno attrezzando con vere e proprie task force con risorse interne ed esterne come Asl, Vigili del fuoco, Gdf, per un monitoraggio frequente delle strutture. Sarebbe auspicabile in tutte le prefetture italiane, soprattutto in quelle di frontiera. Il ministro dell’Interno ha lanciato l’idea della task force nazionale, assumendo 200 professionisti qualificati e competenti, che avranno il compito di viaggiare per l’Italia per monitorare che quanto previsto dai capitolati d’appalto venga rispettato, che le risorse dei cittadini siano spese in maniera idonea, che vengano forniti i servizi previsti, con un livello più che dignitoso. Purtroppo fino a oggi la stragrande maggioranza dei grandi centri non ha dimostrato questa qualità.

Non è un caso che il ministro Minniti abbia ordinato un’ispezione nella prefettura di Crotone per la vicenda del Cara di Isola di Capo Rizzuto.

Non c’è dubbio che lì qualcosa non abbia funzionato.

Il vostro lavoro conferma che la criminalità organizzata non è interessata al traffico dei migranti ma sicuramente lo è all’accoglienza.

È interessata perché la gestione dei centri, soprattutto quelli grandi dove girano milioni di euro, dà potere economico ma anche consenso sul territorio. Poter assumere cento persone per loro è molto importante. E con la carenza di posti di lavoro in certe zone del Paese diventano interlocutori privilegiati.

Poi magari usano i rifugiati dei centri come forza lavoro, in nero, in agricoltura.

È vero schiavismo che abbiamo riscontrato palesemente al Cara di Foggia. Ma ci sono anche forti responsabilità degli imprenditori agricoli che approfittano dei rifugiati in accordo coi caporali.


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