mercoledì 6 febbraio 2019
Il direttore dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale del tempo libero, turismo e sport si rivolge con amicizia allo sportivo colpito alla schiena da un colpo di pistola
Il giovane nuotatore Manuel Bortuzzo (Ansa)

Il giovane nuotatore Manuel Bortuzzo (Ansa)

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Carissimo Manuel,
non avrei mai voluto prendere carta e penna per scriverti in quest’occasione. Ma… non posso non farlo! Forse te lo aspetti tu… o forse se lo aspettano le persone che ti vogliono bene… o chi per te stravedeva mentre attraversavi le vasche piene di sogni, prima che di acqua.

Sì, Manuel, quelle vasche piene di sogni… prosciugate in un istante da una mano sconosciuta che ti ha ferito la vita, prima che il corpo! Una mano che non ha ancora nome, ma che rappresenta tutte quelle mani sporche di sangue che attraversano il nostro Paese bloccando futuri e stendendo sul pavimento le speranze e le gioie più autentiche. Mani che non hanno mai fatto una carezza, ma che da subito sono state allenate all’insignificanza della violenza! Ma io voglio vedere le tue di mani! E mi accorgo che sono fatte di luce! Di quella luce che vedeva bello il tuo domani e che ti hanno portato ad afferrare il bagaglio dei tuoi affetti e lasciare la tua terra per rincorrere un desiderio, quella stella che vedevi ancora mancare nella tua vita: lasciare il segno da campione, spinto dai belli esempi di Greg e Gabriele!

Ora, Manuel, tutto sembra essersi fermato!

Ma quella mano che ti ha bloccato, non può aver scritto l’ultima parola della tua e della nostra vita da sportivi! Quella mano ci ha convinti ancora di più che il male ha una radice… la stupidità! Una stupidità che io, te e tutti gli sportivi italiani vogliamo condannare! Condanniamo quella stupidità che non ragiona, ma che fa della prepotenza la sua legge, perché incapace di metter giù una frase sensata per dire la propria opinione. Condanniamo quella stupidità che si trasforma in violenza… verbale e fisica… perché incapace di aprire le mani e il cuore per stupirsi di tutto il bello di cui questa vita è disseminata. Condanniamo quella stupidità che si traduce in morte perché infangata nella miseria di chi non ha il coraggio di fermarsi, di ospitarsi e di cambiare, scegliendo di sfigurarsi per sempre il domani sulla strada senza senso e senza uscite della vigliaccheria.

Il mondo dello sport, Manuel, non può tacere!

Deve e vuole alzare la voce! Perché la vita per uno sportivo è tutt’altro che stupidità! È possibilità! Possibilità di raccontare talenti che si scoprono compressi nel corpo e nel cuore! Possibilità di sperimentare come dare il meglio di sé fa esplodere la gioia di esserci e di provarsi sempre a vincere una gara, anche quando si perde! Possibilità di dimostrare alle giovani generazioni che la vita è sempre bella e che vale la pena non sciuparla ma viverla fino in cima, nella logica del dono e del perdono o fair play! Possibilità di cancellare dalle pagine di cronaca i fatti di stupidità, per riempirle di sogni realizzati e di punte raggiunte di felicità, anche quando questo ha comportato fatica!

E lo chiedo soprattutto a chi, tuo amico o tua amica, crede nella tua preziosità e unicità! A chi ha condiviso con te la fatica delle vasche e le gioie degli abbracci! È tempo di farti vincere, raccontando a tutti la tua voglia di diventare un campione e testimoniando la bellezza di una vita che non razzola nella stupidità, ma che vola alto in scelte che parlano di impegno, sacrificio, umiltà… gioia! E questo perché tu, amico nostro, non ti senta mai solo, ma sempre sollevato dalla nostra amicizia a provarci ancora a diventare campione… di vita! Ma, forse, lo sei già! Abbiamo solo da imparare!

Gionatan De Marco
direttore dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale del tempo libero, turismo e sport

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